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IL CORAGGIO DI UNA DONNA

Era un caldo pomeriggio di fine estate in quel settembre del 1943.
Lina stava passeggiando per Ballabio, dove era sfollata con il marito da Milano già da tre mesi.
Si erano sposati nel marzo dello stesso anno e dopo poco avevano deciso che sarebbe stato meglio per lei lasciare la città, presa di mira da continui bombardamenti, e per trovare un luogo più sicuro.
Ballabio è un comune della Lombardia a poca distanza dal lago di Lecco e molto vicino alla Svizzera. A quell’epoca era meta di molti sfollati, di cui molti erano ebrei di famiglie facoltose milanesi che vedevano nella vicina Svizzera una possibilità di fuga.
Lina e Adamo avevano tra loro molti amici e mentre lui andava e veniva in treno da Milano per continuare a lavorare come architetto nel suo studio, lei restava in albergo in compagnia degli amici.
Quel pomeriggio mentre passeggiava, Lina si accorse che c’era un insolito via vai di camionette di soldati tedeschi.
Decise di rientrare all’hotel velocemente per vedere cosa stesse accadendo e se il marito fosse già rientrato.
Al suo arrivo apprese che alla stazione ed in altre zone sul lago erano in corso azioni di rastrellamento da parte delle SS alla ricerca di ebrei.
Cominciò ad agitarsi al pensiero che suo marito sicuramente a quell’ora sarebbe sceso dal treno proveniente da Milano, e rabbrividì al pensiero che potesse essere stato coinvolto in qualche episodio del genere.
Adamo era figlio di un padre veneto molto laico, il quale aveva deciso di non chiamare i propri figli con nomi di santi cattolici, ma invece con nomi inusuali per quel tempo.
I primi nati, gemelli, Adamo ed Eva, la seconda con nome patriottico Italia, la quarta Rosetta in quanto bella e fragile come una rosa.
Inoltre, sempre per le convinzioni del padre, Adamo era stato battezzato, ma anche circonciso, come norma igienica.

Un uomo con un nome biblico e per giunta circonciso avrebbe avuto insormontabili difficoltà di dimostrare  di non essere ebreo.

Il tempo passava ed era scesa la notte, l’agitazione aveva lasciato il posto al terrore quando Lina aveva sentito che molti uomini erano stati portati al Comando tedesco locale per essere identificati come ebrei.

Tutti gli ospiti dell’hotel, molti di cui ebrei, erano nel panico più assoluto.

Lina non ci pensò molto e decise di andare al comando delle SS, che si trovava in una villa in un paesino poco distante, dove erano stati portati gli uomini.
Sicuramente se Adamo era tra quegli uomini sarebbe stato in grande pericolo e difficilmente avrebbe potuto dimostrare di non essere anche lui ebreo.

Lina era una donna di 32 anni ed era assolutamente impensabile che una donna sola in piena notte si potesse recare all’ingresso del Comando Tedesco, dove soldati e ufficiali erano intenti a bere e mangiare. L’arrivo di una giovane donna sarebbe stato, come minimo, oggetto di scherno; ma Lina non esitò nemmeno un istante. Non si perse d’animo e andò.
Veniva da una antica famiglia del Sud, che le aveva lasciato in eredità il coraggio delle proprie idee e un senso di consapevolezza di sé che le permetteva di non esser mai intimorita dal potere e di trattare con chiunque da pari.

Lina chiese di parlare con il Comandante, ma le risposero che era tardi ed era andato a dormire.
Insistette dicendo che voleva sapere se tra quegli uomini presi alla stazione ci fosse anche suo marito.
Vista l’insistenza e la decisione della donna, che non aveva nessuna intenzione di andarsene, i soldati svegliarono il Comandante che arrivò e le confermò che sì, anche Adamo era tra quegli ebrei arrestati.
Allora Lina con grande sicurezza esibì il certificato di matrimonio religioso con rito cattolico che aveva portato con sé e che attestava che ambedue i coniugi erano stati battezzati, cresimati e sposati.
Adamo venne rilasciato in quella buia notte del ’43 ma degli altri 14 uomini, alcuni cari amici loro, nessuno tornò alle proprie famiglie.

Oltre i riti religiosi, oltre la guerra, oltre le nefandezze del mondo, Lina e Adamo, furono uniti nella vita, dal coraggio di una donna.

Pubblicato inAmore

1 commento

  1. Rita Maria Orlando -Rylko Rita Maria Orlando -Rylko

    Così si vive, un omaggio ad una bella persona e una gran bella storia.

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