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Francesco, fotografo

 

La fotografia

è il lavoro dell’anima

Elliott Erwitt

 

Alle volte sembra che sia la vita a voler aprire la sua strada, segnata: diritta ed angusta, in cerca di ampiezza, intensità e luce. Succede che un incontro richiami una sensibilità innata che stava lì pronta a svegliarsi, e tutto cambia, si mette in movimento, si accettano le sfide più ardue in cerca di una profondità dell’esistenza che dia voce ad una parte di se stessi fino a quel momento afona.

E’ quello che è successo a Francesco Castagna.

La famiglia Castagna abitava in campagna ed i loro figli andavano a scuola a Rovenega che allora era una frazione di Montagnana mentre adesso è poco più di una strada.

Tutta la scuola aveva dieci alunni ed un’unica maestra. Nella fotografia sono ritratti tutti gli alunni di quella scuola “interclasse”: alle loro spalle si scorge il ponte chiamato Delle Bove sul fiume Fratta. Il ponte oggi è abbandonato, coperto da rovi e sterpi mentre per quanto riguarda la scuola, essa c’è ancora sebbene abbia cambiato destinazione: l’edificio è stato acquistato da un gruppo musicale che lo utilizza per farci le prove.

Ma la particolarità di quella scuola è che dei dieci alunni cinque sono i fratelli Castagna ed una sesta – la più grande – studiava a casa con loro e successivamente venne ad abitarci.

Per il resto, però, la Scuola Giovanni Pascoli aveva e faceva tutto quello si richiede ad una scuola: la maestra incontrava le famiglie – che poi erano tre in tutto, essendoci fra gli alunni due coppie di fratelli – la ricreazione si faceva all’aperto tra gli alberi e gli alunni avevano il loro orto dove coltivavano le fragole.

I fratelli Castagna andavano, naturalmente, a scuola insieme percorrendo anche un pezzo di strada sterrato e d’inverno procedevano in fila indiana alle spalle di quello più grande, seguiti dal cane che li accompagnava fino in classe con grande irritazione della preside.

Nonostante vivessero in campagna, il signor Castagna aveva l’abitudine di chiamare ogni anno un fotografo per fare le fotografie a tutta la famiglia. Lui stesso aveva una macchina fotografica, un pezzo storico – una specie di cubo – che adesso fa bella mostra di sé nella vetrina di Francesco.

Con queste premesse, la vita di Francesco ha seguito per anni un copione scontato e prevedibile: diploma di agrotecnico e lavoro in un’azienda agricola, una cooperativa di frutta a Castelbaldo.

All’inizio degli anni ottanta il suo amico più caro, Fulvio Mantoan, gli chiede di dargli una mano per preparare una mostra fotografica e lo convince ad acquistare una macchina fotografica.

E’ la scintilla che accende una sensibilità che Francesco portava dentro di sé inespressa. Nel giro di una settimana “la fotografia non aveva più segreti” per lui.

La passione per la scrittura di luce lo travolge.

Per andare tutte le mattine al lavoro deve passare per Merlara e lì c’è un negozietto di un fotografo dove porta a sviluppare le sue composizioni, i suoi primi ritratti.

Il ritratto è ciò che lui predilige, l’oggetto che più è in grado di esprimere la sua sensibilità artistica e coinvolgere il suo animo romantico.

 ritratto (1996)

Viene a sapere dal proprietario che il negozio è in vendita. Francesco fa il passo ardito verso una vita diversa, più intensa e profonda perché illuminata dalla passione e dall’arte: decide di rilevarlo, pensando anche di cambiare, un giorno, lavoro.

E’ il 1987, dopo un anno difficile, la sua vita comincia volare. Nel 1992 sempre Fulvio, l’amico di una vita, gli dice che dietro casa sua a Montagnana c’è l’occasione di una casa in vendita con un grande vano sulla strada adibito a negozio.

Francesco non esita, adesso si sente forte: compra ed apre la sua bottega di fotografo a Montagnana, realizzando quel sogno che cullava da anni e che, all’inizio, gli era sembrato impossibile.

E va sempre più avanti: si afferma come artista, partecipa ai concorsi nazionali, nel 1996 vince il primo premio per la foto di matrimonio, le sue foto vengono spesso riprese dalle riviste di settore e fanno anche da copertina.

Francesco ha avuto il coraggio di seguire una sensibilità interiore ed ha trovato se stesso.

Anche oggi che la tecnologia si è impossessata dell’arte fotografica, non è cambiato nulla per un fotografo come lui, che ha sensibilità e capacità di catturare l’emozione: “l’importante non è la fotocamera ma l’occhio“°.

 ritratto (2018)

Oggi Francesco è un fotografo affermato, è il “fotografo di Montagnana”, molto noto e richiesto per matrimoni e ritratti, che sono rimasti la sua passione e la sua specialità.

Adesso è il tempo di pensare al futuro e Francesco lo ha già fotografato.

Francesco e la figlia

nell’immagine di copertina: Francesco Castagna fotografato da Fulvio Mantoan

(°) la frase è di Alfred Eisenstaedt

 

Pubblicato inGenerale

2 Commenti

  1. Rita Maria Orlando-Rylko Rita Maria Orlando-Rylko

    Anche io amo i volti, le diversità che offrono, l’attenzione possibile, ricercata per una espressione o ad un’altra, per uno sguardo, un cenno delle labbra. Il dentro tutto da scoprire, da tirar fuori, da cogliere al meglio. Amo anche gli animali e la bellezza della loro naturalezza, l’espressione della libertà che li caratterizza. ed i fiori, l’incanto per ” l’arte” naturale e meravigliosa che essa ci dà, quelle luci, quei colori che ci concede dall’alba fino a notte fonda.

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