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GAVINO

Maggio, a Milano, è il 1987, una vita fa.

Partecipo ad un corso sulla comunicazione pubblicitaria, è tenuto da Franco Bellino, il famoso copywriter di Young & Rubicam, autore di memorabili spot Barilla.
Il programma del corso è molto focalizzato sulla creatività, e io mi chiedo perché mi ci hanno mandato, dal momento che il neonato Servizio Marketing della mia azienda ha bisogno di bravi impiegati, più che di creativi.
Forse vogliono darmi un contentino, perché sono appena arrivato e sgomito per progettare e fare cose che quando le propongo vedo facce stranite, se va bene.
Sono arrivato al Marketing dopo che nella filiale di periferia dove lavoravo è giunto l’ordine di promuovere presso la clientela l’uso di una carta elettronica, e io ho pensato che la cosa migliore fosse realizzare a mie spese un video (in pellicola) con protagonista la gente del quartiere che spiegava a tutti come si usava la carta elettronica.
Fatto sta che la mia filiale vende un’infinità di carte elettroniche e io vengo trasferito al Marketing.
In aula Franco Bellino ci mette in competizione: “… adesso scrivete l’idea per uno spot tipo Pubblicità Progresso, avete mezz’ora, e … attenzione: l’autore dell’idea migliore verrà ricevuto domani mattina da Gavino Sanna …”

Gavino Sanna? Proprio quel Gavino Sanna? Il dio della pubblicità, famoso in tutto il mondo, quello di “Silenzio, parla Agnesi”, e poi Barilla, Fiat, Tuborg, Simmenthal, solo per citare alcune campagne di successo planetario.
Voglio conoscerlo, voglio sentirlo parlare, devo inventarmi qualcosa, e mi butto a capofitto sul foglio bianco.

L’idea viene quasi subito e la scrivo di getto: ad un semaforo c’è un ragazzo di colore che vende fazzoletti di carta agli automobilisti; l’interno di una delle auto ferme al rosso mostra una ragazza in lacrime, la testa appoggiata sulle mani che stringono il volante; è ferma come gli altri, e vede i movimenti lenti del ragazzo di colore: bussa ai finestrini chiusi, e raccoglie un rifiuto dopo l’altro; la ragazza continua a piangere, qualcuno picchietta sul finestrino, senza voltarsi la ragazza fa cenno di no con la mano, ma il picchiettio continua; alza gli occhi e abbassa il finestrino; prima che abbia il tempo di replicare il ragazzo le passa un pacchettino di fazzoletti sorridendo; il semaforo è verde, i clacson suonano, la ragazza parte, senza avere il tempo di ringraziare; il ragazzo di colore continua il suo giro e aspetta il prossimo semaforo rosso.

Consegnati i fogli con le idee, aspettiamo l’esito che ci verrà comunicato l’indomani mattina.
E viene scelto il mio testo, sono felicissimo, vedrò da vicino un genio mondiale della pubblicità, magari gli piaccio, mi assume, era tutta la vita che aspettava di incontrare uno come me, mi abbraccia, e così via.
Al momento di andare a colloquio da Gavino Sanna vengo prelevato da una segretaria, serissima e altezzosa, che mi scorta a passi veloci e mi lascia davanti alla porta dello studio del genio.

“Può bussare, il dottor Sanna la sta aspettando.”
Busso, non aspetto la risposta ed apro la porta.
Sanna è seduto alla scrivania, scrive (sicuramente qualcosa di geniale) e quando alza gli occhi mi vede che sono incantato a guardare lo studio: è enorme, luminosissimo, ma la cosa incredibile è che tutti i muri, eccetto il soffitto, sono letteralmente coperti da raffigurazioni del Maestro.

I ritratti di Gavino Sanna tappezzano ogni centimetro dello studio: in forma di foto, quadro, serigrafia, stampa, fumetto, acquerello, bassorilievo, Sanna è onnipresente in ogni possibile declinazione artistico-pittorica.

E’ vestito in maniera elegantissima, i capelli neri, lisci e lunghi, hanno una strana pettinatura, ordinatissimi, scriminatura al centro, scendono fino alle spalle e si arricciano appena verso il collo; mi sembra un eroe rinascimentale, è Lorenzo il Magnifico.
Non è stupito del mio stupore, sono sicuramente l’ennesimo ragazzotto provinciale inebetito da quella giostra di ego, da quel festival di megalomania.

La voce è flebilissima, credo per non spettinarsi, e mi invita a sedermi.

Io non so cosa dire, né cosa fare; mi siedo, ma so che continuo ad avere l’espressione da pesce lesso che mi prende nei momenti di grande imbarazzo, di grande gioia, e anche di malinconia, praticamente mi rendo conto di avere perennemente un’espressione ebete.

“Cosa mi racconta?” mi dice in tono asettico, e io capisco che sta assolvendo ad un obbligo, ma che vorrebbe essere da un’altra parte, con tutti i suoi quadretti celebrativi attorno.
“Sono felice di essere qui …” dichiaro con l’entusiasmo di un pugile suonato.
E potremmo continuare con le banalità per ore, ma Sanna, che è un genio, sussurra con annoiata malizia: “… ho letto i suoi appunti sullo spot … bravo …”

Adesso mi dà anche una caramella, penso, come si fa con il cavallo obbediente.
Invece continua a parlarmi: “…. Senta, facciamo una prova, così … tra di noi …: mi dia un’idea al volo per uno spot contro l’abbandono degli animali in estate …”
Che vile! Sento gli occhi di circa trecentocinquanta Sanna che mi stanno guardando, ma so che non ho nulla da perdere, abbozzo un sorrisetto paraculo e attacco senza pensare: “… io la vedo così: una bambina apre la porta di casa, al ritorno dal mare, ha le manine che reggono un secchiello e un salvagente; appena entrata lascia cadere gli oggetti a terra e chiama insistentemente “Bobby … Bobby .. dove sei Bobby?” Continua a chiamare Bobby cercandolo inutilmente in ogni stanza. Stacco immagine: un cagnolino legato al guard rail in autostrada, la voce della bambina in sottofondo che lo chiama si stampa sulla parte alta dell’immagine: BOBBY. Un attimo dopo, sotto l’immagine del cagnolino appare la scritta SOLO, e in questo momento parte “Una lacrima sul viso” però remix …”

Senza rendermene conto comincio a cantare “una lacrima sul viso”, nello studio di Gavino Sanna, che mi sta guardando incredulo. Mi fermo, e un silenzio carico di minacciosi presagi cala nella stanza.
Sono certo che adesso chiama la sicurezza e mi fa allontanare, dopo avermi frustato.
Invece scoppia in una risata fragorosa, e si spettina anche un poco.
E continua a ridere forte e a battere più volte la mano sul tavolo dicendo “… non ci posso credere …”
Ricompostosi, mi fissa con gli occhietti neri e mi dice:”…questa è una cosa surreale … lei è surreale … andiamo a bere qualcosa insieme ….”
Torno in aula corsi accompagnato da Gavino Sanna che, salutandomi, mi guarda, mi abbraccia e scoppiando ancora a ridere mi dice: “… non rinunci alla sua vena surreale, le servirà …”

Credo stia ancora ridendo.

Published inGenerale

Un commento

  1. Monica Monica

    La tua umiltà di nascondere disinteressatamente con cura tutte le persone importanti che hai conosciuto sino ad ora,é in forte contrapposizione con l’estro che ti contraddistingue e che é lì pronto ad esplodere!

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