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Il cappellaio

Ho scoperto che esiste il negozio che vende solo cappelli – il negozio del cappellaio, appunto – venendo a vivere nel paese dove abito.

In città non li avevo mai visti.
Il cappellaio è un negozio in un lato della piazza principale. Ad angolo: una vetrina e la porta di ingresso sotto i portici, la vetrina grande – dedicata ai capelli da donna – su una strada che sbocca in piazza.
Negozio di cappelli da tre generazioni. Un negozio di altri tempi. All’interno, fino al soffitto, scaffalature di legno antico che davano, assieme alle stoffe, un odore particolare, inconfondibile.
Entrare lì per me significava attraversare gli anni e ritornare al secolo scorso, quando si doveva andare a comprare il cappello, perchè era una parte importante dell’abbigliamento per donne ed uomini. Per questo si andava in un negozio specializzato e ci si faceva consigliare da un esperto. Chiudevo gli occhi: la belle époque, il charleston , C’era una volta in America, i cappellini con la veletta, le coppole del Padrino, i cappelli di lana blu da marinaio di Jack Nicholson in Qualcuno volò sul nido del cuculo, e poi quelli di pelle a falde larghe dei western, quelli tipo baseball che se li mettono gli uomini maturi per sembrare pischelli sempre-in-forma, i cappelli larghi e morbidi coloratissimi da donna, il cappello di Debra Winger in Tè del deserto, che adesso si porta tantissimo..

Mi è capitato di andare abbastanza spesso dal cappellaio, a chiudere gli occhi. A vivere questa strana magia. A pensare.
A mio padre, il cui unico vezzo che io ricordi era indossare il suo Borsalino con cura e davanti allo specchio. Ne aveva tre di Borsalino, lui che aveva due vestiti per l’inverno e due per le mezze stagioni (ma che portava anche di estate). Prima di uscire era attento all’angolazione della falda ed a quella sulla testa, indossandolo.La differenza tra i cappelli mi sfuggiva; eppure andavo a guardarli riposti con cura nelle cappelliere. Per me crescere significava – ad un certo punto – indossare un cappello.

Erano altri tempi.

Il cappellaio è morto, qualche giorno fa

Ciao “Lillo”, con te è morto un mondo.

(LA FOTO E’ DI FRANCESCO CASTAGNA, da Montagnana, Ieri Oggi e Domani)

Pubblicato inGenerale

3 Commenti

  1. monica monica

    Pare che anche Giuseppe Verdi si sia fatto confezionare un cappello su misura in questo negozio,dal nonno di Lillo.
    Buon viaggio Lillo!

  2. Mario Martello Mario Martello

    Si! Con lui è morto un mondo! Io ho avuto la fortuna di conoscerLo all’inizio del mese di dicembre appena trascorso. Avevo accompagnato un mio amico con la moglie; lui doveva acquistare un copricapo e mi aveva colpito l’amabile professionalità e la discrezione con cui consigliava, indirizzava mai forzando e sempre attento alle preferenze che affioravano a mano a mano che si succedevano le scelte e le prove.
    Mentre seguivo le fasi che precedettero l’acquisto, indugiavo ad osservare le variegate proposte, per foggia, colore e materiali, messe in bella vista sulle stigliature interne del negozio, così ben rappresentate nel bel racconto. Ero attratto in particolare dalle coppole e così, mentre il mio amico concludeva il suo acquisto, io maturavo il convincimento che sarei tornato nel pomeriggio per un esame più approfondito. E così avvenne.
    Fu un incontro piacevolissimo che mi confermò nell’idea che la “datazione” di un rapporto, di un’amicizia non è resa dal tempo cronologico ma dalla intensità di sintonie. Mi sembrò di conoscerlo da lungo tempo. Ed egli mi confidò che quell’attività, che era stata avviata dal nonno, sarebbe finita con lui. Non avrei potuto immaginare che Egli sarebbe venuto meno di lì a poche settimane ma egualmente quell’affermazione, nel far presagire comunque la fine di una tradizione, velò per un istante la piacevolezza della conversazione.
    Nel congedarmi, concluso il mio acquisto, mi resi conto che ogniqualvolta fossi tornato a Montagnana non avrei potuto far a meno di fare una visita al Cappellaio.

    Un commento credo che meriti la bella foto che correda il racconto.
    E’ una foto che parla perché dà voce a tutto ciò che da quella foto traspare.
    Intensità dello sguardo e gesto del Cappellaio sono fusi in un tutt’uno che lascia intendere sensibilità, delicatezza, rispetto della persona che ha difronte e del cappello che sta facendo indossare, amore per la sua professione. E si può immaginare che la cliente si stia affidando fiduciosamente alla sensibilità, alla competenza, al giudizio ed ai suggerimenti del Cappellaio.
    Un mondo che è andato! …
    Che potrebbe tornare?
    Forse. Gli stessi valori, sia pure in modo diverso? Chissà!…

  3. Rita Maria Orlando Rita Maria Orlando

    Mario Martello, il ritorno di quel mondo…un tocco di bene per tutti.

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