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Frutti rossi

Lo sedia era vuota, lui non era al suo posto.

Camminavo tutti i giorni, per almeno un’ora, nella campagna circostante.
Terra di memoria, di fatiche.
Percorrevo l’argine del fiume, e ne ammiravo il paesaggio.
Acqua che scorreva, che portava via le paure e donava pace al mio animo ferito.
Tra luce e ombra, tra alberi e canne, tra arbusti e distese di campi, il mio passo veloce.
Giù per la discesa, una casa colonica.
Di corsa per arrivare ad ammirarla.
Un’aia immensa la antecedeva, e lì di fianco un grande salice piangente.
Sotto le fronde, a bagnarmi di quelle foglie, accarezzando il loro dolore, mi stesi ad abbracciare la nuda terra.
Una voce mi costrinse ad alzare lo sguardo.
Nascosto dal robusto tronco, seduto su una bassa seggiola impagliata, col cappello in testa, un vecchio contadino.
Il viso era scuro e arso dal sole, e gli occhi limpidi, ormai abituati alla durezza della vita, mi spiavano nel mio infantile aggrapparmi alla solidità del suolo.
Due parole, poche parole: me le disse con sincera saggezza, di chi sapeva di chi aveva già visto tutto.
Un cestino nelle mani, mi offriva frutti rossi, raccolti tra i rovi.
Il loro gusto aspro e acerbo mi strinse il palato, risucchiò le mie labbra tiepide ormai colorate di succuso amaranto.
Ferma, sulle ginocchia ossute, con lui condivisi altri giorni di inaspettata bellezza, udendo, ascoltando, succhiando e bevendo i doni prelibati della natura estiva.

Rifugio del cuore, dove sei andato?

nella foto: Mezzogiorno di Van Gogh

Pubblicato inLuoghi del Cuore

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