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Il mio lavoro in questi gironi di primavera

Faccio il mio lavoro da 25 anni. Ogni giorno incontro tanti clienti e quello che mi piace di più è scambiare con loro due chiacchiere e regalare un sorriso.
Ne ho viste di cose in questi anni! C’è la cliente che è sempre di fretta, che cammina a testa alta e non ha il tempo neanche per un saluto, ha chissà quale obiettivo da raggiungere, e che puntualmente si dimentica di prendere qualcosa. C’è il cliente che invece ha molto tempo e torna più volte al giorno solo per il piacere di parlare. Ci sono gli amici di sempre, che ogni volta che passano nel centro del paese non si dimenticano di venire a lasciarti un sorriso, una battuta scherzosa, una presa in giro. Ci sono i clienti saltuari e quelli affezionati. Ci sono i clienti timidi e quelli più estroversi. E poi tanti, tantissimi turisti, che mi mettono a dura prova, nel dovermi destreggiare nel mio inglese ancora poco fluido.
Il negozio in cui lavoro è un crocevia di umanità. Umanità tutta diversa. Ed io mi sono sempre sentito un privilegiato a poter fare da spettatore a tutte queste vite.
In Italia ci sono i parrucchieri e poi ci siamo noi. Mentre sceglie un vino buono per festeggiare qualche occasione speciale o ordina del prosciutto, la gente ci racconta tutto, ma proprio: vita morte e miracoli, soldi amori corna disastri politica amici nemici, qualsiasi cosa! Se vuoi sapere l’ultima in paese, chiedi a noi! Nel nostro negozio la gente si confessa!
Ma in questi giorni di emergenza tutto è cambiato. Si sono intensificate le consegne a domicilio, un servizio che abbiamo pensato sia per la nostra attività commerciale sia per rispetto ai clienti. E allora mi capita di consegnare la busta in un cestino fatto calare dall’alto con una corda, o di lasciarla su una sedia in mezzo al giardino. C’è chi entra in negozio con mascherina e sciarpa per poi leccarsi le dita per contare i soldi di carta. C’è chi mi rimprovera perché ho fatto uno scalino di troppo. C’è chi mi saluta dalla finestra. Perché poi, il lato amaro di tutta questa faccenda è che chiunque può essere l’untore, anche io, che rischio ogni giorno per non fare mancare a nessuno i beni di prima necessità.
Alcuni clienti mi chiedono scusa perché prendono troppe misure di sicurezza nei miei confronti, alcuni mi dicono di aver paura, altri quasi commossi mi lasciano una mancia, qualcuno mi chiede “Ma quando finirà?”. Le liste della spesa vengono dettate per telefono oppure mi arriva un messaggio via whatsApp, a volte si instaura anche un rapporto confidenziale, qualche smile o un grazie con una faccia con bacino, per accorciare le distanze! Un caro amico nella lista della spesa mi ha chiesto 1 abbraccio.
Io li abbraccerei tutti i miei clienti. Mi piacerebbe stringerli in un abbraccio collettivo e dire loro che finirà. Ma quando finirà? Anche io ho paura.
Indosso guanti, mascherina e mi preparo ogni giorno con grande attenzione, ma mi manca la parte più bella del mio lavoro. Mi manca il sorriso. Mi manca la parte umana.
Dietro le mascherine, scruto gli occhi: leggo in tutti solo paura.

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