Salta al contenuto

Il sacco dell’allegria

TERZO CLASSIFICATO

Andrea non aveva mai creduto nel Natale.

Non era colpa sua, ma dei suoi genitori: non glielo avevano mai lasciato credere. Non gli avevano mai mentito. Lui non aveva mai avuto la bellissima illusione di un uomo con la folta barba bianca, il vestito rosso e il cappello con un pon pon bianco e soffice che entrava dal camino e lasciava i regali impacchettati sotto l’albero; che viaggiava su una slitta trainata dalle renne e viveva al Polo Nord con i suoi folletti. I suoi un regalo a Natale glielo facevano, ma non era mai qualcosa ch’egli desiderava veramente.

Un anno era un vocabolario di spagnolo usato, l’anno dopo un paio di calzini del padre, e via così. La sua non era mai stata una famiglia agiata, non navigavano nell’oro: suo padre lavorava in un supermercato e aveva orari di fuoco, mentre sua madre era una casalinga. Non avevano tempo e possibilità di concedersi lussi come credere nel Natale.

Eppure, quell’anno Andrea sentiva di dover porre rimedio a quel vuoto che aveva dentro. Insomma, ognuno ha diritto a credere in ciò che vuole, no? E Andrea voleva credere al Natale. Purtroppo, non ci riusciva. Erano trent’anni ormai che ci provava, ma di tornare indietro non era capace. Così aveva deciso che quel Natale avrebbe fatto ciò che i suoi non avevano potuto: l’avrebbe fatto credere alle persone meno fortunate.

Montagnana era una cittadina davvero splendida, con le mura, il Duomo, il Mastio.

A Natale la piazza era piena di luci sotto i portici e al centro veniva messo un bellissimo albero tutto illuminato. A Andrea piaceva tantissimo, ma allo stesso tempo, la cosa lo rattristava: ogni anno abbattevano un albero secolare. Non si poteva trovare un modo alternativo? I negozi erano addobbati da ghirlande e lucine e Andrea amava passeggiare per le strade del piccolo borgo la sera, per godere della sua tranquillità. Quell’anno il comune aveva deciso di proiettare sulle mura i disegni del reparto pediatrico dell’ospedale e fu allora che a Andrea venne l’illuminazione. Ecco cosa avrebbe fatto: si sarebbe travestito da Babbo Natale e sarebbe andato nei reparti di pediatria, nelle case di riposo, negli ambulatori dentistici e avrebbe regalato a quelle persone un po’ della gioia natalizia che lui non aveva mai avuto.

Così, una mattina Andrea andò da una sarta, in piazza (sperando che i prezzi non fossero elevatissimi) e si fece confezionare un vestito da Babbo Natale. Comprò anche la stoffa per cucirsi un bellissimo sacco da riempire con tutti i regali che avrebbe portato in giro per Montagnana. Quella sera stette sveglio fino a tardi, gli occhiali calati sulla punta del naso, alla luce fioca di una lampada, cucendo e ricamando un sacco rosso con gli orli di soffice peluria bianca. A lavoro ultimato, Andrea si vestì, prese il sacco rosso con ricamati dei fiocchi di neve tutti colorati e si guardò allo specchio: sì, assomigliava al Babbo Natale delle storie ma… Mancava qualcosa, cosa? Certo! Era troppo magro! Non si poteva vedere un Babbo Natale magro, così decise che avrebbe imbottito la giacca con del cotone in modo da sembrare più grasso.

Il giorno dopo andò al lavoro di malavoglia, non vedeva l’ora di fare le ultime modifiche e andare a distribuire allegria in giro per Montagnana. Il bar non era nemmeno tanto affollato e il suo titolare disse ad Andrea che poteva staccare un po’ prima del solito. Felice come non mai, si recò in un negozio di “bricolage” e comprò moltissimi cartoncini, pennarelli, brillantini e matite colorate. A casa Andrea creò moltissime scatoline: due per ogni persona che sarebbe andato a trovare. In una mise delle caramelle e l’altra la lasciò vuota, ai lati scrisse se apri questa scatola l’allegria ti travolgerà! Tranquillo, l’allegria non finisce mai: potrai usare questo dono tutte le volte che vorrai. La domenica seguente sarebbe stata la terza dell’avvento e Andrea doveva darsi da fare se voleva migliorare il Natale di quelle persone.

