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il bolide rosso di Klaus

Di solito facevamo l’autostop, ma a quell’ora di notte, anche se erano i primi di luglio, sarebbe stato difficile trovare qualche automobilista disponibile a caricarci a bordo.

Per questo eravamo rassegnati a fare a piedi quel tratto di strada che separava Terracina al nostro campeggio.

Dopo solo qualche metro della via Flacca un bolide rosso si fermò e l’autista ci salutò.

Era Klaus, un ragazzo tedesco arrivato da qualche giorno nel camping Costa Azzurra insieme a due suoi amici. Tre capelloni che avevano vivacizzato il campeggio già dal primo giorno. Klaus era il figlio di un ricco industriale di Fracoforte, aveva una Mustang 5000 decappottabile che catturava facilmente l’interesse delle ragazze della zona.

Nella loro tenda era un continuo via-vai. Spesso con l’auto percorrevano a velocità sostenuta il viale interno del campeggio verso il parcheggio e più di una volta il gestore li aveva rimproverati e poi minacciati. Un giorno uno di loro (non ricordo i nomi degli altri due) salì su un albero del campeggio e da lì con una birra in mano si mise a ruttare rumorosamente, provocando le lamentele degli altri campeggiatori. A noi erano simpatici, spesso giocavamo a pallone sulla spiaggia. Sfide Italia-Germania estenuanti ma divertenti che ci riempivano di ammaccature e lividi ai piedi e che inevitabilmente finivano con rumorosi tuffi nel mare lì vicino.

Anche se eravamo di tre/quattro anni più giovani, ci avevano invitato a uscire con loro, ma avevamo rifiutato a malincuore. I miei zii, che venivano al campeggio nel week-end, ci avevano proibito di andare in auto con i tedeschi, visto la guida scriteriata di Klaus. Noi avevamo cercato di minimizzare la loro preoccupazione ma alla fine avevamo promesso di non farlo. “E quando noi non ci siamo, ci sono persone che vi controllano”, aveva ammonito mio zio.

Ora quella notte, quando Klaus si fermò accanto a noi salutandoci, non ci sembrava vero di risparmiarci quei tre chilometri a piedi e accettammo volentieri il passaggio. Ci sistemammo nei sedili posteriori e Klaus partì a folle velocità, sgommando. Era bellissimo farsi accarezzare dal vento fresco della nottata. In pochi minuti arrivammo in prossimità del campeggio ma Klaus non si fermò, si girò verso di noi disse un veloce “Napoli!” E riprese a guidare più velocemente di prima. Il tachimetro segnava 180 km orari! Ebbi il presentimento che non saremmo mai arrivati a Napoli. La Flacca è una via stretta, con molte curve e dossi, non di certo adatta per quella velocità. Improvvisamente dopo pochi minuti da un dosso spuntarono due grossi fari abbaglianti che per un attimo tolsero la visuale a Klaus. Questi ridusse la velocità, ma subito dopo davanti a noi si materializzarono quattro/cinque ombre ferme in mezzo alla strada. Fu un attimo, alcune balzarono di lato, una sola restò ferma in mezzo alla strada. L’urto fu tremendo, il corpo restò sul cofano anteriore destro muovendosi come una marionetta per quasi tutto il percorso della lunga frenata, poi prima che l’auto si fermasse, cadde di lato tra la strada e lo sterrato.

Klaus fu il primo a uscire dall’auto e correre verso la vittima gridando “Signora! signora!” Poi quando la vide, si sentì solo un urlo. Noi restammo immobili per qualche istante poi mio cugino si rivolse ai due tedeschi con un italiano germanizzato “Noi stasera non stare qui con voi” e scese dall’auto.

Lo seguii e mi turbò la vista di quel corpo malconcio steso per terra. Era la prima volta che vedevo un morto! Restammo qualche minuto, confusi con le persone che nel frattempo erano accorse, giusto il tempo per sentire un poliziotto che diceva alla centrale “Ho chiamato l’autoambulanza, respira, sembra ancora viva”. Poi ce ne andammo, era destino che quella sera saremmo tornati al campeggio a piedi. Lungo la strada non scambiammo una parola, quanto accaduto prima ci riempiva la mente di pensieri Forse abbiamo sbagliato ad andare via, e se quella signora è morta? E se la polizia viene a sapere che sull’auto c’eravamo anche noi? E se Klaus lo dice alla polizia? E se qualcuno ci ha visto scendere dall’auto? Mi sembrò di percorrere decine di km ma la distanza effettiva era poco più di quattro kilometri.

Al campeggio tutti stavano dormendo, il guardiano mezzo assonnato ci salutò con un breve cenno del capo. Entrammo nella nostra tenda canadese, vicino a quella più grande dei miei zii, ma nessuno di noi due quella notte dormì.
La mattina dopo nel campeggio non si parlava d’altro: l’incidente di Klaus! Mio zio ci guardava con l’aria soddisfatta di chi ci aveva saggiamente messo in guardia. Poi lui ci raccontò cosa era successo, mentre noi simulavano stupore. Avemmo la conferma che la donna era morta.

Con nostra sorpresa nel pomeriggio comparve Klaus, che doveva restare nel campeggio in attesa del processo. La Mustang era stata sequestrata. Alcuni quotidiani della provincia titolarono “Giovane donna vittima di un incidente stradale” e nei dettagli si seppe che era una giovane prostituta che frequentava i dintorni del campeggio Settebello a Salto di Fondi.

Nei giorni seguenti i due amici di Klaus rientrarono a Francoforte, la loro vacanza era finita.

Per Klaus la permanenza al campeggio durò fino alla fine di settembre. Durante quel periodo fu assistito da un avvocato di Francoforte.

Solo molti mesi dopo rivelammo la nostra presenza nell’auto di Klaus la sera dell’incidente.

nell’immagine: Antonio Montariello, Mustang gt350 1967, oil on linen 50×70

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