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Il Mogol

“Ohhhhh….Ahhhhh….Ohhhhh” intonò il Mogol.
“Uhhhhh….Ihhhhhh….Uhhhhh” risposero i monaci.

Dal mio punto d’osservazione la scena era spettacolare. Le montagne più alte del mondo erano lì, di fronte a me. Un unico coro risuono’ nell’aria.

“Ehhhhh….Ihhhhh ….Uhhhhh”.

Le valli sottostanti riecheggiarono ed i grandi corni risposero all’unisono. Un brivido mi attraversò il corpo, non avevo mai assistito all’ascesi di un Mogol e non avrei mai potuto immaginarla così.

Il freddo pungente degli oltre tremila metri e lo stupendo panorama avevano creato, tutt’intorno, un’atmosfera incantata.

Erano le 6.30 del mattino ed il sole colorava di rosa le vette del Tibet.

I monaci, nelle loro tuniche rosse porpora, che lasciavano nuda una spalla, facevano da cornice a questo stupendo scenario.
Io ed i miei sherpa eravamo in ottima posizione, proprio di fronte al Mogol che, in quell’istante, aveva assunto la posizione yoga del leone.
Il momento era solenne; guardai i monaci alla mia destra. Alcuni erano solo dei bambini, di non più di una decina d’anni e ridacchiavano, cercando di non farsi vedere, celandosi dietro ai compagni delle file anteriori; altri, con gli occhi sbarrati, non avevano attenzione che per il Mogol.

La faccia, rubiconda e pacioccona, lo faceva apparire più un fenomeno da baraccone che un gran sacerdote.

Era concentratissimo…… era lì presente ma contemporaneamente lontano, distaccato, come in un altro mondo. Sembrava non soffrire assolutamente il freddo; braccia e piedi, scoperti da oltre mezz’ora, immobili in una posizione anche scomoda.

Apriva e chiudeva gli occhi lentamente. Sembrava quasi che gli occhi girassero nelle orbite…. le pupille sparivano verso l’alto mentre le palpebre si abbassavano e, alla riapertura, comparivano come se sorgessero dal basso.

Mi dissi che doveva essere solo un effetto ottico……. ma, guardandolo bene ….no!……….

Nessun essere umano sarebbe stato capace di farlo. Lo osservai meglio.

Intorno al corpo una nebbietta azzurrognola ne delineava i contorni. Avevo sentito già parlare di Aura Vitale ma era la prima volta che la potevo osservare.

La preghiera mormorata dei monaci, nonostante fosse monotona, conferiva un non so che di musicale alla cerimonia. Non capivo una parola di ciò che dicevano ma avevo l’impressione che il ritmo andasse man mano aumentando.

Gli sherpa parlottavano tra loro, con aria interessata, in atteggiamento che potevo definire reverenziale verso il rito che si stava compiendo.

Non guardavano mai il Mogol, quasi che fosse tabù.

Ora il ritmo era incalzante; potevo sentire distintamente l’affannarsi cadenzato delle voci dei monaci……. i corni squarciarono il silenzio con una nota grave e lunghissima.

Il suono nelle mie orecchie cominciò a vibrare….. a vibrare sempre più…… guardai il Mogol…. la nebbietta azzurra era ora ben visibile e luminescente…… lui, sempre nella stessa posizione, ma sollevato da terra….almeno trenta centimetri e continuava a salire.

Le voci dei monaci intonarono un canto sulle note dei corni…. la testa mi girava…. mi sentivo la febbre. Il Mogol era almeno a due metri d’altezza. Non sopportavo più quel suono.

La testa era pesante….. mi portai istintivamente le mani alle tempie….. qualcuno mi scrollò le spalle.

“Qualcosa che non va ?” disse il bigliettaio del tram…

Sulle mie gambe, dal giornale aperto, mi sorrideva la foto di un monaco tibetano.

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