Salta al contenuto

Iddha

Ormai è universalmente riconosciuto: i miei oggetti più cari hanno un nome.

La mia Moka si chiama Iddha, ha diciannove anni e mi segue fedelmente da un trasloco all’ altro, da sud a nord e poi ancora a sud.

Iddha è il femminile di Iddhu. Per chi non lo sapesse Iddhu per i siciliani e i reggini è l’ Etna, il vulcano, la grande montagna.

Ebbene Iddha è il mio piccolo vulcano casalingo. La sua lava nera, bollente e amara sgorga ogni alba puntuale a sottolineare che il tempo scorre ma ci sono cose che non cambiano mai, come il mio amore per il buon caffè.

Fu la prima cosa che comprai appena ebbi una casetta tutta mia. Luccicante nel suo acciaio da due tazze , sottolineava l’ Amore che si respirava in quel freddo monolocale.

Era compagna delle mie albe, dentro quei silenzi di cui si compone la mia anima caciarona.

Sul fuoco, a baluginare, protagonista ignara di un nuovo giorno. Indefessamente, con gli spifferi gelidi degli inverni padani o con il caldo afoso dello scirocco col suo passo sabbioso.

E anche quando la notte era stata insonne, quando le fatiche del giorno si erano rivelate immani, quando i dolori avevano soppiantato la gioia, quando le lacrime avevano sommerso il sorriso, lei aveva gorgogliato imperterrita.

Il borbottío del caffè che sale, è un moto confortante. Scuote dalla tristezza che a volte accompagna lo sguardo alla finestra, richiama dai mondi in cui la mente sta vagando e pare dirti: – torna a casa. Ci sono io a farti compagnia.-

E torni, torni sempre dai viaggi dentro il reale o l’ onirico e quel buon caffè riconcilia, personale kalumet che mi fa seppellire ogni ascia di guerra sollevata contro il mondo.

– Non guardarmi così- pareva volesse dirmi stamattina. – Sono acciaccata, fuori da ogni modernità, ho perso il manico, ferita di guerra mai più ripristinata…tu sai perché…, Mi dicesti un giorno ” perché ogni guerra non va mai dimenticata.”

Son qui, ogni mattina, amica mia, e sento e vedo che costo alto, ha spesso la poesia.
Eravamo giovani entrambe e ci siam piaciute…
oggi abbiamo rughe e cicatrici e sconfitte, per pudore taciute.
Ma siamo qui a farci compagnia …
che strani scherzi gioca la malinconia! –

Guardo Iddha con stupore,
non mi ha mai parlato con tanto ardore.
Tazza in mano, verso il mio caffè…
magma di pensieri,
lapilli di ricordi,
ciottoli di propositi,
sapiente macchinetta,
anche oggi hai dato colore e sapore ai miei perché!

la foto è di Marina Neri

Published inGenerale

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *