Salta al contenuto

Gennarino

E’ stato durante la seconda guerra mondiale che Gennarino, con la sua famiglia, dovette lasciare Napoli a causa dei bombardamenti che si abbatterono sulla città.
Era il 1943 quando l’Italia firmò l’armistizio con gli alleati, senza rendersi conto che i tedeschi da alleati sarebbero diventati nemici.
Iniziarono così i rastrellamenti da parte delle truppe germaniche.

Gennarino aveva compiuto da poco diciannove anni, quando con tutta la sua famiglia si recò a Sparanise, una piccola cittandina in provincia di Caserta. Qui presero in affitto una casa al piano terra di una palazzina sulla strada principale; per evitare che Gennarino venisse preso nei rastrellamenti tedeschi, la mamma e il papà presero alcune precauzioni: avevano scavato una piccola nicchia dietro un mobile posto ad angolo tra due pareti in modo che il figlio si potesse nascondere all’occorrenza, inoltre la mamma svolgeva quasi tutte le sue attivita’ domestiche seduta fuori la porta, in modo da poter avvisare il figlio in tempo per nascondersi dietro il mobile.

Un giorno, pero’, la donna non fece in tempo ad avvisarlo che c’era un rastellamento in corso. Gennarino non ebbe il tempo di nascondersi: fu preso dal panico, non sapeva che fare. Fu’ il padre, che era in casa con lui, a suggerirgli di mettersi immediatamente a letto. Fece appena in tempo ad infilarsi sotto le coperte, tutto vestito, che irruppero in casa due soldati tedeschi con i mitra spianati; appena videro il giovane, si avvicinaro al letto e con urla minacciose gli facevano segno di alzarsi.

Gennarino sudava freddo e tremava come una foglia, pensando che se avessero sollevato le coperte, trovandolo tutto vestito, l’avrebbero ucciso all’istante. Fu in quel momento che l’anziano padre pronunciò la parola “tifo”. Sentendo quella parola i due soldati fecero quasi un salto all’indietro, si guardarono in faccia e con un cenno d’intesa – e senza dire una parola – se ne andarono.
Il giorno seguente, la mamma di Gennarino si mise fuori la porta fin dal primo mattino e, a metà giornata, vide arrivare, dal fondo dello stradone, uno dei due soldati che il giorno prima avevano fatto irruzione in casa. Immediatamente diede l’allarme e il figlio velocemente si mise a letto. Questa volta, però, ebbe il tempo di spogliarsi e infilarsi sotto le coperte.

Quando il soldato arrivò alla porta d’ingresso non volle entrare; scambiando qualche parola con il papà di Gennarino, che masticava qualche parola di tedesco, gli diede una scatola di medicinali per curare il tifo. Quel gesto inaspettato del soldato commosse non poco i genitori di Gennarino: il papà parlando con la mamma le disse che quel soldato gli aveva confidato di non essere tedesco ma austriaco.
Nei giorni seguenti, visto il grave rischio che avevano corso, decisero di trasferire Gennarino in un luogo più sicuro, dove si nascondevano altri uomini del paese. Per spostarlo, però, avrebbero dovuto attraversare il centro, correndo il rischio di imbattersi nei soldati che pattugliavano la zona.
Con la complicità delle donne del vicinato escogitarono un sistema per passare inosservati: vestirono Gennarino da donna e coprendogli la testa con un fazzoletto, se lo misero sotto braccio e circondato da altre tre o quattro donne lo condussero nel nascondiglio più sicuro.

Gennarino rimase lì insieme ad altri sedici uomini fino a quando i tedeschi non andarono via per attestarsi sul Monte Cassino.

Questa la storia che visse Gennaro, da tutti chiamato Gennarino, nel settembre del 1943: fu grazie all’inventiva e al coraggio dei genitori e delle donne del paese che riuscì a scamparla, tornare a Napoli, sposare Nunzia Di Palma e raccontare questa storia a suo figlio Vincenzo Viglietti, detto più semplicemente Enzo.

Pubblicato inGenerale

5 Commenti

  1. Paolo Paolo

    Bellissima e reale racconto delle difficoltà vissute dai nostri padri a seguito dell’ultima guerra

  2. Luciano Luciano

    Enzo ma che bella storia !!!

  3. Anna Maria Anna Maria

    Bellissima storia Enzo!
    Questi ricordi di tempi passati ci nutrono il cuore.
    In questo caso Gennarino , nel tempo , ci ha anche nutrito con indimenticabili pastiere! ❤️

  4. donatella donatella

    Quasi tutti noi che siamo qui a leggere e a scrivere storie lo dobbiamo al fatto che i nostri genitori si sono salvati durante la guerra. E ci hanno raccontato per raccontare a nostra volta. Evviva Gennarino, Adamo e chissà quanti altri.

  5. Antonio Antonio

    Bella storia mi ha ricordato quella di antonio, un amico di famiglia, che visse una storia simile ma poi scoperta. Poi la racconterò come lui la raccontò a me

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *