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Il tango e la libertà

Sono nata pigra. Da bambina mi sentivo capitata al mondo un po’ per caso, come se non avessi ombra.
Troppo riservata, mai e poi mai sarei uscita dalla corazza, il mio fedele scudo durante l’adolescenza. Il rapporto con la me fisica, con la me sostanza, sempre conflittuale, per tanto, troppo tempo.
Due amanti incomprese.
Lo specchio sempre tenuto a distanza come un nemico da eludere, da gestire, da neutralizzare e, alla bisogna, anche da imbrogliare. Tutto pur di tenermi al riparo da giudizi devastanti, quando l’età acerba ti lascia credere che quello che vedi, che ascolti, sia la verità, l’unica faccia di una maledetta moneta il cui prezzo è stato e sarà sempre troppo caro da pagare.
Senza abbastanza forza per reagire, per accettare, per lasciare andare.
Solo allora ho cominciato a pensare che la vita fosse libertà, di scegliere di essere altro, di avere un rifugio sicuro al riparo nel mondo.

Il mio atto rivoluzionario.

Fuori c’era un mondo pieno, vario e colorato e io me ne stavo invece nel mio pensando di essere al riparo e mi limitavo a guardarlo con lenti opache, in bianco e nero.
Libertà e coraggio vanno a braccetto però e io lo sapevo. Spesso incontrano la vita che, monella, fa l’occhiolino mentre cammina anonima per strada.

E non importa se per un giorno veste i panni di quell’amica dell’adolescenza con cui non parlavi quasi mai. Non importa se è stato il caso a fartela ritrovare, proprio quel giorno, in un’altra parte del mondo.

Io so che il caso non esiste e che la vita è un orologio che segna sempre il tempo esatto.

La vita strizza l’occhio al momento giusto, quando il coraggio lo hai trovato da un po’ e la libertà non è più una conquista ma una certezza.

Quelle stesse libertà e coraggio che ho respirato in quel posto nuovo, con persone sconosciute. E quell’esperienza mai fatta la affronto con leggerezza, impazienza e incoscienza. La corazza la lascio fuori, voglio provare finalmente a essere, a mostrare quella bambina pigra e senza ombra. E quelle scarpe ai piedi mi dicono che posso farcela.
Una sera qualunque, anonima e persa nel tempo di una memoria svanita troppo in fretta mi svela una bellezza insospettata. La sala col parquet liscio e impolverato dal talco appena asperso, rende leggero ogni passo. Le orme lasciate dalle scarpe disegnano coreografie perfette che si librano leggere nell’aria, ogni nota riempie, ogni movimento avvolge, ogni abbraccio trasporta, un’altra epoca si palesa ai miei occhi, quella in cui il tango era concesso solo agli uomini.

Che crudeltà!

Mi sento privilegiata mentre ascolto melodie struggenti e mi muovo sui miei passi ancora incerti. I miei piedi, il mio corpo è un tutt’uno con la mia mente. Seguo la musica, è lei che mi indica la strada, il mio compagno mi sorregge e mi guida sicuro, gli occhi chiusi, devo ascoltare il cuore. Le distanze si annullano. E penso quanto il coraggio fosse una strada semplice da percorrere, quanto un errore facile da perdonare.

In questi giorni bui in cui sento minacciata quella libertà e quel coraggio ritrovati, in questi giorni di paura e di malinconia mi sono lasciata avvolgere dai ricordi di quelle serate. La musica e le immagini mi hanno trascinata, a occhi chiusi ho provato a essere lì, in quelle sale affollate di danzatori esperti, dove respiri un’intimità di anime e corpi e, mentalmente, ho ripercorso i passi che avevo imparato, ho immaginato di essere di nuovo lì, a ballare il tango argentino.

Devo ritrovare quelle melodie che gridano libertà, quei passi che mi hanno reso coraggiosa, mi manca poter pensare di non essere più ombra.

“Il tango dà un passato a chi non ce l’ha e un futuro a chi non lo spera” ha detto qualcuno.

Quando finalmente uscirò di nuovo da casa sarà come vedere le cose per la prima volta, tutto avrà un senso nuovo, ritrovato o forse solo svelato.

Non ci sarà più tempo per la pigrizia.

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