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Il ragazzo che colora i sogni

Immaginate lo stupore di un bambino quando entra in un parco divertimenti. Lo scintillare dei suoi occhi. Le risate fragorose quando la giostra prende velocità. La meraviglia e l’incanto di scoprire un mondo di favola. L’assoluta certezza di essere immerso in un sogno.

Ecco, adesso prendete questa immagine e toglietene i colori. Cosa resta dello stupore, delle risate, della meraviglia? Dove finisce lo scintillio? Quale sembianze assume la favola?

Un sogno senza colori non è un sogno.

Ecco, Luca è questo: il ragazzo che dà colore ai sogni. Dove c’è una giostra c’è un bambino che sogna. E i suoi sogni si colorano degli scintilli delle lamiere delle macchinine, del bianco luminoso dei cavalli, del verde delle foglie che circondano i bruchimela, del rosso abbagliante delle portiere delle auto o dei nasi delle maschere o del blu degli oceani dove si agitano le code degli squali dai denti bianchissimi, lucidi e splendenti.

Quei colori, assieme ai suoni, ai jingle ed alle grida di stupore o di paura ci fanno tornare tutti bambini. Una magia che si ripete ogni volta, sia nel più tecnologico dei parchi avventure sia di fronte alla più semplice delle giostre di paese.
Dalle giostre spinte a mano alle tecnologie digitali sono passati più di centocinquanta anni ed oggi il lavoro artigiano è affiancato dai progettisti al computer: il battilamiera lavora accanto al tecnico in camice bianco. Ma tutti condividono un obiettivo: regalare un sogno, un momento di gioia, un attimo di leggerezza ai bambini di tutte le età.

Ed alla fine della catena produttiva, oggi come ieri,  c’è un “mago” che anima la lamiera grezza della macchinina o la vetroresina del pupazzo, colorandoli.

Quest’estate ho conosciuto uno di questi maghi: Luca. E mi sono fatto raccontare la sua storia.

A sedici anni Luca va a fare l’operaio in una piccola carpenteria della filiera delle giostre. Lavora duro: impegno, fatica e niente fantasia. La fantasia ed il suo vero talento li tira fuori di sera o di notte: è un writer, legge Al Magazine, crea graffiti con le bombolette e si firma Zig Airbrush.

La sua è una vera passione. A sette anni faceva i ritratti come un vero pittore: quelli del nonno e della nonna sono ancora gelosamente conservati.

Ama il colore ed affina la sua tecnica lavorando, quando ha un momento libero, ai carri di carnevale, a Casale di Scodosia. Lì trova i suoi maestri: dalla bomboletta al pennello all’aerografo, i vecchi artigiani insegnano a Luca i segreti del colore.

A vent’anni lascia la carpenteria ed approda ad un grande gruppo, leader nella produzione delle attrazioni per parchi di divertimento. Da quel momento Luca ha un obiettivo: fare il decoratore di quelle attrazioni che escono dalla fabbrica e sono vendute in tutto il mondo.

Ovvero: colorare i sogni.

Appena può, fuori orario di lavoro, va nel reparto dove si colorano e si decorano i vari pezzi che compongono ottovolanti, ruote panoramiche e macchine per l’autoscontro. Impara e soprattutto affina la tecnica; è bravo – ed appena è possibile – affianca e sostituisce l’addetto al reparto.

Passano quattro anni e la voce che in fabbrica c’è un ragazzo di talento arriva al paron, a colui che, nel paese, tutti chiamano familiarmente Vittorio, un bell’uomo alto, massiccio, dagli occhi chiari ed il pizzetto bianco che non dimostra i suoi  anni e non ostenta segni esteriori di potere o ricchezza: sempre in jeans, T-Shirt e sneakers.

Al capo della SBF VISA Group un tipo di operaio come Luca piace: ci mette passione, ha voglia di diventare il più bravo di tutti, si entusiasma per il lavoro difficile, è competente, è serio e responsabile. E’ un vero professionista.

Da sedici anni Luca lavora per la VISA, colora e decora le attrazioni di qualsiasi dimensione.

Luca adesso è felice: il suo sogno si è avverato, mi mostra orgoglioso le fotografie dei suoi tantissimi lavori. Non esce più di notte a sfogare la sua energia ribelle. Adesso, quando può, si getta nei sentieri giù dalle montagne con la sua trek bike e va in giro a fare le gare di downhill, uno sport considerato “estremo” che consiste in una gara singola totalmente in discesa lunga dai 2 ai 5 chilometri.

Una cosa da paura.

Ed infatti ci vuole tanto coraggio, concentrazione ed uno sguardo acuto ed attento al dettaglio;  anche lì, nel downhill, in definitiva si tratta di saper disegnare qualcosa: le traiettorie giuste.

E allora, mi viene da dire a Luca, “sogna!”, colora il mondo con la tua anima creativa e ribelle.

Regalaci ancora la leggerezza, lo stupore, la favola. Perché ognuno di noi, in fondo, vuole continuare a sognare!

 

nella foto: Luca Andrian al lavoro 

 

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