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Il cibo sacro

A volte mi sorprendo nell’ atto di compiere dei gesti antichi.
Per esempio, ogni volta che, dopo il pranzo o la cena, avanzano sulla nostra tavola dei rimasugli di pane inutilizzabili, prima di buttarli nella spazzatura, io li avvicino alle labbra per baciarli, come faceva la mia nonna.

Perché, quella del Pane è una storia secolare, ricca di sapienza, di poesia, di arte e di fede. Abbraccia l’intera evoluzione del genere umano: dal giorno ormai lontano in cui i nostri antenati scoprirono la spiga, fino ad oggi che viviamo in un mondo in cui miliardi di persone soffrono ancora la fame e sognano il pane, mentre altri lo violentano, lo consumano e lo sprecano nell’abbondanza.

Da sempre quindi, il pane è stato ed è il sigillo della cultura e delle religioni, spesso al centro di dispute sanguinose e interminabili: guerre per procacciarsi il cibo, ma anche lunghe controversie sul pane – lievitato oppure azzimo – da usare per la comunione, durante il rito eucaristico.
Il Pane è dunque, da che mondo è mondo, il simbolo culturale e religioso, il segno patrimoniale di ciascuno di noi e delle molteplicità dei diversi popoli che abitano la terra; ognuno con il proprio credo, le proprie usanze e le proprie tradizioni.

La maggior parte dei paesi ha un suo Pane tradizionale: in Russia, il pane comune è sempre nero, in India il pane ha una preparazione facile e veloce perché non è lievitato e viene cotto sulle piastre calde. In Francia il pane possiede una forma che ormai è divenuta quasi simbolica: la cosiddetta Baguette! In Scozia, in Irlanda e nel Nord dell’Inghilterra il pane viene preparato con la farina d’avena. I canadesi benedicono sempre il pane prima di infornarlo, mentre gli ebrei gettano una pallina di pasta di pane nel forno, prima di cuocerlo, per offrire il primo pezzo a Dio.
Il consumismo sfrenato, da cui tutti siamo affetti, ha fatto si che i tipi di pane in commercio ormai siano davvero infiniti, diversi addirittura per regione e non soltanto per stato ma, in conclusione, tutto il pane è nato da una sola primaria fantasia umana: quella di mescolare insieme farina, acqua e lievito.

Da sempre il Pane ha ricevuto molte attenzioni sia per la sua importanza alimentare sia per il suo valore simbolico ed i nostri anziani ci hanno insegnato a non buttarlo mai, dando così vita anche a pietanze a base di pane riciclato: giocarci sbriciolandolo tra le dita, farlo cadere per terra, significavano gesti di irriverenza nei confronti del cibo quotidiano, il più importante che l’uomo aveva, quasi un sacrilegio. Baciarlo prima di gettarlo via, una richiesta di perdono a Dio, per aver compiuto tale gesto.
Perché il pane, oltre che ad avere un valore religioso, è anche il simbolo del sudore e del lavoro dell’uomo e, in quanto tale, è degno del più profondo rispetto.

Sono cosi tante le leggende e le superstizioni legate al pane, che non è possibile ricordarle tutte in queste righe.
Per esempio, mia madre, non ha mai tollerato che il pane venisse messo capovolto a tavola: oltre a considerarlo un atto di maleducazione, lo ha sempre ritenuto un gesto che può addirittura portare male.

A volte mi viene da sorridere pensando a tutte le sue fissazioni scaramantiche ma, in effetti, ognuna di queste dicerie ha un suo motivo di esistere: per esempio, per capire il significato del perché il pane rovesciato non sia di buon auspicio, è necessario risalire all’inizio del XV secolo.
In quel tempo il re di Francia, Carlo VII, aveva sancito una tassa in natura a favore del boia e il pane destinato dai panettieri a questo personaggio assai poco piacevole, veniva posto sul bancone rovesciato, al fine di renderne ben evidente la destinazione. Piuttosto chiaro dunque, come il pane rovesciato non apparisse portatore di buone cose, eccezion fatta per il boia, che suppongo non ci badasse affatto!

Una leggenda cristiana narra addirittura che il pane fatto o mangiato il giorno di Natale abbia la forza di non raffermare mai e che i suoi avanzi siano utili per curare i malanni della fredda stagione. Da tempo conosco questa storia; magari quest’anno potrei davvero provare a conservarlo e sperimentare la veridicità di questo detto!
Anche la massaia cristiana affidava il suo lavoro alla fede sperando di essere ricambiata con una benedizione dal cielo: si faceva il segno della croce prima di iniziare l’impasto e poi, con un’ altra croce, incideva il pane.

Un’ altra tradizione antica, è ancora in uso in terra d’Abruzzo, mi riferisco al cosiddetto Viatico: durante il funerale la famiglia del defunto fa distribuire a tutti i presenti dei filoncini di pane. Questo gesto, viene considerato ancora oggi un segno di ringraziamento della famiglia del defunto nei confronti di chi ha partecipato al funerale e anche uno scambio di cortesia, poiché per partecipare al rito delle esequie un tempo si perdeva una giornata lavorativa nei campi.

Dunque, cari amici, ricordiamo sempre che questo cibo primordiale ed elementare è l’emblema stesso dell’alimentazione. È per questo che è giusto che esso conservi un’aura sacra perfino nella società odierna, fatta di consumismo e spreco generalizzato.
Personalmente ritengo che buttare il Pane sia un gesto irriverente verso la vita e verso l’ambiente: insomma, se devo proprio buttare del pane, anche io oggi, nel 2019, a cinquantadue anni suonati, lo bacio.
Se c’è qualcuno presente in casa, non ne ho vergogna, perché mi sembra un gesto doveroso:
così faceva mia nonna, così faccio io.

nell’immagine: pane rovesciato che porta  male, una superstizione antica

Published inGenerale
  1. PierluigiDelPinto PierluigiDelPinto

    Pensa che il gesto di baciare il pane prima di buttarlo, sempre con sacrificio, era di mia madre. L’ho fatto mio e lo faccio qualche volta anche adesso soprattutto quando mi trovo di dinanzi ad un’atteggiamento di spreco e di svalorizzazione dei beni alimentari quotidiani. Avere due figlie nate negli anni 2000 mi costringe a confrontarmi quotidianamente con un’ideologia del mordi (uno solo morso) e butta, dell’abbondanza che significa svalorizzazione (cosa volete stamattina per colazione? e via con un elenco di possibilità). Probabilmente diventeranno “diverse” (niente merendine, niente bibite gasate, si finisce tutto etc..,) e rischieranno l’emarginazione ma….è un rischio che vale la pena di correre. E ci ho pensato leggendo il tuo “pezzo”, come sempre approfondito e scritto bene. Ma se devo dirti la verità (che già conosci) a me piace di più la Barbara che scrive con il cuore.

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