Salta al contenuto

Il Sol dell’Avvenire. La Recensione

LA FRASE
“…chi se ne frega della politica, questo è un film d’amore…”

CHI L’HA DIRETTO
Giovanni Moretti, detto Nanni, è un regista, attore, sceneggiatore e produttore cinematografico italiano. Le sue opere, caratterizzate inizialmente da una visione ironica e sarcastica dei luoghi comuni e delle problematiche del mondo giovanile del tempo, si sono poi indirizzate verso una critica più sostanziale della società italiana e dei suoi costumi.

DI COSA PARLA
Un regista, Giovanni, sta girando un film sull’invasione russa dell’Ungheria, nel ’56, una delle ferite più laceranti e profonde nel mondo comunista, tanto da provocare, in Italia, la prima consistente fuoriuscita di intellettuali e militanti in dissenso con la linea ufficiale del partito comunista di Togliatti e Longo. Mentre è sul set, Giovanni sta già pensando ai suoi due prossimi progetti, una trasposizione de “Il nuotatore” di John Cheever e un film musicale, ma i problemi personali con la moglie Paola incombono.

COSA NE PENSO
Premetto che mi piace Moretti e “Il sol dell’avvenire” è un film morettiano all’ennesima potenza. C’è un immenso uso del cinema bello: il rito propiziatorio che il regista usa in apertura di un nuovo film da girare è la visione domestica di Lola, con Anouk Aimée.
È Moretti a dire che il film “è una metafora del cinema oggi, sospeso lassù come il trapezio del circo”. Altro cinema di riferimento: Krzysztof Kieślowski, i Taviani di “San Michele aveva un gallo”, il Fellini della Dolce vita. Ad un giovane regista, che sta girando un finale inutilmente cruento con un buco in testa alla vittima, spiega: “La scena che stai girando fa male al cinema”. Sceneggiatori, attori, registi, secondo lui, sono da anni vittime di un incantesimo: “Una mattina vi sveglierete e comincerete a piangere, perché vi renderete conto di quello che avete combinato”. Quando si uccide, nel cinema di Kieślowski, “le scene ti allontanano dalla violenza, non ti viene voglia di imitarle”.
E Moretti cambia in corsa la sceneggiatura del suo film nel film, sotto la sede storica delle Botteghe Oscure. La rivolta di base costringe il Pci ad una svolta anticipata: “Unione sovietica, addio!” Questo significa salvare anzitempo Marx, Engels e l’utopia di un altro mondo possibile. L’altra Storia possibile, con il ritratto di Trotsky al posto di quello di Stalin, in una parata che è la summa di tutto il suo cinema, presente, passato e forse futuro.
Lo consiglio, vivamente. Ernesto

Pubblicato inGenerale

Commenta per primo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *