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(Il mio talismano della) Felicità

“Siate felici, agite nella felicità, sentitevi felici, senza alcuna ragione particolare”.
(Socrate)

Da quando giorni fa ho letto della nuova staffetta letteraria proposta dall’amico Pier sul tema la Felicità, ho cominciato a pormi un sacco di domande. Mi sono anche chiesta quale fosse l’opinione comune più condivisa al proposito.

E siccome siamo in tempi di sondaggi, ho pensato di farne uno anche io.
Così ho cominciato a domandare in giro al lavoro fra i miei colleghi, a pranzo con un paio di amiche, in famiglia a mio marito e alle mie figlie, che cosa sia per ciascuno di noi la Felicità. Non paga, sono anche andata a leggermi sull’enciclopedia il significato che viene attribuito a questo stato d’animo.

Ebbene, è opinione piuttosto comune che la felicità altro non sia che un mito, una leggenda, soprattutto per chi è in là con gli anni: pochi sostengono di averla conosciuta, e pochissimi si sono considerati così fortunati da assaporarla a lungo.

In altre parole, per molti di noi la felicità è da considerarsi come un fattore esterno a noi stessi, un sentimento che deve essere ricercato ma che raramente lo si trova.
Alla base di tutto c’è un ovvio limite: la maggior parte di noi paragona la Felicità ad un premio, un trofeo da conquistare o meglio, da meritare.

Invece, sempre in questi giorni, da qualche parte ho pure letto che gli studi scientifici dimostrano che il nostro cervello è programmato per produrre continuamente Felicità. In ogni istante, mentre noi rincorriamo pensieri, progetti, obiettivi, il cervello sta -come dire?- “felicitando”, ossia si sta predisponendo a creare una condizione di pienezza e di soddisfazione, che non dipende  dalle circostanze esterne e, incredibile ma vero, non ha “scadenza” temporale!

Il cervello tende all’equilibrio mantenendo sempre attive le centraline del piacere e della gratificazione, secernendo endorfine e neuro-trasmettitori, in particolare la serotonina, responsabile di uno  stato di benessere e felicità. Me lo ha ribadito anche mia figlia, quella che studia medicina!
Ma allora, insisto, perché la felicità sembra tanto rara?
Nonostante il cervello sia sempre pronto a generare Felicità, nell’esperienza di molte persone sono soprattutto gli stati d’animo negativi ad avere la meglio: io per prima, molto spesso mi faccio invadere dai brutti pensieri, da preoccupazioni e ansie che quasi mettono delle vere e proprie radici dentro al mio animo, e “infestano”la mia mente, così come fanno le erbacce in un giardino ben curato.

Vi è mai capitato di guardare con diffidenza alle persone che pur avendo davvero poco, si dicono felici? Si pensa che siano ingenue o magari, di poche pretese.
In realtà siamo noi ad esserlo quando ci facciamo convincere dall’idea che non si può essere felici quando si è soli, o con pochi mezzi, senza una bella casa o un lavoro gratificante.
Questo perché sono le condizioni che poniamo alla felicità a renderci insoddisfatti: siamo sempre alla ricerca di qualcosa, della speranza che si realizzi un progetto o che si presenti un evento appagante che possa finalmente farci sentire felici.

Ecco che allora percepire la Felicità diviene una cosa rara, quasi eccezionale.

Se poi ti soffermi a pensare su quanti siano i momenti davvero felici nella vita, l’opinione comune è che essi si contino sulle dita di una mano e corrispondano a eventi eccezionali: il matrimonio, il primo amore, la laurea, la firma di un buon contratto, una vacanza memorabile, la nascita di un figlio…
E nella vita di  tutti i giorni? No, nella vita di tutti i gioni, purtroppo, quasi nessuno si accorge più di essere felice, anche solo per un istante, assuefatti come siamo alla routine e alle abitudini.
Invece la vita è cosparsa di un’infinità di attimi felici, piccoli momenti che tendiamo ad ignorare.
Non è necessario sottoporsi a troppi sforzi pratici o morali.
La Felicità ha soltanto bisogno di un po’ più di spazio da farle dentro di noi.

Ma se pensiamo che la felicità sia il frutto di condizioni ideali, se pensiamo cioè che saremo felici “solo” quando avremo realizzato un determinato obiettivo, stiamo rimandando la felicità a un futuro utopico che potrebbe non arrivare mai.

Faccio la saggia, filosofeggio… ma anche io, miei cari amici, me lo ripeto continuamente, come un mantra: non bisogna mai opporre la realtà di oggi ai sogni di domani.

La realtà deve essere il nostro sogno. Oggi. Qui.

Tutto quello che ci serve per essere felici è già a nostra disposizione. Non c’è altro da cercare.
Il buon vecchio Socrate lo aveva capito secolo fa!

Pubblicato inGenerale

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