La mattina Andrea si alzò presto, si travestì, si mise la finta barba che aveva comprato, riempì il sacco con le scatoline e, stivali neri ai piedi, uscì di casa e si incamminò verso la piazza. Tutti lo guardavano: chi un po’ interdetto, chi invece faceva un sorriso. Prima di iniziare la sua avventura però Andrea aveva bisogno di una buona colazione, entrò in un bar e si fece portare un cappuccino e una brioche. Quando finì di mangiare, lasciò sul tavolino 3 euro e due scatoline, poi uscì. Da una delle finestre del bar riuscì a vedere la cameriera che lo aveva servito prendere in mano le due scatoline e sorridere. Quello era un sorriso puro, sincero. Poi lei alzò lo sguardo e lo salutò con una mano e dopo che lui le ebbe risposto, si diresse verso il bancone, le scatoline in grembo.

Andrea era immensamente felice, come mai in vita sua, non poteva descrivere quello che provava. Si diresse all’ospedale e non appena entrò tutti lo guardarono straniti: nessuno aveva “prenotato” un Babbo Natale per quel giorno. Dopo aver chiesto in segreteria dove si trovassero i bambini in pediatria, andò dove gli era stato indicato. La donna dietro la scrivania però, lo fermò e gli chiese: “Mi scusi, signore, ma potrebbe dirmi chi è lei?” Andrea divertito disse: “Ma come sarebbe chi sono io? Io sono Babbo Natale!” E, detto ciò, si allontanò. Il reparto pediatrico aveva tutte le pareti dipinte con animali di tutti i tipi: dall’ippopotamo alla scimmietta, dal coniglio alla tigre. Andrea vide che non c’erano bambini. Forse era troppo presto? Entrò poi in una stanza piena di letti e a fianco di ogni letto, il nome del bambino che vi dormiva. Alessandro, Francesca, Davide, Marianna…

“HO-HO-HO! Buongiorno bambini, chi viene a salutare Babbo Natale?”

All’improvviso circa una decina di teste si levarono e i bambini si stropicciarono gli occhi per il sonno, ma quando videro chi si trovava sulla soglia della loro stanza, balzarono giù dai lettini e corsero verso Andrea, che si chinò per farsi abbracciare o accarezzare la barba. Si spostarono tutti nella stanza con le pareti colorate e Andrea distribuì le scatoline, i bambini, golosi, si papparono subito le caramelle e poi fecero moltissimi giochi con Andrea: nascondino, indovina chi e persino Twister!

Si divertirono tutti moltissimo, tanto ché alla fine si aggiunsero anche gli infermieri. A pomeriggio inoltrato, Andrea salutò i bambini e disse: “Mi raccomando bimbi, comportatevi bene come avete fatto fino ad ora e vedrete che tornerò e vi porterò moltissimi regali a Natale!” Poi i dottori lo ringraziarono immensamente per essere venuto di sua spontanea volontà e lo lasciarono andare. Prima di uscire dall’ospedale Andrea si fermò in segreteria e consegnò alla segretaria della mattina l’ultimo paio di scatoline rimasto sul fondo del sacco. Lei le fissò per un momento, poi si alzò dalla sedia e abbracciò Andrea inaspettatamente.

Mentre tornava a casa Andrea non riusciva a smettere di sorridere, quella era stata la giornata migliore di sempre. Ammirò l’enorme albero illuminato con una punta di malinconia, poi passò una ad una le ghirlande sulle porte e infine si incantò a guardare le mura illuminate: che spettacolo!

