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Il crogiuolo. Una recensione

La Frase. “Negli Stati Uniti un cittadino che non si dimostri reazionario è esposto all’accusa di complicità con l’inferno Rosso. Così si dà all’opposizione un aspetto disumano che poi serve a giustificare l’abrogazione di ogni costume normale nei rapporti civili. Si pretende che un atto politico equivale ad un atto morale ed ogni critica è una malignità diabolica. Quando si traduce in atto una simile equazione… la funzione precipua di un governo, da quella di arbitro si trasforma in quella di flagello di dio.” Il crogiuolo, Atto Primo

Chi lo ha scritto. Arthur Miller nel 1953, durante il maccartismo, che scatenò un clima di isteria collettiva fondato sulla delazione come strumento di lotta anticomunista.

Di cosa parla. La caccia alle streghe scatenata a Salem, nel Massachusetts, nel 1692-93 da tre ragazze scoperte una notte mentre danzavano attorno da un fuoco e che, per scansare ogni punizione, dichiarano di appartenere al Demonio rendendosi disponibili a fare i nomi di tutti quelli dediti in paese alla stregoneria. In base alla presunzione di colpevolezza gli accusati sono messi di fronte all’alternativa: o confessano e fanno altri nomi oppure verranno giustiziati. Alla fine varie centinaia di persone saranno arrestate, detenute e torturate e venti di loro impiccate. A posteriori il processo fu rivisto e risarcite le famiglie dei condannati.

Cosa ne penso Ho provato, leggendo il testo, lo stesso smarrimento e incredulità, che deve aver travolto Artur Miller all’epoca, ripensando ad un’analoga trasformazione vissuta qui in Italia, fra il 2020 e il 2021, quando una tecnocrazia ha assunto il potere di regolare, tramite le sue vestali, gli stati d’animo di un’intera popolazione la quale, abdicando alla propria coscienza si è resa disponibile  ad avallare ogni sorta di campagna di isolamento e denigrazione di coloro che erano critici o oppositori della “verità” sostenuta dall’alto. La difesa della coscienza e della dignità del singolo individuo nei confronti della collettività è, adesso come allora, un tema centrale.

In teatro con la regia di Filippo Dini, da non perdere. Pier 11.2022

Pubblicato inGenerale

1 commento

  1. ernesto ernesto

    Grazie Pier. Recensione tanto sincera da commuovere, tanto appassionata da turbare. E poi la gioia dell’arte “fuori dal coro”, capace di fare politica, quando la politica non c’è più. E infine l’orgoglio di avere un amico che non ha la verità in tasca, ma è instancabile, cocciuto e tignoso nell’esplorare le strade più tortuose per indagarla.

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