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Giù dal mare

L’oceano atlantico non era mai stato così calmo.
Non vedevamo le gocce delle tempeste autunnali da giorni.
Sembrava arrivato per noi il silenzio delle onde; sembrava gli avessero tolto la voce,
tanto non si udiva un rumore impreciso da tempo, partito da qualche costa e giunto lì
per noi.
Navigavamo verso est; navigavamo per pescare i pesci più grossi del mondo;
navigavamo per sentirci in sintonia con il mare; per sapere che da qualche parte noi
contavamo più delle stelle in cielo…
Il silenzio ci disarmava e ci imbarazzava. Ce ne stavamo ore a guardarci negli occhi
senza fare niente e senza fare alcun rumore.
Qualcuno dormiva sotto coperta, qualcuno stava di guardia al timone, qualcuno tirava
su il pesce e qualcuno, come me, disegnava…
Non ho mai saputo cosa fosse il silenzio vero, finchè non ho capito che quello senza
parole, quello che ti distrugge con uno sguardo, è quello in mezzo alla gente, non
quello tra quattro mura.
Disegnavo la mia casa, le sue pareti, i suoi mobili antichi, le sue fotografie fuori dal
tempo, e disegnavo lei in mezzo ad una stanza qualsiasi, con una candela in mano e
un vestito bianco di seta, sceltole apposta che le scivolasse addosso come pochi. La
disegnavo e la spostavo tra le stanze come una pedina in una partita di scacchi ed era
lei a mostrarmi la nostra casa, i nostri quadri, illuminandoli con una candela.
Io la disegnavo, ma era lei a scegliere cosa ricordarmi nella notte, se uno specchio, un
pianoforte, un letto o un giradischi.
Mi ricordava che potevo essere a casa tutte le volte che volevo e che non c’era
bisogno che io mi preoccupassi, perché tutto potevano togliermi, persino i miei
disegni a china e la loro fantasia, ma non lei, non quel viso disegnato nell’anima
prima che sui fogli…
– Jason, corri! Vieni a vedere!
Mi alzai in piedi, arrivavano voci da tutte le parti, sembrava ci avessero ridato le
parole per pochi dollari e per poco tempo.
Le nostre voci erano tornate e a guardare bene verso nord, erano tornate anche le
onde e le tempeste.
Ammainammo le vele, stringemmo le cime forti all’albero, ma in fondo so che le
stringevamo forti a noi.
Il cielo del nord divenne giallo e poi, d’improvviso, nero, poi, divenne lei…
Le tempeste arrivano quando meno te l’aspetti, sono gli uccelli ad avvisarci di loro,
sono la loro incostanza.
Tremava la barca e tremavamo noi, su di un mare che non conoscevamo bene e che
non eravamo riusciti a fare nostro in tutto quel tempo.
Iniziò a piovere. Prima una goccia, poi un’altra, poi il mondo intero venne a farci
visita.
Acqua da tutte le parti, urla senza destinazione, nomi chiamati nel nulla e mai più
dimenticati.
Pioggia incostante e decisa, di quella che sa cosa vuole e soprattutto chi…
Perdemmo trentaquattro dei nostri uomini, perdemmo le loro teste, i loro corpi, i loro
vestiti, le loro scarpe, i loro oggetti personali, i loro ricordi…
Trentaquattro di noi trovarono una nuova casa e un nuovo tipo di silenzio mai
immaginato prima…
Viviamo in fondo al mare ora, tutti quanti. Galleggiamo su una barca che ha trovato il
suo porto in fondo al mare. Viviamo nel silenzio e non abbiamo più paura delle
tempeste perché quaggiù non ci possono più avere, non ci possono più domare.
Non temiamo pioggia e vento, ma peschiamo i pesci, e per la prima volta sono loro a
venirci incontro, quasi volessero farci compagnia.
Ho perso i miei fogli e i miei disegni, lassù dove avevo una vita, dei sogni, una casa e
l’amore.
Ho perso tutto, ma non ho perso il suo viso tra le pareti, e sono finalmente sereno,
perché ho smesso di avere paura di non tornare da lei…

(la foto è di Giulia Piccari)

Pubblicato inSogni

1 commento

  1. Influenzato sicuramente dal mio amore per il mare, ne ho sentito l’odore ed il rumore forte della tempesta. Le urla senza destinazione e, ad uno ad uno,tutti i nomi chiamati nel nulla. Una storia che inizia con una calma apparente quasi banale che termina invece con una tempesta d’acqua e di emozioni indomabile, coinvolgente e travolgente fino quasi al punto da crearmi per un attimo uno spunto di commozione. Certamente, a mio avviso, non è una storia qualunque. Ma non sono nessuno, dovresti farla leggere a qualcuno bravo. Intanto brava tu.

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