La sera Andrea dovette darsi molto da fare, il giorno dopo aveva in programma di andare alla casa di riposo, lì non c’era bisogno di credere in Babbo Natale, però un po’ di fantasia non fa mai male! Preparò moltissime altre scatoline e andò a dormire sfinito, ma contento.

La mattina Andrea chiamò il suo capo e gli disse che non sarebbe andato al lavoro, ma sarebbe andato in giro a “distribuire allegria” dall’altro capo del telefono si sentì: “Certo che tu sei strano”. Non appena entrò nell’atrio della casa di riposo la trovò deserta; quindi, suonò il campanello che stava su un tavolo ma non arrivò nessuno.

Andrea continuò a suonare, intonando “Jingle Bells”. Fece il suo ingresso una signora di mezza età chiaramente sorpresa di vedere Babbo Natale nell’atrio. Con gli occhi sgranati gli domandò chi fosse e cosa ci facesse lì e lui rispose con disinvoltura: “Ma come, non vede?Sono Babbo Natale! E sono qui per distribuire allegria!” Aggiunse mostrando il sacco che teneva in mano. La donna rimase ferma a fissarlo così Andrea le chiese: “Mi scusi, potrebbe chiamare tutti gli anziani e perché no, anche le oss qui o magari nella mensa? Vorrei distribuire i doni che ho qui per loro”. Alla sua richiesta lei si allontanò e iniziò a bussare a tutte le porte, una dopo l’altra, dicendo qualcosa che Andrea non capiva. Dopo una ventina di minuti si trovava in una sala piena di lunghi tavoli, circondato da uomini e donne che lo osservavano incuriositi. Cominciò distribuendo le scatoline (per l’occasione aveva preparato dei biscotti non troppo dolci al posto delle caramelle) e successivamente lui e gli anziani giocarono a bingo e fecero un po’ di balli di gruppo. Alla fine della giornata tutti lo ringraziarono e gli diedero delle pacche sulla schiena.

Durante la settimana Andrea aveva persino organizzato una caccia al tesoro in giro per Montagnana con le scuole elementari e giocarono anche le maestre che però furono stracciate dagli alunni. Anche loro ricevettero un premio (per consolazione).

Finalmente arrivò la vigilia e tutta Montagnana era in fermento: chi comperava i regali dell’ultimo minuto, chi era indaffarato a chiudere il negozio, ansioso di tornare a casa dalla famiglia, chi finiva di preparare il cenone per il pranzo del giorno dopo. Andrea osservava tutto questo in piedi, vicino all’enorme albero illuminato, compiaciuto e soddisfatto di quello che aveva fatto nell’ultima settimana. In pochi giorni e con poche buone azioni, era riuscito a colmare il vuoto di tanti anni addietro. Straordinario. Si avviò verso casa e decise che il giorno dopo avrebbe partecipato alla messa di Natale.

Eccolo. Era nell’aria. Lo si sentiva, lo si percepiva. C’era una gioia tutto intorno che solo quel giorno dell’anno poteva portare. Il Natale.

Andrea si travestì, riempì per l’ultima volta il sacco dell’allegria e si diresse in Duomo, felice come non mai. La chiesa era molto affollata e Andrea fu contento di incontrare la segretaria dell’ospedale e alcuni degli infermieri, la donna della casa di riposo accompagnata dalla famiglia. La cosa migliore fu che tutti loro lo salutarono gioiosi e alla fine della Messa, gli vennero in contro abbracciandolo, augurandogli buon Natale e ringraziandolo per la settimana allegra che aveva regalato loro. Infine, Andrea fece il giro dei presenti e, compreso il Sacerdote e i suoi chierichetti, vuotò un’ultima volta il sacco dell’allegria.

Quello fu il Natale più felice di tutta la sua vita.

 

Giada Ospizio e Giorgia Zaglia 

della classe III C SS1°G “Luigi Chinaglia” Montagnana

Docente referente: prof.ssa Silvia Guariento

 

Pubblicato inGenerale

Commenta per primo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *