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Il nostro sogno

“Ma sicuramente c’erano anche dei sogni che si dimenticavano del tutto, dei quali non restava più traccia, tranne un certo strano stato d’animo, uno stordimento misterioso.

Oppure si ricordavano solo più tardi, molto più tardi, e non si sapeva più se si era fatta un’esperienza reale o soltanto sognato. Soltanto… soltanto…! “

Arthur Schnitzler, Doppio Sogno, 1926

 

Ricordi? Avevi gli occhi tristi in quei giorni. L’autunno del 2004. Non eri riuscita ad entrare al Piccolo di Milano, il tuo obiettivo da quando avevi cominciato a fare teatro, a scuola, da piccola. Era stata per te una sconfitta. Forse la prima sconfitta, cocente, della tua vita. Ed avevi deciso di chiudere per sempre con il teatro, nonostante fosse la tua grande passione e tu una bravissima attrice.

La bellezza del tuo viso ne guadagnava. Sembravi un ritratto: proporzioni perfette, le linee del volto precise, la bocca disegnata con le labbra carnose, il naso dritto, gli occhi un pò in giù che sembravano volerti separare dal mondo con un velo.

Te lo dissi con il mio modo di parlare diritto, senza fronzoli: le emozioni sembrano scivolarti addosso senza bucare quel velo.

Mi dicesti, dopo, che ti sembrò una rivelazione.

Azzardai a scriverti quel messaggio. Era un sms. Non c’era ancora whatsapp e non c’erano nemmeno gli I-phone. Scrissi con il mio enorme Nokia, che adesso è esposto insieme al Motorola al Moma di New York come modernariato industriale.

Ti raccontavo il sogno che avevo fatto, quella notte. Ero steso sul letto in dormiveglia e vedevo una sagoma avvicinarsi al letto, eri tu, la tua bocca e il tuo corpo fremevano. Mi svegliai mentre ci baciavamo.

Al mattino seguente avevo addosso “un certo strano stato d’animo, uno stordimento misterioso.” Ma tutti i dettagli di quel sogno mi erano rimasti impressi. E li raccontai a te in quel messaggio. Era il 23 novembre.

Ma io ero già innamorato perso di te. Da quando, due mesi prima, un pomeriggio tornando alla Delta ti avevano presentata a me – “lei è la nuova tirocinante” – ed io di quel momento ricordo tutti i particolari: come eri vestita, chi aveva aperto la porta, chi c’era attorno a noi, i colori del mobilio, gli odori. Tutto.

Si era fermata la mia vita e da quel momento prese a camminare in un’altra direzione, inaspettata come il sogno di quella notte. E tutte le scelte, gli avvenimenti di quei mesi, il trasferimento a Padova, le fughe dall’ufficio per raggiungerti a casa – la nostra prima casa – nel ghetto, in un’atmosfera incantevole, erano declinati su di te e su un possibile Noi.

Subito dopo abbiamo cominciato a sognare in due, non era più un sogno, era la nostra vita. E i tuoi occhi, da allora, hanno tutti i colori del mondo.

Siamo arrivati fin qui, a sedici anni dal quel sogno notturno, dopo una decina di case diverse, i tantissimi viaggi e la voglia di immaginarci ancora in nuovi luoghi con altri mondi da scoprire, instancabili e appassionati sognatori.

Il nostro sogno continua…

Tanti auguri, amore mio.

 

 

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Published inAmore

Un commento

  1. Bezzo Bezzo

    Questi sogni è giusto che continuino …

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