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Iena Calore

 

Almiro Crema era alto. Tanto alto. «On omon grando grando», ricordavano le nonne.

Era alto 2 metri e 42, ma nei quotidiani di mezzo mondo c’era anche chi gli aveva allungato la gamba arrivando a dire che toccava i 2 metri e 72. Almiro Crema aveva sposato la donna più grassa d’Europa, che con i suoi 200 chili compensava i centimetri del marito.

Almiro Crema era così grande che, alla sua morte, quando hanno dovuto tumularlo nel cimitero di Casale di Scodosia, è stato necessario un prolungamento della muratura per poter ospitare la sua salma. Almiro Crema è stato forse l’uomo più famoso della storia di Casale di Scodosia, capace di finire nei giornali di tutto il mondo in un’epoca – era il 1931 – in cui la diffusione delle notizie non era così scontata come oggi.
A 75 anni dalla sua morte il ricordo di questo uomo straordinario alberga in pochissime memorie e in altrettante sfumate leggende, ma – potere dei social – è bastata una foto postata in Facebook in un gruppo paesano per far riemergere racconti al limite del romanzo.

Racconti che, anche una volta ripuliti dalle iperboli, parlano di un uomo davvero speciale.

Distinguere storia e leggenda non è facile e dunque si perdonino eventuali mistificazioni. Almiro Crema a Casale di Scodosia era noto a tutti con il soprannome di Iena Calore. Le cronache locali lo danno per friulano, ma lui ha sempre vissuto in quello che sarebbe diventato il paese del mobile, poco prima della chiesa di Altaura.
Almiro era altissimo: 2 metri e 42, stando al certificato che attestava il guinness dei primati come uomo più alto del mondo. Più di qualcuno, in paese, assicura di aver visto quel documento ufficiale. Un attestato che a quel tempo aveva evidentemente una valenza istituzionale conferma che, se non altro, Almiro si era meritata una “Medaglia d’oro – Gran distintivo”, tanto da essere inserito nel “Libro d’oro d’Italia” come l’uomo più grande del mondo. La pergamena è intitolata al “Sig. Crema Almiro Gigante”, giusto per essere chiari anche a parole.

«Mio papà, che è del ’33, mi racconta che quando entrava in chiesa ad Altaura si abbassava per passare dalla porta, metteva il cappello sopra al confessionale e vi si appoggiava con il gomito. Tutti i bambini che si trovavano nei banchi davanti erano “quasi spaventati” dalla sua figura imponente», ricorda Roberto, uno dei numerosi cittadini casalesi che in queste ore stanno commentando la foto del gigante pubblicata su Facebook.
«Viaggiava su una carrozza. Era uno spettacolo anche solo vedere i piedi fuori dalla tenda», continua Luciano. Portava il 54 di scarpe – i piedi erano lunghi 39 centimetri – e un paio di quei calzari fuori dalla norma erano conservati fino a qualche tempo anche a Villa Correr, complesso storico che si trova proprio a poche centinaia di metri da dove viveva Almiro e che oggi custodisce anche una delle rare sedie fuori misura – con tanto di targhetta celebrativa – in cui il gigante riusciva ad accomodarsi.

«Mio nonno era il calzolaio di Casale. Aveva le forme di legno e gli faceva le scarpe. Aveva delle forme fatte su misura per lui Io ero bambina e mi affascinavano nella loro lunghezza», ricorda Roberta, dispiacendosi del fatto che quelle forme straordinarie sono state incenerite in un incendio. «Durante l’occupazione nazista, una pattuglia tedesca era piombata in casa di mio nonno mentre tutti erano a tavola» aggiunge Stefano, lontano parente del gigante «Almiro era passato per puro caso lì e mio padre era fuggito per paura di essere preso. Almiro si sedette al suo posto proprio mentre entravano i nazisti. Il capo pattuglia contava i piatti constatando che non mancava nessuno e vedendo Almiro chiese come mai fosse in piedi. Lui rispose che era realmente seduto e per provarlo si alzò lasciando a bocca aperta l’ufficiale che se ne andò visibilmente impressionato».
Le copertine di mezzo mondo Almiro se le meritò per quel matrimonio da romanzo con Teresina Alforno, considerata la donna più grassa d’Europa. Si erano conosciuti al circo, dove entrambi lavoravano come “fenomeni da baraccone” (il senso non è ovviamente dispregiativo, vista l’epoca): lui era appunto un colosso che sapeva strappare sguardi sbalorditi tanto quanto il ben più fortunato Primo Carnera, a cui era spesso paragonato; lei era la donna cannone da 200 chili (ma «destinata a raggiungere i 400 chili come la madre», raccontano le cronache d’epoca).

 

 

Si sposarono nel 1931 in piazza Vittorio a Torino, durante l’allora popolarissima Fiera di Carnevale, e quel matrimonio tra due persone davvero straordinarie finì nelle cronache di tutti giornali del globo. Ancora oggi, digitando i loro nomi su un motore di ricerca, compaiono le pagine autentiche di quel tempo, anche oltreoceano: dal “The America Weekly” di New York al “Charles City Press” dell’Iowa, dallo sloveno “Mariborski vecernik” al francese “L’est republican”, passando ovviamente per tutti i quotidiani e i periodici nazionali come la “Gazzetta del Popolo” che al matrimonio aveva dedicato addirittura la copertina dell’allegato “Illustrazione del Popolo”.

«Mio papà mi ha raccontato che riusciva a tenere 25 uova in una mano». «La domenica passava con il triciclo che andava in piazza, e si vedeva anche quando era lontano». «Aveva le mani enormi. Prendeva il piatto a mano aperta e riusciva a mettere tra le dita 4 bicchieri». Difficile scorgere il confine tra realtà e favola nei racconti che concorrono a ricordare questa figura unica nel suo genere. Tanto unica che – e questo è reale e verificabile – quando morì nel 1944, a 45 anni, forse stremato da un corpo così difficile da gestire e dalle continue e stressanti trasferte con i circhi, si dovette provvedere ad un prolungamento della muratura in cimitero. Almiro era troppo lungo e la sua salma non ci stava: fu necessario allungare la parte posteriore del loculo, ancora oggi ben visibile. E a Casale, oggi, alla luce di questa straordinaria storia c’è chi chiede che ad Almiro sia tributato ben più di un semplice post su Facebook.

(giornalista)

Published inGenerale

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