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Il mandolino del pescivendolo

La più fantastica risata della mia vita la feci da ragazzina, avrò avuto 8/9 anni ma già manifestavo un forte interesse per le storie e le cose che accadevano attorno a me.

Provavo curiosità per le persone che ritenevo interessanti e, per la disperazione dei miei genitori, avevo anche qualche piccola mania come quella di fare visita alle persone appena defunte. ( Non immaginate quale varietà d’espressioni passano tra un pianto disperato e un sorriso di liberazione.) Non provavo paura, mi piaceva osservare i lineamenti di chi avevo conosciuto vivente, mi separavo da loro a modo mio, con calma, memorizzando le espressioni di coloro che gli stavano attorno, cogliendo particolari e stranezze.

Lo ammetto, a distanza di tanti anni, sono stata una bambina anomala, con una fantasia sfrenata e un carattere ribelle. A scuola riuscivo bene e mi bastava stare attenta in classe per capire quanto mi serviva, poi facevo i compiti e mi guadagnavo il pomeriggio libero, da usare a modo mio. Esploravo ogni angolo, curiosavo dappertutto, non c’era angolo del mio paese che non conoscessi. Selezionavo quel che ritenevo interessante, cose, luoghi persone e, di tutto volevo conoscerne le particolarità.

Don Luciano era una persona interessante ai miei occhi di bambina.

Faceva il pescivendolo ambulante, era parecchio trasandato, aveva una moglie piagnucolona e tanti figli con gli occhi azzurri ma, lui parlava sempre di un figlio che non conoscevo perché era in manicomio, al Mandalari. Ne parlava con amore, lo descriveva come un angelo e ai miei occhi di bambina divenne un personaggio fantastico, irreale. Lo immaginai come lui lo descriveva e un giorno che io e don Luciano parlavamo di lui, improvvisamente prese il suo mandolino e mi fece ascoltare una musica dolcissima.

L’aveva composta per lui e voleva il mio parere prima di fargliela ascoltare. Che meraviglia di sensazione, un vecchio che si aspetta un giudizio da una bambina. Per me quella musica rimarrà un ricordo indelebile. Ma,  nella famiglia, nessuno si preoccupava per quel figlio pazzo, don Luciano era il solo che l’amava e mi disse che, prima di morire, avrebbe distrutto il mandolino, perché gli altri figli non volevano ascoltare la sua musica e lui si riteneva poco amato.

Quando seppi che stava per morire mi precipitai a casa sua, volevo salutarlo quello strano musicista, ma quando arrivai era già morto. Lo avevano vestito per bene e giaceva sul letto con le mani intrecciate al rosario.

Io pensai al mandolino, glielo avrei messo sul petto.

Improvvisamente ci fu una gran confusione, la moglie si ricordò del mandolino e, come in una tragedia greca, lo prese tra le braccia come fosse un bimbo e lo cullò piangendo rumorosamente. Nel pianto ripeteva queste parole: “Sabbati stu mandulinu, sabbati stu mandulinu*”

Due dei figli si precipitarono a prenderlo e, nella foga, se lo fecero sfuggire di mano. Cadde con un rumore secco e si spaccò in due come fosse stato un anguria.

Istintivamente mi girai a guardare il defunto.
Giuro che sorrideva e mi lasciai contagiare.

Risi di gusto e me ne andai a casa dove mimai la scena e feci ridere tutti.

* “ Sabbati stu mandulinu“ : Conservate questo mandolino.

Pubblicato inGenerale

1 commento

  1. PierluigiDelPinto PierluigiDelPinto

    Una “bambina anomala”, curiosa e fuori dal comune, ha generato una donna ricca e sensibile.
    Che fortuna per tutti!

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