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Gianni

Questa non è una storia. Non potrebbe esserlo perché in fin dei conti di lui so molto poco. Ho una sua immagine, quasi un dagherrotipo di un tempo lontano quando lo conobbi, feci un pezzo di strada con lui e poi ne persi le tracce vive per sentirne solo parlare.
Questa non è una storia dunque, è il mio epitaffio personale, è la raccolta di pochi ricordi, è il solo modo che ho, da lontano, chiuso dal Covid in un paesino del Veneto per salutarlo. E lo farei a pugno chiuso come si usava un tempo anche se non siamo mai stati vicini nella militanza politica ma uniti solo da sogni comuni. E il sogno alla fin fine è quello che lega di più le persone.

La tesi di Fausto Bertinotti “Essere Sindacato” votata nei Congressi della CGIL del 1991 mi portò, inaspettatamente, nella segreteria regionale del sindacato bancari della Campania. E lì io conobbi Gianni e lui conobbe me e decise di “svezzarmi”. Mi dava consigli, nei direttivi nazionali mi dava l’identikit dei “compagni” più influenti con poche parole, ogni tanto mi faceva una previsione.

Era sintetico, sembrava perennemente adombrato, sorrideva pochissimo. Durante le riunioni arrotolava i fogli e ci giocava, ma soprattutto disegnava: cerchi, linee, qualche abbozzo di ritratto, qualche sfondo di Napoli. In quel periodo, però, nel sindacato erano ammessi i sogni, i progetti con orizzonti ampi.

E ci venivano bene. La prima indagine sulla “qualità dei servizi”. Il primo dossier sulla tecnologia che stava per rivoluzionare il lavoro nelle banche. Il sindacato in televisione (locale) per aumentare il proselitismo. I corsi di formazione sul marketing. Molto spazio alla prima formazione.

Lontani per credo politico ci ritrovavamo in queste cose qui. Giuliana, l’impiegata del sindacato, quando ci vedeva uscire insieme a prendere il caffè, sorridendo mormorava: “uiccanne e’ du paz sognatori” (eccoli i due sognatori matti).

Poi ci perdemmo di vista. Io cambiai altre due o tre pelli e vite e ogni tanto ricevevo qualche sua notizia via Facebook.

Mi è arrivata ieri la notizia. Più persone hanno sentito il bisogno di avvertirmi della sua morte orrenda. I fili del lavoro comune hanno tenuto.

Dopo aver pianto e non aver dormito ho seguito il consiglio di mia moglie. Scrivi che ti passa questo grumo di dolore che ti ha preso alla gola.

Perché poi alla fin fine si piange di nostalgia per i nostri quarant’anni – diceva Gianni copiando Moretti “siamo splendidi quarantenni” – pieni di aspettative, per i cieli azzurri che vedevamo e verso i quali pensavamo tutti di andare, casomai per strade diverse.

Ciao Gianni!

Pubblicato inGenerale

5 Commenti

  1. Ernesto Ernesto

    I sogni non muoiono mai. Grazie

  2. Armando Staffa Armando Staffa

    Noi siamo stati fortunati. Ancora qualche sprazzo di cielo azzurro ancora lo vediamo grazie a quelli che abbiamo conosciuto. Io ho conosciuto te

  3. Gianni santarpino Gianni santarpino

    Non solo hai tratteggiato un bel ricordo di un compagno ma lo hai fatto collocandolo/ci in uno spazio temporale oggi lontano, ma che è stata la nostra vita in quegli anni. Bravo Pier e un ultimo abbraccio a Gianni.

  4. Che bella storia e grazie Pier per averci trasferito la tua ennesima ‘perla’ di umanità e vicinanza. In poche righe, sei riuscito a trasmettermi la vicinanza e la passione di quanto fatto, insieme a Gianni, in questi anni. Che la terra gli sia lieve. RIP

  5. Michele Michele

    Grazie Piero, io come te lo avevo conosciuto all’inizio del mio cammino sindacale. Gianni pero, con tanti compagni incontrati, soprattutto in quei tempi, è stato capace di lasciare una traccia in me ancora viva nonostante non ci vedevamo da anni. Il tuo ricordo di lui mi ha esattamente fatto rivivere la figura di Gianni di quei giorni oramai lontani.
    Ciao Gianni

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