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I luoghi delle storie

“ … Questo odore acuto dei campi! Corvi che volano verso oriente e dietro di loro il sole ormai basso. Campi grevi e umidi, boschi, diversa gente a piedi. A un cane lupo si vede il fiato davanti la bocca … su quel campo hanno bruciato giornali illustrati. Suoni, come di campane dai campanili. Nebbia che scende, una foschia.
Mi blocco tra i campi. Giovani contadini in moto passano con strepito e si allontanano … “

Werner Herzog – Sentieri nel ghiaccio

Potrebbe essere ovunque.
Un qualunque paese, borgo, periferia urbana, di un territorio qualunque, di una geografia qualunque.
E allora dove nascono le storie? Quali luoghi abitano i racconti?
Le storie non abitano le case, non stanno nei paesi, non hanno fissa dimora nelle città che conosciamo, le storie sono impresse nel cuore delle persone.

Semplicemente: le storie abitano nella vita vissuta dell’autore. Un autore di storie può scriverle persino a comando: pescherà da qualche parte nella sua memoria qualcosa che gli consenta, rigo dopo rigo, parola dopo parola, di arrivare al risultato richiesto. Ma se il tema riguarda il suo mondo emotivo, allora l’autore andrà a riprendersi un’emozione lontana – una carezza della madre, un viaggio con il padre – e gli si apriranno gli scenari, sentirà i suoni, sarà sopraffatto dagli odori e le parole sgorgheranno una dopo l’altra conquistandosi lo spazio, il foglio, la lettera, l’articolo.

Poi ci sono luoghi che sono storie.

L’autore, allora, è come lo scultore che libera del marmo la forma viva e palpitante dell’opera artistica, a lui spetta solo di dare parole ai paesaggi, alle piazze, alle chiese, ai laghi, ai boschi, alle montagne.
Paesaggi, cose mai viste, cose che vedi tutti i giorni ma che scopri sorprendentemente, un giorno, in un attimo.

Per scrivere storie bisogna saper guardare, osservare, ascoltare, attraversare i luoghi e le anime.

Spesso il nostro cuore è in un paesaggio disomogeneo, frammentato: sembra di trovarsi di fronte a istantanee scattate su quello su cui inciampiamo.
Ogni passaggio è un paesaggio. È un gesto.
Non possiamo contemplare un luogo, un paesaggio. Possiamo solo attraversarlo. E scriverne.
I luoghi delle storie hanno a che fare col guardare, col ricordare, col descrivere, ricordandoci una cosa fondamentale: che nulla noi guardiamo per la prima volta. Ogni sguardo gettato su un oggetto, su una persona, o appunto su un luogo, attira dalla memoria alla coscienza qualcos’altro.

E quanti luoghi può contenere uno sguardo?
Il numero è certo limitato, come lo è la natura dei nostri occhi.
Eppure, in un gioco di rimandi, questi luoghi, e queste storie, possono moltiplicarsi all’infinito, o ridursi alla loro essenza, alla nudità di un segno che li contenga tutti.

Capita spesso che ci troviamo per caso nel luogo esatto di una rivelazione. O se non è per caso, ci siamo arrivati forse per altre ragioni, che poco, a volte nulla, hanno a che fare con ciò che in quel luogo troveremo.

Una epifania.
Un caleidoscopio.
Uno specchio.

I luoghi delle storie sono uno specchio in cui rivediamo noi stessi.

“Quando scrivo costruisco una storia. La fabbrico con la mia esperienza, i miei sentimenti, le mie letture, le mie convinzioni e soprattutto con i miei fondali più segreti e incontrollati, anche se spesso essi fanno a pugni con le buone letture e le giuste convinzioni:”

Elena Ferrante – La frantumaglia

 

(la foto è di Fulvio Mantoan)

 

Pubblicato inLuoghi del Cuore

1 commento

  1. Anastasia Anastasia

    Grazie!
    Ho fatto un piccolo viaggio virtuale nella fantastica e colorata mente di uno scrittore.
    Io,laica di quest’arte,mi accorgo che saper scrivere è un dono immenso per voi e una grande fortuna per me,che leggo le vostre storie.

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