Salta al contenuto

Il Battesimo forzato

 

C’era una volta…

Cominciavano così le favole, anche quella di Giuseppe ( Pippo ) è una favola, solo che al posto dell’orco c’è un prete e la fata turchina ha la barba di un missionario.

Nella mia famiglia tutto era variegato, non ci si annoiava mai. Anche la nascita di noi figli seguiva una cadenza armoniosa. Un figlio ogni due anni e mezzo, alternando, ora un maschio, ora una femmina. Crescevamo in un ambiente molto vivace, dove i più grandi aiutavano i più piccoli in tutto quanto fosse possibile, passandoci competenze e responsabilità. Papà era Comunista irriducibile, mamma cattolica e non praticante per motivi di…mancanza di tempo. Si tolleravano a vicenda e rispettavano le scelte dell’altro. Mamma pretese che tutti noi fossimo battezzati, papà ci lasciò liberi di scegliere altre cose.

Quando nacque Pippo, come al solito, mamma si premurò per il suo battesimo ma..le venne rifiutato.

Giammai, tuonò il prete di quella parrocchia a cui appartenevamo.

“Non celebrerò il battesimo del figlio di un comunista”

La famiglia entrò in fermento, partirono proteste e preghiere non ascoltate e quel prete si prese la responsabilità di negare il battesimo a un bambino.

Mio padre se la rideva, mia madre era inviperita col prete con la chiesa e con tutto il bigottismo che imperava in quel buco di paese che…non appariva nemmeno sulla cartina della Sicilia.

Questo braccio di ferro, durò poco più di 5 anni poi arrivò un messaggio.

“Sono disposto a battezzare il bambino, a condizioni che Antonino Scaglione venga, personalmente, a chiederlo.”

Figuriamoci !!!

Non ci pensava proprio quel comunista cocciuto e determinato. Intanto Pippo era diventato un gran bel bambino senza battesimo, cresceva ugualmente e giocava spensierato.

Poi si sparse la voce che sarebbero arrivati i missionari e che avrebbero visitato le famiglie del paese.

Arrivarono anche da noi e li accogliemmo con rispetto, come si usava fare per le persone davvero concilianti e amorevoli. Mio padre disse che aveva un bambino non battezzato e che questo causava dolore a mia madre e lui non lo tollerava. Il missionario ascoltò pazientemente, poi promise che ci sarebbe stato il battesimo ma, questa volta fu il comunista che dettò le condizioni.

“Si farà solo se la messa sarà officiata da chiunque ma non dal prete della parrocchia stessa”

Il missionario accettò e assieme stabilirono la data.

Epilogo

Entrammo in chiesa in pompa magna. Una Famiglia di 9 persone vestite a festa con in volto la soddisfazione di averla spuntata sul bigottismo di un prete sciocco che voleva imporre il suo credo, limitando la libertà di un uomo come mio padre.

nell’immagine: Fernandel e Gino Cervi in Don Camillo e l’Onorevole Peppone

Pubblicato inLuoghi del Cuore

1 commento

  1. Tiziano Benazzo Tiziano Benazzo

    Favole vere purtoppo quelle di Camillo e Peppone … anche ai nostri tempi in Veneto…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *