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Il mio angelo custode

Sono solo passati quarant’anni e mi sembra ieri che noi ci sposavamo.

Che cosa grande per noi ancora poco più che ventenni. Il nostro amore avversato dai tuoi,ancora oggi non capisco il perché, ma la mia cocciutaggine e il tuo immenso amore ci avevano resi forti, invincibili, contro tutto e contro tutti.

Volevamo e dovevamo sposarci, perché quel ” ritardo ” mi preoccupava.

Lo facemmo perché eravamo innamorati ,volevamo una famiglia, dei figli, una casa. Faceva molto caldo quel giorno, come oggi.

La chiesa era a pochi passi da casa mia, e quando entrai vidi delle piccolissime orchidee bianche e lilla, uguali al mio bouquet, gli invitati un pochino sudati aspettavano ansiosi gli sposi, temendo il ritardo rispetto all’ ora prevista. Ero puntualissima, lui mi aspettava ed appena lo vidi ebbi un tuffo al cuore. L’ amore della mia mia vita era bellissimo ed io ero raggiante di felicità. Il momento più emozionante fu quando ci suonarono l’ ave Maria di Chubert. Mi commossi e mi uscirono le lacrime che bagnarono le mie gote e le sentii calde come caldo era il mio cuore. Bellissima cerimonia e in serata, dopo un lauto festeggiamento partimmo per il nostro attesissimo viaggio di nozze. Non ai Caraibi o in America o in un altro luogo lontano, con la 127 verde di mia madre partimmo all’ avventura, in giro per la nostra bellissima penisola, l’ Italia per visitare le città d’arte,Firenze,Pisa, Perugia,Roma, i luoghi della natura, il Trasimeno, la foresta Umbra, il Gran Sasso. Quando arrivammo ad Orbetello per gustare una zuppa di pesce mi sentii male e dovetti correre in ospedale.

Che stava succedendo?

Era solo da una settimana che eravamo sposini e la paura di grande. Mi tennero in osservazione per una notte e il giorno dopo mi fecero il raschiamento.

Avevo avuto un aborto spontaneo.

Quanto piangemmo, e come mi disperai pensando che quel bambino non sarebbe mai stato abbracciato e baciato dalla sua mamma e dal suo papà, che non avrebbe messo il primo dentino, che non avrebbe imparato a camminare e a parlare, non avrebbe detto” mamma ” o “papà ” che non sarebbe andato all’ asilo, alle elementari, al liceo e all’ università. Non sarebbe diventato un uomo o una donna. Sarebbe stato per sempre il mio piccolino l’ angioletto che avrebbe guardato i miei figli venuti dopo e i miei nipoti.

Un piccolo angelo sempre nel mio cuore.

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Published inAmore