Salta al contenuto

I maratoneti dei giorni rossi

Avevo finito l’acqua. Non mi rimaneva che quella del rubinetto, quella coi pfas. Allora sono uscito per andare dai cinesi del Bennet, che non vendono acqua minerale, ma di tutto, pupazzi, tavolini, pinze per cucina, cappotti, scarpe, detergenti, pentole, e tantissime altre cose. Perché quando ti manca qualcosa devi operare una sostituzione del tuo desiderio, quando l’io incontra il super-io e non se ne esce può anche arrivare l’altro io e nel caso di personalità multiple come le mie il gioco è fatto, lo dice la psiconalisi, mica io.
Trovare i cinesi chiusi il giorno di Santo Stefano mi ha fatto capire, molto più del furgoncino del vaccino, che ieri ci ha tenuti incollati alle notizie chilometro dopo chilometro, che siamo in una situazione seria, molto seria. Ho fatto la rotonda 4 volte, per ammirare le prealpi a nord, che si vedono benissimo, tutte innevate e lucenti e son tornato indietro verso Montagnana in cerca di un super o qualcosa di simile aperto.
Era dai tempi della quarantena che non vedevo tanta gente camminare, correre, in tuta, con mascherina. Cioè durante tutto l’anno ci stanno quei tre o quattro, puntuali, metodici, basta che chiuda tutto, che ci siano restrizioni piuttosto severe in fatto di mobilità e l’Italia si trasforma in un paese di maratoneti. A Montagnana ho visto perfino un tizio che va sempre ad un baretto dove vado anch’io sometimes. Lo chiamerò con un nome di fantasia: Cristiano Ronaldo. Cristiano Ronaldo è stato vincitore per 5 anni consecutivi del “X bestemmione dell’anno a briscola”, ha un fisico da sollevatore di grigliate, una pancia prominente e le mani sempre sui fianchi alla Mussolini dal balcone. Era in tuta, scarpe ginniche e mascherina. Mi aveva qualcosa di greco, di quei profili audaci che si scolpivano nelle statue celebrative dei giochi atletici, era il naso. Cristiano Ronaldo non camminava, ma parlava, in maniera molto concitata, con un anziano del luogo. Dietro di lui un coro angelico si vedeva in trasparenza, mentre innalzava canti di pietà al Signore.
Poi sti maratoneti erano ovunque, non ho visto un metro quadro di Montagnana e dintorni senza camminatori, tanto da farmi pensare che il posto più sicuro per proteggersi dal covid oggi sia l’abitacolo dell’auto. Nessun ciclista, solo camminatori. Perfino Pablo ho visto, con la tuta. Pablo, anche questo nome di fantasia per uno che si alza dal tavolo del bar solo per andare in bagno e per tornare a casa si fa venire a prendere dalla moglie in auto, anche perché ad una certa ora inizia a barcollare vistosamente.
Il suo turno al bar inizia alle 9 di mattina fino alle 17 del pomeriggio, ma non è il barista e nemmeno il cameriere.
Finalmente trovo un alimentari aperto, che però ha solo bottigliette d’acqua da mezzo e poche, le prendo tutte e quattro. Tornando a casa vedo ancora tanti maratoneti, tutti seri, perché il maratoneta abbia sempre lo sguardo incazzato non lo so. Sembra che si stia preparando per una cosa grossa, tipo quella che si fa a New York. Il suo severo cipiglio ti accusa, sempre. Lui sa che il benessere costa fatica, impegno, sudore e lui non ha paura, come invece ce l’hai tu, che dopo sai che devi lavarti, cambiarti, riposarti 30 minuti sul letto, mangiare due brioche con la crema e un bicchiere Primitivo di Manduria per ripigliarti. Penso che il maratoneta detesti gli altri maratoneti, i saluti che scambia sono pure formalità per condividere il ring con l’avversario, dentro di lui, tra il fiato che esce e imputridisce la mascherina, crescono fantasie da inquisizione su come farebbe soffrire l’altro camminatore. Li sento che pensano: guarda quello lì, se il suo è camminare, mica sarà camminare quello, guarda quella, fa finta di correre, ma tanto lo sappiamo tutti che le tette è andata a rifarsele a Gorizia, e quelli, sempre appiccicati, ma quanto sono melensi, mica si cammina così, come gli amanti di Kitano. Non c’è pietà nel mondo dei maratoneti, è la nuova frontiera del pettegolezzo, in compagnia o tra sé e sé, della chiacchera direbbe Heidegger, ma tanto Natale è passato, chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato.
I camminatori alla Robert Walser stanno solo sui libri di Robert Walser, anzi, nemmeno, c’è solo lui e pure lui, alla fine, conferma questa mia teoria.
Le prealpi continuano a splendere come non hanno mai splend… si è fatto nuvolo.

Pubblicato inLuoghi del Cuore

2 Commenti

  1. Monica Monica

    A)Non sapevo che le tette si rifanno a Gorizia.
    B)Non sapevo nemmeno che dalla rotonda del Bennet si vedessero le Alpi.
    C)Io,che vado a camminare spesso,nei giorni rosso/arancione evito,anche per non essere vittima dell’ironica sagacia di qualche scrittore in cerca d’acqua!🤣

    Grazie Franco,i tuoi racconti mi piacciono assai!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *