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Il primo amore non si compra

 

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Il mio nome è Glauco e, nonostante l’età, nelle giornate di sole amo ancora passeggiare per le vie della città seguendo solo il lento alternarsi dei miei passi. Senza meta attraverso i decumani, mi attardo nel foro, mentre mi abbandono in ricordi sempre più antichi e sbiaditi. Mi perdo nel sorriso di una giovane schiava o negli inviti di un venditore di lucerne e mi ritrovo davanti al lupanare più famoso di Neapoli, quello che fu di Gallio Ulpico all’epoca di Tiberio. Il cuore inizia a battere forte, gli occhi si inumidiscono e all’improvviso mi ritrovo indietro nel tempo, quando avevo da poco indossato la toga virile e negli occhi mi brillava la voglia di mordere la vita, di conoscerne ogni segreto. Quella mattina, mi apprestai alla scoperta delle scoperte, era la mia prima volta e avevo sdegnosamente rifiutato che mio padre mi accompagnasse. Ero adulto ormai e avrei fatto da solo! Invece, davanti all’ingresso di quel luogo tanto sognato, indugiavo perdendomi nella folla.
A un tratto mi feci coraggio ed entrai nell’atrio del lupanare. Uno schiavo mi indicò la scala di legno che portava al primo piano. Guardavo il lungo ballatoio su cui affacciavano tante stanzette, non ebbi neanche il tempo di capire che fui subito attorniato da due o tre lupe. Mi sorridevano, mi carezzavano, mi toccavano le parti intime, ognuna mi spingeva verso il suo cubicolo. Restai lì imbambolato a misurare la distanza tra i miei sogni e quella realtà, finché altri clienti non ruppero l’incantesimo. “Se non hai voglia, vattene!” “Che ci vuole a decidere?” “Mica aspettiamo che diventi vecchio…”.
Urla che furono schiaffi in pieno viso per me che mi perdevo tra rotondità scoperte, labbra carnose, gambe affusolate e vulve appena in vista tra un velo e l’altro. Fui costretto a scegliere e mi lasciai condurre dalla più giovane. La pelle del color dell’ambra, gli occhi scuri e un corpo statuario trasformarono in una reggia quella stanzetta che aveva solo un letto, una sedia, un catino e una brocca d’acqua. Alla lupa bastò poco per capire che quella era la mia prima volta. Si liberò dei veli muovendosi quasi a passo di danza, la bocca lasciava intravedere denti bianchi, perfetti, mentre i capezzoli sembravano puntarmi. I miei occhi si perdevano in tutta quella bellezza, lei iniziò a spogliarmi con grande maestria, ero teso come la corda di un arco e il cuore più che in petto lo sentivo battere tra le gambe. Clio, rammento ancora il suo nome, mi prese per la mano e mi sussurrò: “Sta’ tranquillo, ti aiuto io, lasciati guidare…”. Le sue parole fecero crescere ancor di più il desiderio e non capivo cosa volesse indicarmi. Poi seguendo il suo sguardo, vidi sulla parete alle mie spalle sei quadretti dalle tinte vivaci, sei posizioni erotiche e di fianco a ognuna il prezzo. Dovevo scegliere, così feci un cenno e in un baleno me la trovai con la testa tra le gambe. Il ritmo della sua bocca sembrò succhiarmi anche l’anima e non ricordo più se fu solo un attimo o durò per un’eternità. Il suo calore e il mio furono una sola cosa. Si alzò lentamente e mentre si puliva mi continuava a guardare, si stese al mio fianco e mi accarezzò prima il petto e poi la sua mano piano piano scese più giù. Quando avvertì che il mio corpo era di nuovo pronto, si spostò su di me e cavalcandomi mi procurò un altro orgasmo. Ero in estasi, quella seconda volta inaspettatamente fu ancora più bella, la tenni stretta nelle mie braccia, la carezzai, le baciai le labbra, il collo, i seni, non sarei più andato via. Ma le urla dei clienti in fila mi riportarono alla realtà, era il momento di pagare. Con gli occhi bassi lasciai furtivamente le monete sulla sedia e l’abbracciai sussurrandole “A presto”. Solo sull’uscio del cubicolo trovai il coraggio di domandarle “Come ti chiami?”.
Il giorno dopo al lupanare chiesi subito di lei, di Clio. Mentre aspettavo il suo arrivo mi intrattenni a leggere i commenti dei clienti incisi sulle pareti: una lista di complimenti di fianco al suo nome insieme agli inviti a provare questa o quella posizione… In me crebbe un moto di gelosia e, se ci penso bene a distanza di tanto tempo, è una sensazione che avverto ancora. Lo so è ridicolo pensare di innamorarsi di una prostituta e ancor peggio pensare di poterne essere gelosi, ma questo fu ciò che provai. Entrò e nel vedermi si aprì in un gran sorriso “Sono contenta, vuol dire che ieri…”. Non le detti il tempo di finire la frase, convinto come ero di aver già imparato tutto sul sesso, scambiai foga e impeto per erotismo. Clio si staccò dalla mia presa con dolcezza. “Non hai ancora scelto” disse ammiccante con lo sguardo. Mi girai di scatto, lo avevo dimenticato, quell’offerta aveva un sapore amaro, mi metteva a disagio, così grugnii qualcosa, tipo “Scegli tu…”. E lei non si fece pregare, piegandosi in avanti e aiutandomi a farsi penetrare. Le natiche nel contrarsi sembravano un mantice capace di aspirarmi e di non lasciarmi più, crollai sulla sua schiena lucida del mio sudore. Lei si girò e mi carezzo dolcemente il viso. “Questa volta finisce qui, se il lenone venisse a saperlo…”. Mi rivestii contro voglia e insieme alle monete poggiai sulla sedia una rosa che avevo portato con me. I suoi occhi si illuminarono e ci abbracciammo incuranti delle pressioni dei clienti. Ci tornai il giorno dopo e poi ancora e ancora e ogni volta scoprivo qualcosa in più sul mio corpo e sui tanti modi di prendere e dare piacere. Tra noi era nato qualcosa in più del fare sesso in un lupanare, sembrava incredibile che in un luogo tanto disgustoso potesse nascere un fiore così delicato. Eppure in quell’inferno fatto di volgarità e libidine qualcuno si era finalmente accorto di lei e per me, non ho vergogna a dirlo, era nato l’amore. Iniziammo a vederci nelle sue poche ore di libertà, una relazione fatta di gesti delicati, piccole attenzioni che col tempo avevano sciolto i dubbi e le resistenze di Clio, diventando un sentimento profondo per entrambi. L’aspettavo nei pressi del tempio dei Dioscuri, a prudente distanza dal lupanare, lei mi raggiungeva trafelata appena libera. Il nostro era un amore difficile, contrastato, fatto di momenti, di incontri clandestini, di sogni irrealizzabili, perciò ancora più intenso. Poi un giorno sul finire dell’estate mi disse con le lacrime agli occhi “Non cercarmi più, sarebbe inutile e ancora più doloroso per entrambi, domani all’alba insieme ad altre lupe mi porteranno a Capua, al mercato degli schiavi e…”. Non le detti il tempo di chiudere la frase, la baciai come non avevo ancora fatto, le dissi tutto il mio immenso e disperato amore, provai a inventarmi tante vie d’uscita, fin quando, stanca, acconsentì a vederci prima dell’alba al tempio di Cerere. “Scapperemo, andremo lontano, dove nessuno ci potrà riconoscere e finalmente vivremo insieme…”.
L’aspettai fino al mattino, poi accecato dalla rabbia e dal dolore andai al lupanare, ma di Clio non c’era più traccia. Non ci volevo credere e invece non l’avrei mai più vista.
Davanti al lupanare rivivo quei giorni come fosse oggi, ho le gambe stanche e i capelli bianchi, ma le emozioni sono ancora vivide, profonde, sento perfino il corpo tendersi come un arco e il cuore spezzarsi dal dolore. Guardo quell’uscio, che non ho più varcato da allora, con gli occhi bagnati di quel ragazzo che oggi ha le sembianze di un vecchio e dalla gola sale solo un nome, il suo.

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8 Commenti

  1. Marina Marina

    Bellissimo racconto. Emozionante

  2. Sante gorini Sante gorini

    Emozionante…un pochino troppo romantico a mio avviso, troppo politicamente corretto. Non credo che tanta ” sensibilità ” alberghi nei maschi adolescenti sia dell’ altro ieri, di ieri o di domani.
    La curiosità, l’ ansia da prestazione, l’ insicurezza della prima volta lasciano ben poco spazio ai sentimenti ma più alle sensazioni

  3. Rosario Esposito Rosario Esposito

    Complimenti davvero Gianni. Un racconto molto delicato e profondo. Io penso che davvero si vivevano tante emozioni e nascevano tanti amori in quei luoghi da te descritti…. ..

  4. Luigi Luigi

    Avvincente ma nel contempo straziante. Sapevo di importanti abilità, ora,temo,sarò tuo fan…!!!🤗

  5. Daniela Untolini bocci Daniela Untolini bocci

    Bello, delicato, grazie Gianni

  6. PierluigiDelPinto PierluigiDelPinto

    Una perfetta interpretazione del tema del Concorso: ci può non essere giustapposizione tra amore ed erotismo perché entrambi sono colori di una tavolozza più ampia e differenziata fatta di toni accesi e sfumati. Nella tua storia se ne possono rintracciare diverse di sfumature. Ed è per questo che il tuo racconto, sostenuto da un’ottima tecnica, seduce e coinvolge. Complimenti!

  7. Pierluigi Sessa Pierluigi Sessa

    Bel racconto, emozionante e delicato. Complimenti

  8. Iaia de Marco Iaia de Marco

    Il racconto conferma la tua recente inclinazione al classico inaugurata dalle Storie neapolitane: una convincente macchina del tempo che ben rappresenta la coesistenza di tutte le epoche tipico della nostra città. Scrittura limpida. Complimenti

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