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Hulk

Qualcosa non funzionó. O forse funzionò troppo bene. Punti di vista. Non era giunto lì molto convinto.
Anzi, inquieto era il termine esatto per descrivere il suo stato d’animo. Troppe contraddizioni nelle informazioni rilasciare dai Media, dai Politici, dagli esperti.
Tutti primedonne a cercare uno spazio di notorietà nel fuoco fatuo della ribalta televisiva a cibarsi di ignare vite umane stritolate nel frullatore dell’audience.
Sapeva che era una cosa che doveva fare. Punto. I trascorsi militari gli avevano insegnato che gli ordini non si discutevano. Ma la Vita gli aveva regalato l’anarchia dell’indole e aveva sempre discusso fra sé e sé ogni ordine, consiglio, input .
Era lì, in fila, come altre centinaia di persone. Nel fresco di una sera inoltrata di inizio estate. Davanti a un capannone che aveva rappresentato il glorioso passato industriale del suo paese. Ora punto di raccolta di persone, ordinatamente in fila, quasi automi fantozziani in attesa… ciondolanti fra il pensiero di essere ” cavie” e quello di tornare a essere ” umani a vivere relazionandosi “.
Stava lì a osservare quel micro cosmo divenuto macro nella sua ottica del momento, in quella visuale ristretta che ci fa dividere il tempo e lo spazio, in quel tempo e in quello spazio, per giustificare la nostra non eternità.
La sua stazza gli permetteva di guardare quell’umanità ordinatamente in fila, silenziosa, fedeli officianti di chissà quale religione, dall’alto in basso, e non era una questione di censo. Sorrise a quel pensiero elitario. Lui. Lui che con l’ elite aveva un rapporto di naturale e genetico conflitto.
Lì ci stava la sua generazione. Quando erano diventati così ligi? Così rispettosi delle regole? Così taciturni? Così maledettamente ordinati? Così omologati? Ecco, l’ultimo aggettivo lo infastidiva .
Loro erano quelli delle barricate. Erano quelli dei ” Diritti per tutti”. Erano quelli che le avevano date e prese in nome di valori condivisi. Erano quelli che avevano sfidato i manganelli e sotto quei colpi avevano costruito un Paese e quelle Leggi che ne avevano scandito la storia democratica.
Si guardava intorno. Dove erano? In quale ansa della Storia si erano smarriti? Uomini e donne della sua età a protestare sommessamente per il ritardo, per l’umidità della sera, per l’ansia di una incognita non svelata , non compresa, non chiarita.
Eppure lì, in fila. Ordinatamente. Come si conviene a un paese civile. Che di civile ha solo la gente in fila per attendere di tornare a vivere.
Che importanza aveva,si chiedeva lui, se quel ritorno alla Vita in realtà era un dejavu-vu ? Una generazione mortificata dalla sua stessa inanità prima ancora che da un Potere infido mascherato da Pater per divenire carnefice ogni volta che necessita immolare un Diritto.
Se ne stava lì…in attesa. Semplicemente in attesa. Attendere. Che strano verbo di una strana lingua che dà significati diversi secondo che sia transitivo o intransitivo. Aspettare …o dedicarsi con impegno a qualcosa.
Tutto e il contrario di tutto. L’Italia…pensava meditabondo. Carte da compilare. Assunzione di responsabilità. – Cavolo! Pure il Consenso libero nel fare da ” cavia”…per esimere da Responsabilità… Ma sì. Che parola grossa nel nostro Paese. Che vuoi che sia la Responsabilità? Chi pagherebbe mai in Italia? I processi dovrebbero chiamarsi Matusalemme!!! Ma sì, liberiamo dalla Responsabilità. Una firma e via – Una firma. Il suo nome. Ecco che tornava Persona. Quindi non era più un numero? Da quando? Ah, sì… Da quando deve ” esonerare dalla Responsabilità” le multinazionali!
Un guizzo di indignazione passò nel suo sguardo. Un solo lampo, un moto di stizza.
Cosa ci faceva lì, in fila? Alla brina serale? A quell’umidità che non apprezzava più come un tempo? L’istinto era quello di mandare tutti al diavolo. Alzare la testa. Alzare la voce. Alzare il pugno. Già, alzare il pugno. Obsoleto pugno sinistro. Anacronistico e svenduto a chi adesso voleva tutti in fila. Lo chiuse istintivamente. Lo guardò. Quanti significati dentro un palmo chiuso!

Una Storia. Un’epopea.

Ei fu…” Tutto ei provò: la gloria
maggior dopo il periglio,
la fuga e la vittoria,
la reggia e il tristo esiglio:
due volte nella polvere,
due volte sull’altar.”( 5 maggio 1821 Manzoni).

Il suo pugno come Napoleone. Era impazzito e non era neppure un effetto collaterale.
Una voce lo chiamò. Il suo turno. Ebbe un attimo di esitazione. Poi, con passo sicuro si accinse all’espletamento della prassi. – Resti qui in osservazione per mezz’ora, poi potrà tornare a casa…-
Glielo avevano inoculato. Uno dei tanti , molecola più ,molecola meno. Una roulette russa i cui effetti li avrebbe visti nell’immediato, domani, in quale futuro? -Alea iacta est…- si disse.
Raccontarono i giornali che una Forza Bestiale si era scatenata nella notte. Hulk lo chiamarono. Un essere verde di rabbia che si aggirava intorno ai palazzi del potere terrorizzando i politici corrotti. Purtroppo fu l’unico caso accertato di questo tipo di … effetti collaterali.

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