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Il duello del Palletta

Erano i tempi degli spaghetti western e molti di quei film furono girati a Cinecittà e nei dintorni di Roma.
A San Giovanni, lungo via Magna Grecia all’altezza del bar che confinava con il Cinema Massimo, dove ora ci sono i magazzini Coin, si radunavano le comparse del cinema.
Spesso s’incontrava un tipo alto e magro circondato da ragazzini che come i monelli urlanti di America’ facce Tarzan…, lo sollecitavano a ripetere le scene del film che stava interpretando o aveva appena finito di girare.
Camminava per il quartiere con un cappello a falde larghe, il cinturone con la fondina e gli stivali con gli speroni che tintinnavano a ogni suo passo. I passanti si giravano a guardarlo sorridendo divertiti. Lui continuava a camminare per nulla turbato mimando i movimenti di un cowboy. Si piegava, estraeva la pistola finta, simulava il rumore degli spari e, dopo aver soffiato nella canna, la riponeva nel cinturone con soddisfazione. Avrebbe voluto ripetere quella scena all’infinito, ma dopo un po’ il suo pubblico si stancava e lo salutava dandogli delle pacche sulle spalle. Lui se ne restava lì tutto beato.

Era “il Palletta”. Tutti conoscevano il soprannome, pochi sapevano il vero nome.
Prima di fare la comparsa nel cinema aveva lavorato al mercato di via Sannio.
Faceva il guardiano notturno ai carretti che i commercianti lasciavano chiusi e pronti per il giorno dopo. Per la sua semplicità era spesso oggetto di scherzi pesanti. Spesso la mattina lo trovavano ancora a dormire sopra un carretto, allora accendevano fiammiferi tra i suoi piedi o gli riempivano la bocca di acqua o chissà di quale altro liquido.
Il Palletta non reagiva mai, era un bonaccione e sorrideva a tutti.

Entrò nel mondo del cinema per caso, grazie a Vincenzo che faceva il manovale nei nuovi stabilimenti cinematografici di Cinecittà. Durante la lavorazione di un film, mentre stava trasportando del materiale con altri manovali, Vincenzo sentì un regista discutere con il suo assistente sulle comparse che gli erano state proposte. Non andavano bene, non avevano le caratteristiche che lui aveva chiesto. Dovevano essere facce scavate, cattive, dei “fijidenamignotta”!
Vincenzo non ci pensò due volte, disse al regista che lui conosceva le persone giuste e che poteva procurargliele in poco tempo.
Certo che Vincenzo conosceva qualche fijodenamignotta! Da anni frequentava la sede del MSI di piazza Tuscolo. Sparse la voce fra i suoi amici camerati che lavoravano come “accaparratori” di clienti al mercato di via Sannio. Riuscì a reclutare parecchie persone tra cui il Palletta e tutti insieme presero l’autobus e raggiunsero Cinecittà.
Il regista assegnò al Palletta il ruolo del cowboy. Gli diedero il cinturone e da allora non lo tolse più!

L’ambiente del cinema non fu facile per lui. Memorabile fu lo scherzo del duello.
Stavano girando gli esterni di un film western dalle parti di via Tiburtina. Durante la pausa del pranzo un fonico si avvicinò al Palletta chiedendo se gli faceva vedere com’era bravo a sparare con la pistola.
Al Palletta non sembrò vero. Posò il cestino, si alzò e zac! Tirò fuori la pistola in un battibaleno e lo guardò soddisfatto.
Ma il fonico disse che era lento, scosse la testa e fece per andarsene.
Allora il Palletta lo fermò e ripeté il gesto mettendoci più impegno, ma il fonico continuò a non essere soddisfatto. Era lento, troppo lento e sicuramente in una sfida di velocità lo avrebbe battuto. Lo stuzzicava e il Palletta s’infervorava sempre più, così decisero di organizzare un duello. Intanto si avvicinava altra gente che iniziò a incitare il Palletta, urlando frasi come faje vède! sfonnalo!
Era stato tutto preparato dal fonico!
Decisero le regole del duello, schiena contro schiena, fecero i dieci passi, si girarono e… fuoco!
Il fonico si portò una mano al petto e cadde a terra bocconi rimanendo lì, immobile. Qualcuno si avvicinò, lo stesso Palletta gli disse di alzarsi, di non fare lo scemo daje nun fa lo stronzo… tirate su.
Un tizio si chinò, girò il fonico che aveva una grossa macchia di sangue sul petto.
A Palle’ l’hai ammazzato!
Qualcuno cominciò a urlare scappa Palle’! scappa, se no t’arrestano! Proprio in quel momento arrivarono due carabinieri.
Le divise erano quelle dei carabinieri di una volta, col pennacchio sul cappello, ma figuriamoci se il Palletta se ne poteva accorgere. Si sentì smarrito, non sapeva cosa fare, scappò via senza sapere dove.
Non fecero in tempo a dirgli che era tutto finto.
Lo trovarono due giorni dopo nascosto fra vecchi ruderi romani.
Faticarono per fargli capire che era tutto uno scherzo!

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