Salta al contenuto

Il mio ritorno a Napoli

Ero rientrato da pochi giorni a Napoli dopo aver trascorso nove anni in terra veneta per motivi di lavoro e, come consuetudine vuole la mia città ormai metropolitana, nelle occasioni che contano diventa talmente piccola che il passaparola impiega qualche attimo ed ecco che il telefono comincia a squillare e l’amico fraterno d’infanzia che non vedevo da oltre venti anni, diretto come un treno ad alta velocità mi informa di sapere che sono tornato a casa.

Ezio è di quelle persone che perdi di vista per tanti motivi ma che risenti dopo anni e sembra di avergli parlato il giorno prima. Impegnato da sempre in politica sembra non essersi mai accorto dei cambi di nome, di segretari del suo partito, lui sempre impegnato in qualsiasi ruolo occorra con passione e coerenza legato ai fondamentali di quello che fu il PCI.

Ti devo parlare con urgenza, vediamoci domani alle 11 al bar vicino alla funicolare al Corso Vittorio Emanuele. Quando l’amico chiama con fare perentorio, non c’è da discutere, il giorno successivo puntuale ero seduto al bar, che non frequentando più la zona da qualche decennio, non ne conoscevo neanche l’esistenza.

Ci ritroviamo io ed Ezio con altri quattro amici tra i quali uno a me del tutto sconosciuto ma non certamente al PCI di vecchia memoria o ai veterani della CGIL, Ernesto il suo nome con i suoi oltre ottant’anni ma con una lucidità, una conoscenza della storia di Napoli senza uguali.

Dobbiamo far riaprire la chiesa di San Carlo alle Mortelle chiusa da anni per una voragine al suo interno e fare una operazione di rivalutazione della zona.

Questo l’imperativo ordine di scuderia che non ammetteva né se né ma.

Per chi non è di Napoli, la zona delle Mortelle, chiamata così per la presenza di piante di mirto esistenti all’epoca in zona, si trova a monte dei quartieri spagnoli e ai piedi della collina del Vomero nella parte ove è situata la certosa di San Martino, era nota per i primi insediamenti di monasteri e ordini religiosi, per l’aria salubre che si respirava, poi con la realizzazione del Corso Vittorio Emanuele che tagliò la zona in due, la tranquillità e l’esclusività della zona vennero meno. In questo contesto sorge la bella Chiesa seicentesca di San Carlo alle Mortelle che negli anni 60/70 divenne vero e proprio laboratorio politico e religioso, di dialogo tra forze di sinistra e cattolici, con un associazionismo militante che presto si trasformo in comunità di base del dissenso all’interno della Chiesa così come nel resto del Paese nella fase postconciliare.

Tra un buon caffè e due sfogliate divise in sei porzioni, delle quali due molto piccole per la presenza di due diabetici che fingemmo di proteggere per mero opportunismo, decidemmo di smuovere le acque per sbloccare un finanziamento dei lavori già esistente, chiedere una sistemazione sommaria della pavimentazione e dei marciapiedi malconci – ben conoscendo la situazione deficitaria delle casse del Comune – e una rivalutazione di alcune importanti figure storiche della zona.

Convocammo una manifestazione silenziosa nella piccola piazza invitando l’Amministrazione Comunale, giornalisti, famiglie e gli amici con i quali avevamo condiviso tante esperienze negli anni della nostra gioventù.

Ci ritrovammo in oltre trecento, più del doppio di quanto potesse contenerne la piazza, i cartelli apposti ai cancelli della chiesa parlavano per noi, l’Assessore alla Cultura del Comune volle essere informato sulla nostra idea di rivalutazione di alcuni personaggi che erano vissuti in zona tra i quali un famoso anarchico, uno scrittore e studioso della storia di Napoli, un noto pittore e una celebre attivista della breve Repubblica napoletana del 1799.

Ma c’era anche una grande antica cappella contenente un crocifisso ligneo del 600 in pessime condizioni da sistemare, ma lì occorreva attendere i tempi della Soprintendenza e i soldi che il Comune non aveva.

Io e l’anziano amico Ernesto ormai eravamo negli uffici del provveditorato alle Opere Pubbliche almeno due volte a settimana, Ezio a chiedere l’impegno dei suoi amici e conoscenti parlamentari per sbloccare le pastocchie burocratiche e trovare anche qualche anima buona che si impegnasse a far restaurare la grande Cappella, gli altri sguinzagliati sugli uffici del Comune sempre a nome del paziente Assessore alla Cultura.

San Carlo alle Mortelle, interno

Dopo due anni la Chiesa tornò al suo antico splendore, la piazza oggetto di alcuni interventi minimali, una targa marmorea posta dal Comune ma pagata con i nostri soldi per ricordare lo scrittore e studioso nel centenario della sua nascita con una cerimonia in pompa magna alla presenza del Sindaco e altre autorità, la cappella restaurata e illuminata a festa a cura del titolare di un garage della zona.

La Chiesa di San Carlo alle Mortelle, facciata

Il giovane parroco irriconoscente convinto di chissà in nome di quale interesse politico di parte avessimo agito non accennò neanche un ringraziamento, andammo via certi di aver restituito anche se in minima parte di quel tanto che avevamo ricevuto in gioventù da un grande prete che guardava avanti almeno di vent’anni, dagli abitanti del quartiere, dai dignitosi occupanti di quei bassi, da quei bambini oggi uomini in parte decimati dalla guerra di camorra e altri onesti operai e artigiani che al nostro ritorno dalla cerimonia di inaugurazione della Chiesa vennero incontro stringendoci la mano, abbracciandoci, e invitandoci a prendere un caffé o mangiare qualcosa.

Il loro sorriso, le grandi mani sulle nostre spalle ci convinsero che aldilà di tutto a distanza di oltre quarant’anni, il cuore, l’essenza della città e della sua gente più semplice, più vera non era cambiato per nulla, ci convincemmo che ne era valsa la pena dedicare parte del nostro tempo per ciò che conta in nome di quei valori non di facciata.

il Cardinale Sepe e il Sindaco De Magistris nella Chiesa di San Carlo alle Mortelle restaurata

Published inLuoghi
  1. Giustino Bisogni Giustino Bisogni

    Ho letto i due racconti ed ho avuto la conferma della mia prima impressione quando ti ho chiesto l’amicizia: bella prosa, che oggi definirei ottima , con una vela di romanticismo, classico di noi napoletanti. I due racconti sono molto belli. Complimenti e tienici informati sulle prossime “fatiche”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *