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Il mio Valhalla

CONTAME IL TEMPO DEL CORONAVIRUS

In questo momento mi manca il mio scoglio. Quel neo sull’epidermide della mia spiaggetta sotto la città che mi faceva sentire regina della mia isola, per pochi minuti, pochi incomparabili istanti di piacere puro e disinteressato.

Routinaria nella cacofonia di idee e movimenti, come solo una ” gemelli” purosangue sa essere, trovavo lì la mia valvola per lo sfogo da un quotidiano troppo spesso intriso di problematiche che gli empatici per indole non sanno chiudere fuori da sé.

E guardare in alto mentre si cammina su una spiaggia desolata di inverno o si è seduti in silenzio a suonare i tasti dei pensieri. Ora neri, ora bianchi per fare di una Vita una melodia unica, un capolavoro anche quando non è un crescendo rossiniano, anche quando il suono è solo un requiem.

Sì, mi è capitato spesso di guardare in alto. Di immaginare altri mondi, altre vite, magari altre me che, nei bivi hanno scelto direzioni opposte alle mie. Un cielo blu sopra le nuvole. Qualcuno un giorno scrisse: “anche i nembi scuri hanno le bordure argentate.”

È la Speranza che si cuce come orlo ad ogni cosa.

E in quel movimento, alzare la testa verso il cielo, c’è l’evoluzione darwiniana dell’essere umano. Lentamente, costantemente, tenacemente. Gli avverbi della Speranza. Che fecero di un qadrupede un bipede e poi un pensiero e poi…ma solo poi…un semidio.

Dal mio scoglio, se solo avessi potuto raggiungerlo, avrei guardato il cielo, sarei salita a bordo idealmente di un gabbiano ad alzarsi verso il sole. Mi sarei arrampicata su una nuvola , sia di pioggia o di semplice ombra, e avrei avuto l’ardire di bussare alla sua porta.

– Ehi, tu…- gli avrei detto. Solo per farlo spazientire. Poi lo avrei abbracciato in silenzio. Chi dice che non si abbraccia un Dio?

È in questi momenti che è tremendamente solo!

La natura ci sta facendo vedere quanto l’uomo le sia fatale. Quanto nella stasi umana ella ritrovi se stessa, la purezza dell’aria, la limpidezza delle acqua, la meraviglia della lentezza, quel panta rei lenitivo.

Ma a quale prezzo! Sul suo bancone stiamo lasciando le bare, senza un saluto, senza un fiore, rimasto in un prato a ricordarci che fra tre giorni è primavera.

Poi sarei scesa. Avrei guardato il mare. Per riempirmi di ciò che amo. Per sognare una morte vinta, “sconfitta da un’immortalità conquistata con il coraggio”. ( cfr. Digilander)

Il mio Valhalla !

Anno domini 2020 , 17 marzo…sono a passeggiare nel mio giardino…i germogli di bergamotto annunziano la zagara, il profumo della Vita.

Alzo gli occhi al cielo.

È terso. È azzurro.

Dal sipario di stelle vedo un volto…Mi fa’ l’occhiolino. A modo suo, mi parla di Domani!

la foto di copertina è di Marina Neri

Pubblicato inGenerale

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