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Guido Oliviero

Guido perché

 

 

 “… la mia terra vive in me ed ho la forza per parlarne;

da bambino le amicizie sono tante,

ma un legame quando è vero resta vero anche da grande.

E per la gente mia, dentro il mio diario

non importa siate cento, dieci o un paio.

La scelta è andare via, io faccio il contrario

e resto con voi fino a quando scompaio …”

 

canzone popolare friulana

 

 

C’è un momento nella vita in cui vengono a farci visita i bambini che siamo stati. Si siedono alla nostra tavola e pretendono di essere ascoltati: sono apparsi già altre volte, ma adesso sono più insistenti, ci fanno capire che non se ne andranno finchè non gli daremo udienza e gli spiegheremo che adulti siamo diventati.

Se chiudo gli occhi mi vedo seduto nella corriera che mi porta a scuola, da Montagnana a Noventa Vicentina, ho dieci anni.

Parlo con ragazzi più grandi di me, mi piace, e guardo fuori dal finestrino, penso al futuro.

Sento che crescendo farò qualcosa di grande, non so ancora bene cosa, ma sono certo che dovrà essere migliore e diverso da tutti.

Penso ai miei giochi, ad un pomeriggio di corse in bicicletta per le vie del centro, rasentando i portici del borgo in cui vivo e che amo: l’infanzia sono gli anni in cui si immagazzina l’essenziale, e mia madre mi insegna ad amare Montagnana.

Da quei viaggi in corriera è passato molto tempo, e sono successe molte cose: le scuole in posti diversi, gli amici più grandi di me, la scelta della professione, i viaggi, la musica, e poi l’amore della mia vita, il matrimonio, mia figlia.

Il fatto è che nella mia esistenza è sempre presente il desiderio forte di essere fuori dagli schemi, dalla massa, il gusto di essere non convenzionale, come dicevano i miei amici e i miei insegnanti “… sempre strano, sempre diverso lui …”

Distinguersi non è desiderio sterile di eccentricità, ma passione per l’eccellenza.

I carboni ardenti, per esempio.

Ho voluto camminarci sopra, per avere la certezza che se hai un obiettivo chiaro in testa nulla è impossibile.

Oggi la mia attività principale è aiutare e dare consulenza a chi vuole comprare e vendere case: sento che anche nella più umile delle abitazioni c’è una narrazione, una storia, è l’identità delle persone, non solo i bisogni, ma anche i loro desideri.

E sono innamorato di Montagnana, la “mia terra”, l’unica cittadina al mondo con la cinta medioevale originaria senza brecce, la meglio conservata d’Europa, un concentrato di storia, arte, eccellenze enogastronomiche e prodotti tipici unici.

Amare un posto è anche amare la gente con cui sei cresciuto. La cosa più affascinante non è solo avere gli amici di sempre, non è solo conoscere qualcuno in qualunque posto io vada, ma soprattutto l’idea di far parte della stessa comunità, di essere qui, tutti insieme.

Io vorrei che tutti amassero Montagnana come so di amarla io.

Per questo decido di dare un senso all’amore per la “mia terra”: so che è una sfida, tutti mi sconsigliano, mi spiegano che lo scetticismo di abitanti e operatori economici rende impossibile ogni tentativo di azione.

Ma l’unicità di Montagnana la rende non convenzionale, come me, e io conosco bene il mio obiettivo, l’ho visualizzato, e dopo la camminata sui carboni ardenti so che nulla è impossibile.

In più, penso che il ventunesimo secolo sarà il secolo del “locale”. Mi rendo conto che lo slogan “pensare globalmente agire localmente” è indispensabile, che la dimensione locale è quella in cui è più facile darsi da fare e comprendere le conseguenze delle proprie azioni.

Mi dò un obiettivo chiaro: fra cinque anni Montagnana dovrà essere la tappa obbligata per tutti i turisti/viaggiatori, camperisti e amanti del Slow Turism.

E così, con un gruppo di persone che condividono il mio obiettivo, creo VISIT Montagnana, un sito web che promuove la mia città; e in questa nuova impresa, oltre alla passione, ci metto tutta la conoscenza che ho maturato nel marketing utilizzato quotidianamente per la mia professione.

Mi informo, studio, e capisco che la domanda turistica si sviluppa sul web, i potenziali turisti sono innovatori per definizione, utilizzano internet, gli smartphone, sono social e condividono.

E soprattutto cercano esperienze.

Quando leggo che due turisti su tre decidono il proprio viaggio in base a ciò che raccontano altre persone, decido che è necessario cambiare il modello di comunicazione: il mercato non ama più i messaggi unidirezionali, ma vuole conversare.

Faccio in modo che Visit Montagnana adotti una strategia chiara: nessuna comunicazione a “cannone”, di massa ed indifferenziata, comincio a differenziare i messaggi pubblicitari, caricandoli di novità, di proposte, di emozione.

Ma sono esigente, mi manca sempre un pezzettino, voglio alzare l’asticella, immagino altri obiettivi:

  • un effetto “ricordo” forte, legato ad eventi di livello più elevato, con cadenza annuale;
  • una maggiore padronanza dei social da parte degli operatori turistici: il mercato è fatto di conversazioni, ed è proprio qui che bisogna intervenire, a partire dalla raccolta delle narrazioni dei turisti;
  • un miglioramento della consapevolezza di tutti gli abitanti e gli operatori economici di Montagnana: deve passare l’idea che “ciascuno è Montagnana”.

 

Ecco il mio sogno che si sta realizzando: sempre più persone capiscono il progetto e ci aiutano, perché è interesse di tutti far emergere Montagnana, perché dove c’è turismo, c’è benessere per tutti.

Sono soddisfatto, forse no, non ancora.

Mi manca sempre un pezzettino, e so che è la condizione umana di chiunque provi a “costruire” qualcosa, che sia un architetto, uno scrittore, uno scienziato o un agente immobiliare votato alla promozione turistica.

Mi confronto con il fatto che non sono il Padreterno. Le mie braccia non sono abbastanza lunghe per afferrare questa cosa che io chiamo bellezza, ma che in realtà non è solo bellezza. È una sorta di araba fenice. Mi resta solo qualche piuma in mano, se mi va bene.

Ma è giusto così, vado avanti, sono Guido, perchè guido io.

 

“… Abbiamo deciso di andare sulla luna. Abbiamo deciso di andare sulla luna in questo decennio

e di impegnarci anche in altre imprese, non perché sono semplici, ma perché sono ardite,

perché questo obiettivo ci permetterà di organizzare e di mettere alla prova il meglio delle nostre energie

e delle nostre capacità, perché accettiamo di buon grado questa sfida,

non abbiamo intenzione di rimandarla e siamo determinati a vincerla, insieme a tutte le altre.”

John Fitzgerald Kennedy