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Il cambio degli armadi

 

Fare il cambio degli armadi è un po’ come dire addio per sempre alla stagione appena passata. Perché essa tornerà, è vero, ma non sarà mai la stessa di prima.
Porterà via con sé i brandelli di ieri, istantanee, parole, vestiti in disuso spuntati laddove non avrebbero più dovuto essere, e finiranno in un sacco, trasformandosi in parte di un ricordo che non ha più futuro.

Una maglia, una sciarpa, un guanto che ha perso il suo compagno negli inverni trascorsi, unico superstite di una pulizia mai completata, silenzioso testimone del passaggio di qualcuno che non tornerà mai a recriminarlo.

Armadi ancora pieni a metà, dove l’inatteso spunta da un cassetto, da un angolo, da una scatola che si credeva di aver svuotato, che porta con sé frammenti della persona che li indossava, il profumo del detersivo con cui quei capi venivano lavati, la forma che dava loro il corpo che li riempiva.
Il ruvido del tessuto sulla punta delle dita, il calore emanato attraverso la stoffa. Le circostanze in cui quei capi erano stati indossati, impresse come lastre sulle pareti della casa, sulle sedie, sul divano su cui ci si era seduti. Un nastro invisibile, un filmino muto in cui le diapositive di ieri si susseguono, rievocate da un ammasso di stoffa ammassato e compresso in un sacco nero destinato alla Caritas.

A dispetto di quanti sforzi si faccia per archiviarli in un cassetto della mente, i ricordi continueranno a farsi avanti. Sempre.

Pubblicato inGenerale

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