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Il giorno di dolore che uno ha

IL GIORNO DI DOLORE CHE UNO HA

“Quando tutte le parole sai che non ti servon più

Quando sudi il tuo coraggio per non startene laggiù
Quando tiri in mezzo Dio o il destino o chissà che
Che nessuno se lo spiega perché sia successo a te”

Ho ascoltato questa canzone per giorni, a volte ininterrottamente per tutto il giorno. A volte sperando, a volte temendo l’arrivo del momento in cui avrei spostato il piede e ricominciato a battere il tempo.

L’avevo scoperta per caso, uscita dalla radio sempre accesa al di là del muro della stanza in cui mi ero nascosta da quel giorno in cui il mio mondo si era per sempre capovolto.

Un giorno qualunque cominciato in un modo qualunque e continuato in un modo qualunque solo per gli altri.

Era così assolutamente adeguata a quel momento, in cui pensavo che non ci fosse spiegazione al fatto che Dio avesse  giocato con il destino estraendo un biglietto in cui c’era scritto il tuo nome.

Ed io ci avevo provato, lo giuro, a non andare a fondo, mi ero occupata di tutto e di tutti. Scelto foto, telefonato agli amici, consolato parenti, sistemato fogli e conti ma non ricordavo come, ricordavo solo il maledetto perché.

“Quando indietro non si torna quando l’hai capito che

Che la vita non è giusta come la vorresti te
Quando farsi una ragione vorrà dire vivere
Te l’han detto tutti quanti che per loro è facile”

Chissà quanti altri bigliettini con quanti altri nomi erano stati estratti da quando me ne stavo chiusa qui, e quanti mondi si erano capovolti e quanta rabbia e quanto stupore incredulo e quante parole vuote di chi non sa, di chi non capisce, di chi la fa facile.

Eppure la fa vera.

Perché la verità è che anche se una ragione non c’era, la vita sarebbe stata più forte, sarei sopravvissuta.

E poi è stato.

E’ stato il violino abbandonato sulla poltrona, è stato un raggio di luce a toccare l’archetto. E’ stata la voce di un bambino in cortile, l’odore del caffè dalla stanza accanto, ogni mattina.

La cura per me, nel silenzio, le parole non dette. E’ stata la radio sempre accesa, i racconti della vita che continua nonostante me, nonostante te. E poi è stata la neve, e poi di nuovo un po’ di sole, e una matita a terra pronta a scrivere su un pentagramma. Le cose da fare senza pensare. I tasti del pianoforte con la polvere sopra, l’aria che entra e la lascio fare. Una pizza in un cartone lasciata per caso davanti alla porta. Una piantina sul davanzale, la tenda che sbatte mossa dal vento.

“Quando il cuore senza un pezzo il suo ritmo prenderà
Quando l’aria che fa il giro i tuoi polmoni beccherà
Quando questa merda intorno sempre merda resterà
Riconoscerai l’odore perché questa è la realtà
Quando la tua sveglia suona e tu ti chiederai che ora è
Che la vita è sempre forte molto più che facile
Quando sposti appena il piede lì il tuo tempo crescerà

sopra il giorno di dolore che uno ha”

Il cuore senza un pezzo che ricomincia a battere il ritmo di quella canzone che continuo a sentire ogni giorno, l’ossigeno che quasi per caso fa il giro nei polmoni e il piede che si sposta un po’ a far crescere il tempo, nonostante me, nonostante te e il mondo capovolto.

 

Pubblicato inConcorso

6 Commenti

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