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Il lampadario

Il vento infuria nella valle, verdi fianchi di montagne orgogliose, rigogliose piante spontanee aggrappate l’un l’altra .
Solo due case e le finestre come occhi
Sopra un tetto di nuvole fuggono in gruppo, fino a formare una coltre di grigio denso. Nella stanza arriva il chiarore dopo una notte nera, punteggiata dalle luci, quante! della città lontana. Non arriva qui nessun clamore, nessun rumore, solo quel vento diventato brezza accarezzato dal sole che nasce. Sulla finestra i primi raggi, tepore e poi calore che spinge ad accogliere il dono della nuova giornata. Nella stanza lentamente si muovono le gocce lucenti del vecchio lampadario, si riempiono di luce e la irradiano sui parati a fiorellini, sui mobili scelti da quegli sposi che guardano dalle foto , un po’ timidi li ha colti lo scatto mentre sorridevano. La stanza sulla valle, le tende mosse dal vento, quasi caldo, un piccolo retaggio dell’estate e quei muri tiepidi dove si appoggiano i vecchi. Gli occhi cerulei sempre umidi di pianto, le mani in tasca fredde e tremule, il passo indeciso di chi non sa cosa più fare della propria vita. Le donne vergognose e fiere, un po’ madonne e un po’ regine. Madri per scelta o per errore,attente, amorevoli. Si ripetono gli stessi riti, tra la vita e la morte scorrono i giorni e gli anni. Le cassapanche che traboccano di biancheria profumata in attesa della sposa che li userà. Le donne preparano il suo letto, tra i cuscini mazzolini di fiori, erbe profumate, confetti e monete.

Pubblicato inAmore

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