Salta al contenuto

il mio 2 gennaio …

 

Dopo giorni di bagordi natalizi durante i quali si sono accavallate, in me, emozioni diverse e a volte contrastanti : il ricordo dei cari che non ci sono più; il constatare che figli e nipoti, che prima erano bambini e ragazzi, sono diventati donne e uomini che – nelle loro nuove case – organizzano le feste per tutta la famiglia allargata come facevo io sino a poco fa’, oggi – finalmente – posso uscire in bici.

La passeggiata in bici inizia il giorno prima quando decidi a che ora andare, con quale bici, con chi e indossando cosa.
La mattina del 2, sveglia alle 7, caffè a letto – preparato da me come da 31 anni – sorseggiato insieme alla donna, amica, moglie, amante…..colazione…. Abbondante …
Ecco – ora – il momento della “vestizione”….
Quando inizio a indossare i vari capi, scelti in base al freddo e considerando che potrebbe essere necessario alleggerirsi nel corso della passeggiata, mi sento un po’ Giovanni di Pietro di Bernandone – poi Francesco d’Assisi – quando si prepara per andare in guerra contro Perugia.
Termina l’operazione la preparazione dello zainetto dove è opportuno inserire la giacca antivento, se non indossata, l’acqua e una camera d’aria di riserva oltre agli attrezzi necessari in caso di foratura.

Esco chiudendomi la porta di casa alle spalle e comincio ad assaporare ………
In cantina incontro la MTB che userò oggi. Per me è come andare in stalla a scegliere il cavallo, la vista della bici è sempre un momento entusiasmante, si comincia a gustare l’emozione e a pensare all’itinerario.
Indossato, come un elmo, il casco e i guanti monto sulla bici e, alzandomi sui pedali, mi sento in sella al mio cavallo pronto a galoppare verso la libertà.

La meta : Pozzuoli – caffè sul lungomare.

Da casa, comincio a scendere per via Pigna. Scendendo acquisto velocità e avverto il freddo pungente di stamane.
Mentre scendo incontro alcuni cavalieri che mi hanno preceduto e sono già di ritorno. Possono essere solitari come me o in gruppo. In gruppo assomigliano a piccoli battaglioni di cavalleria in perlustrazione o pronti alla carica. Il gruppo è caratterizzato anche dal suo vociare.

Quando si è in solitaria si ha modo di stare con sé stesso e di godere maggiormente il senso di libertà che solo la bici sa dare.

Dopo qualche kilometro arrivo alla rotonda di Via Epomeo, il mio cuore – anche se già preparato – si intristisce. Tanti sono i ragazzi extracomunitari, infreddoliti, fermi sui marciapiedi in attesa che qualcuno passi e li arruoli per una giornata di lavoro….. penso: ma il caporalato non era finito e vietato per legge ? e tanto altro ……
Passata la rotonda mi proietto verso Fuorigrotta, viale Kennedy, piazza Bagnoli….ed ecco che comincio ad avvistare il mare appena mi immetto in Via Napoli.
Sono le strade a me familiari ma sono simili e possono essere sostituite con quelle che ognuno conosce e percorre.
Intrapresa Via Napoli, da lontano, vedo Pozzuoli, Capo Miseno con dietro Procida e poi Ischia con il caratteristico Monte Epomeo.

La cavalcata è fluida, il “cavallo” risponde bene alla mia guida. Nel percorrere le curve e i saliscendi sento il cuore che si riscalda e avverto – dolcemente e progressivamente – lo stato di serenità e libertà che cercavo e che vivo sempre come se fosse la prima volta.
Le gambe fanno la loro parte e quando avverto un po’ di maggiore fatica la tecnologia mi viene in aiuto.
La bici che Andrea, Francesca, Giacomo ed Elvira – mia moglie – mi hanno regalato l’anno scorso, quando sono andato in pre-pensionamento, è molto leggera ed ha undici rapporti che posso usare per volare spedito.

Ma io preferisco, da buon cavaliere, provare la mia resistenza e cerco di non cambiare sino a quando il nuovo biciclo mi suggerisce di farlo.
Si – ti suggerisce – perché io la bici la sento, essa è parte di me, sono integrato con le ruote, il manubrio, il cambio, le luci, il GPS che ti indica la velocità, i km percorsi e, se voglio, anche il mio battito cardiaco.
Ecco, pochi minuti e sono arrivato alla meta : il baretto sul lungomare di Pozzuoli dove prendere il bicchiere d’acqua e il caffè.

Arrivato, scendo da cavallo, mi libero dell’elmo e dei guanti e scrutando il mare e l’orizzonte sorseggio il mio caffè che ogni giorno ha un sapore diverso perché differenti sono le emozioni che vivo – ogni volta – venendo qui.
Saluto il mio amico barista e risalendo a cavallo intraprendo la strada del ritorno.

Nel tornare quelle che erano discese ora sono salite e viceversa; ma l’itinerario è tutto – come la vita – l’andare e il tornare.
Arrivato a casa mi rendo conto che ho percorso circa 35 km in due ore ma ho accumulato tanta serenità e ho vissuto intensi momenti di libertà.

E mentre mi svesto già penso alla prossina vestizione e alla prossima galoppata……….

Pubblicato inFoto

1 commento

  1. Ernesto Ernesto

    Caro cavaliere meccanico, nella tua descrizione vedo l’amore per Napoli e una autentica, invidiabile serenità. Sono le cose semplici a farci felici. Grazie Rosario

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *