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Il giorno prima di Primavera

Mi manchi Ninetto.
Non dovrei dirlo così. Forse dovrei usare parole più ricercate , fronzoli della retorica per edulcorare questa assenza.
Ma la verità è impietosa e bussa alle porte del tempo ricordandoci che per quanto corriamo veloci esso ci precede e porta in regalo i ricordi non guardando mai dentro la confezione.
In questa mia alba che precede la primavera ho passeggiato un po’ in giardino, prima che il freddo pungente e l’ umidità mi dicessero:- non hai più vent’anni!-
Gli uccelli non hanno bisogno del calendario per annunciare la stagione. Ti ho pensato. Stavolta non ho invertito la marcia cambiando direzione.
Ti ho cercato. E i ricordi sono l’ unica eredità che portiamo con noi, valigia discreta che si fa aprire ad ogni occasione.
Quale cassetto apro?
Quello della bimba che ti aspettava perché dietro un sorriso all’aeroporto vi era sempre un abbraccio, una bambola?
Quello della ragazzina che era la tua ombra spesso invadente ma mai allontanata?
Quello dell’adolescente che beveva il tuo darti agli altri e alla Vita con l’entusiasmo del neofita e il coraggio del guerriero?
Quello della donna che sapevi esserti compagna nelle scelte, nelle iniziative, negli aiuti che, spesso incompreso, cercavi di portare?
Quello di Marina che talvolta, oggi sempre più spesso, annaspa da sola chiedendoti aiuto?
Io sono stata fortunata. Ho avuto accanto il mio eroe di bambina, il consigliere e l’ amico da adulta. Ho avuto l’esempio di un uomo che non si è piegato, con cui abbiamo lottato fianco a fianco per salvare la nostra famiglia dalle grinfie spietate di una banca e abbiamo vinto, a provare a noi stessi, prima ancora che agli altri, che uniti si può.
Ho avuto la possibilità di incazzarmi, di litigare con te e di dire tante volte ti voglio bene. Di essere abbracciata e confortata nelle mie cadute di donna e di abbracciare e confortare a mia volta quando ad essere debole non ero io.
Ogni sera dall’eremo dell’ ospedale in cui la pandemia ha condannato alla solitudine i sofferenti, il sentirci era un ammonimento di coraggio a parti invertite: l’ ammalato instillava fiducia al sano.
Questa è stata ed è la tua eredità: la Speranza regalata, sempre.
Come la Primavera. Ecco perché te ne sei andato il giorno prima.
Le hai lasciato il testimone. Sapevi che la Primavera, come te, sa pronunciare solo parole di Speranza.

Pubblicato inAmore

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