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Il brindisi

Ho brindato al nuovo anno con la volontà più che con la consapevolezza che fosse un anno migliore.
È risaputo il pessimo bagaglio del 2020. A parte una fetta stringata della società, è stato un flagello sociale ed economico per tutti.
Al 31/12/2020 , come mi capita ogni anno, davanti alla finestra buia di luci, con la fronte poggiata al vetro, ho fatto tante riflessioni.
È sempre così. Odio i consuntivi perché sono reali, perché sono conti oggettivi, fatture pagate o pagherò determinati. Sono i flashback di una vita che scorrono davanti.
E dentro quel buio, la chiarezza di non vedere chiarezza nel predisporre un bilancio di previsione per il nuovo anno.
E se fosse solo economico mi consolerei, ma stavolta le incognite sono varie e indeterminabili. Nonostante ciò, in quella mia usuale, irriverente, preghiera, come un discorso di capodanno di capo del mio Stato personale, ho estrinsecato la ” volontà” che il 2021 sia un anno ” mio” che profumi di me, comunque vada, in quell’egocentrismo strano che mi impone di dare a ogni mio giorno l’ impronta che mi appartiene.
Megalomania, lo so. Ma è l’unico antidoto che funziona contro i miei veleni del vivere. La mia paura? Non potere essere megalomane fino in fondo, fino alla fine.
Con quelle uscite di scena pari alle entrate alla Wanda Osiris.
Chissà quale ne è il senso. Inconsciamente, forse,il timore di essere dimenticata. Sicuramente deve essere questo perché credo nell’aforisma socratico: “non temere la morte perché quando lei c’e’ non ci sei tu e quando ci sei tu lei non c’è”.
E allora è vero che il mio timore recondito è quello di non essere ricordata. Io che del Ricordo ho fatto impronta di immortalità per chi ho amato ed amo.
E non nascondo che ho scritto. Ho scritto tanto in questo 2020 appena trascorso. Sistemando meticolosamente ogni cartella.
Incalzando il Tempo. Io lui. Un paradosso. Ma la mia volontà è coriacea. Così gli ho chiesto in dono le ore più lunghe. Gli ho estorto i secondi interminabili delle mie albe per potere sistemare tutto il mio mondo.
Sì, l’unica eredità che volevo lasciare ai miei figli per il momento in cui non avrei avuto un Tempo generoso a darmi tempo.
Essere ricordata? Non solo. Essere amata per quelle fragilità che solo lo scrivere mi consente di esprimere mentre i giorni e la Vita mi impongono l’ Essere presente, l’Essere confortante, l’Essere efficiente, l’Essere convincente.
Le debolezze, i tentennamenti, le paure solo alla penna e a un foglio. Uno strano Dorian Gray che i miei figli, se vorranno, un giorno, troveranno fra quei fiumi di inchiostro spesso diluito con lacrime.
“La pagina ha il suo bene solo quando la volti e c’è la vita dietro che spinge e scompiglia tutti i fogli del libro. La penna corre spinta dallo stesso piacere che ti fa correre le strade. Il capitolo che attacchi e non sai ancora quale storia racconterà è come l’angolo che svolterai uscendo dal convento e non sai se ti metterà a faccia con un drago, uno stuolo barbaresco, un’isola incantata, un nuovo amore.“(Italo Calvino ” Il Cavaliere Inesistente”).
Ho guardato le luci della mia cucina, i volti di due ragazzi innamorati della Vita, ho alzato il mio calice e ho brindato al 2021.
– Inizia pure…- gli ho detto.
– Scriverò di te. Imprimiti bene negli intervalli dei tuoi Tic Tac il volto innamorato dei miei figli. Perché non ti darò tregua finché non potranno coronare il loro Amore per la Vita-
Foto di Marina Neri

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