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Guardo in alto

Le sfumature rendono l’esistenza multiforme e non ci confinano nell’abisso dell’ineluttabile, del percorso senza uscita.

È la natura stessa ad insegnarci che è inutile procedere su binari chiusi.
Con i suoi toni mai definiti, il susseguirsi e l’alternarsi di atmosfere rarefatte, nitide, luminose, oscure.
Con i lamenti della pioggia, i latrati del vento, le sirene dei temporali o il silenzio della luna placida, amica del sole.

L’ho appreso da te che è bene imitare le bellezze dell’universo.
Da te, cresciuto nella terra, ma amante del cielo.
Camminavi a passi lenti tra i fiori bianchi di ciliegio e gli alberi di pesco.
Inseguivi il profumo dei boschi, alla ricerca di funghi prelibati, e cercavi germogli unici e rari da coltivare.
Ammiravi però anche i nidi dei merli, accovacciati sui rami.

Scrivesti un giorno, infatti, una pagina intorno al “fanciullino” che è in noi, che un poeta ti aveva fatto amare.
Un poeta che, tra pulsioni di vita e di morte, come te descriveva con i fiori le metafore dell’esistenza.

Eri così, ricercatore dell’oro, purché non luccicasse: preferivi goderne se era vestivo di umiltà e semplicità.

Amavi tutto intorno intorno a te, nonostante quella vena di tristezza per un mondo poco incline ad apprezzare i propri frutti.

E così ti penso, papà, e so che mi diresti: non farci caso, resisti e guarda in alto, resisti e non cadere nel pozzo.
Mi diresti: sono così belli i colori della Natura…

nella foto: quadro di Tamara de Lempicka.

Pubblicato inAmore

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