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I pantaloni africani

CONTAME IL TEMPO DEL CORONAVIRUS

 

Mio marito ha tirato fuori dall’armadio i suoi pantaloni africani. E’ un segno di allegria.

Ho sempre invidiato la potenza con cui si prende la vita. Sveglio già alle 5 di mattina, macina pensieri, costruisce progetti, scrive fiumi di parole. E paziente aspetta me, che con la velocità di un bradipo metto ordine tra i miei neuroni per dare il buongiorno al mondo. Sono anni che va avanti così: lui già sveglio dall’alba freme dalla voglia di condividere, io lo guardo incredula chiedendomi ogni giorno da dove mai prenda tutta quella energia. Mi convinco che è un fatto di generazione, di stoffa, di materia vivente. Mi serve come giustificazione.

Mio marito ha tirato fuori i suoi pantaloni africani. E’ un segno importante. Significa che la bella stagione è arrivata, almeno in casa.
E così procede a ritmo serrato con le sue idee per il futuro, definisce scenari, ipotizza programmi. Per lui non esiste il qui ed ora. Lui è capace di declinare i verbi solo al dopodomani. Una cosa pensata è una cosa già fatta. Per lui un programma ha il solo scopo di essere modificato. Un terremoto, per una come me che cerca appigli ovunque per tenere fermi i pensieri.

Mio marito ha indossato i suoi pantaloni africani. E’ tempo di far festa!
Mentre fuori tutto è fermo in questa straziante, logorante attesa, noi in casa prendiamo in mano nacchere e tamorra, suoniamo e cantiamo. Chiudiamo gli occhi e li affidiamo alla bellezza dello sguardo delle nostre bambine. Danza, canti e musica per fare rumore, perché il silenzio che c’è fuori è più assordante che mai.

Mio marito porta i suoi pantaloni africani ma ha addosso anche un cappotto di paura. Me ne accorgo quando abbassa gli occhi e resta in silenzio. Lui che in silenzio non ci sa proprio stare. Aspettiamo che le bimbe vadano a dormire per pronunciare parole che fanno tremare. C’è un tempo che va protetto, una vita che va curata. Aspettiamo che sia buio per parlare del mostro. Ma i mostri al buio sono ancora più paurosi. Ci guardiamo negli occhi e le parole ci muoiono in bocca.

Vorrei indossare anche io dei pantaloni africani per vestirmi di leggerezza. Le notti sono diventate più lunghe e i rintocchi delle campane che scandiscono il tempo sembrano essere sempre un po’ in ritardo. Sogno che sia presto mattino, allora sì che anche io mi sveglierei all’alba. Scenderei in piazza saltellando, busserei alle porte facendo rumore, sveglierei con arroganza i più pigri: non è più il tempo di fare brutti sogni, è tempo di essere allegri!

Piego i pantaloni africani di mio marito e li appoggio sulla poltrona. Così domani al suo risveglio avrà voglia di indossarli. E disegnerà sulle mura della casa le sue idee di futuro. Faremo finta di niente, per un giorno ancora, confonderemo la paura tra i giochi delle bambine.

Giocheremo al mondo che verrà.

Perché prima o poi verrà.

E allora sì che faremo festa!

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Published inAmore