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Franca Rame

Mi è ritornata alla mente come uno scoppio nella testa.

Stavo scrivendo per la puntata di Contame On Air dedicata alla violenza sulle donne, a proposito dello stupro che lei aveva subito e del monologo nel quale lo aveva raccontato con lucida e dettagliata precisione. E mi è apparsa, nitida e luminosa, la sua immagine quando con Dario Fo  entrò nella filiale della Necchi Spa di Piazza della Borsa a Napoli. Lo fecero divertiti, presentandosi con quella risata sonora di Dario e quella travolgente di Franca, chiedendo: si può?

Dovevano essere gli anni settanta, quelli della fine del ciclo espansivo e delle prime crisi aziendali, come della Necchi, un tempo famosa per le sue macchine da cucire, si sarebbe detto Made in Italy. Erano gli anni nei quali da Comitato di Quartiere che faceva il doposcuola ai bambini del vicolo dietro le mura di Santa Chiara stavamo diventando un comitato politico che organizzava i disoccupati e si candidava a dirigere il movimento di lotta per il lavoro a Napoli. Eravamo diventati  “I Banchi Nuovi”, conosciuti, rispettati e temuti da chi ci doveva temere.

Ma non erano venuti lì per la nostra “fama” ma perché chiamati dagli avvocati di Napoli del Soccorso Rosso. E si misero subito a lavorare: a scrivere con noi i dazebao° per la conferenza stampa che avrebbe avuto loro come boccone prelibato e che avrebbe richiamato, perciò, un numero di cronisti molto più elevato di quanti di loro avrebbero dedicato la loro attenzione ad una lotta operaia.

Franca era una donna bella, appariscente e assolutamente consapevole della sua bellezza: la portava con semplicità, senza alcuna forma di arroganza e senza, nemmeno, un filo di ipocrita, falsa modestia.

Era bella ma soprattutto socievole, alla mano, con gli uomini e con le donne e rimaneva sorpresa quando,  prendendo sotto braccio qualcuno di noi ragazzi per fare una partita a carte, ci vedeva arrossire, imbarazzati e intimiditi di tanta immediata confidenza.

Non so, davvero, quanti di noi, ma certamente tanti, si innamorano fin dal primo momento di lei.

A me rimase impresso lo sguardo che Franca posava su Dario, il suo compagno di tutto – di vita, di teatro, di militanza – o mentre lui girava per i decumani sorridendo come un bambino alle giostre, toccando tutto, salutando, fermandosi a scambiare battute o quando una sera, all’improvviso, si mise a recitare, in mezzo a noi sbalorditi ed entusiasti, un brano in grammelot° tratto da Mistero Buffo. Uno sguardo intriso di tenerezza, materno e solidale allo stesso tempo, che lo accompagnava ogni volta che lui si prendeva la scena e lei, che era nata sulle tavole di un teatro, gli faceva spazio quasi con una riverenza devota.

Se adesso penso che mi è capitato, in sorte da questa vita, di essere accanto al respiro di Dario Fo mentre recita, in una stanza piena di fumo e di volti rapiti da un momento che sarebbe stato per ciascuno indimenticabile, mi vengono i brividi.

Certo, lo so. Ho avuto l’enorme fortuna di avere vissuto con passione una vita in mezzo alle passioni e seppure oggi pago, per questo,  il prezzo di sentirmi un alieno in mezzo a una moltitudine di dis-umani, rifarei tutto, ma proprio tutto, pur di vivere quegli istanti, di sentire quei canti, di abbracciare quei corpi, di alzare quella braccia e di stringere la mano ad una grande donna, ad una compagna, ad una persona indimenticabile: lei, Franca Rame.

 

Franca Rame è morta il 29 maggio 2013, nella sua abitazione in corso di Porta Romana a Milano, a 83 anni. È tumulata nella cripta del Famedio del cimitero monumentale di Milano, insieme al marito Dario Fo e a fianco del suo amico Enzo Jannacci.  

(°) dazebao: i giornali murali della tradizione cinese esportati nei movimenti europei del sessantotto

(°) grammelot é un discorso completamente agrammaticale e asemantico, eppure fortemente comunicativo nella sua realizzazione scenica, reso tale grazie alle doti mimiche e vocali dell’attore, costruito sulla imitazione della cadenza e della sonorità di una lingua o di un dialetto, che va a realizzare un discorso, senza però articolare frasi di senso compiuto.

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Published inDonne

Un commento

  1. ERNESTO AUFIERO ERNESTO AUFIERO

    Amico mio, l’invidia è un sentimento che non mi appartiene. A parte qualche caso. Come questo. La coppia Dario Fo e Franca Rame rappresenta la sintesi di tutto quello che un ragazzino di provincia (mai cresciuto) avrebbe voluto raggiungere: l’arte, l’impegno politico, la condivisione, come coppia, di tutto. E tu appassionatamente racconti com’erano, da vicino vicino.
    Poi penso, romanticamente, che se questo lockdown ha generato il nostro Contame On Air, che ha prodotto la bellezza di ricordi e quindi di vita, allora non è stato solo “languore e isolamento”.
    E l’invidia subito si sfarina …

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