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Il Tesoro di Lucia

Lucia adesso è sola.

Il suo amore, il suo Attilio – Lillo per tutta la città – gli è stato strappato via in poche settimane alla fine del dicembre del 2018.

Avrebbero festeggiato 40 anni di matrimonio solo qualche mese dopo.

Adesso è lì, abbarbicata al grande tavolo del suo negozio, del negozio storico dei Bacco da cinque generazioni, che per lei è il “cordone ombelicale”, come mi dice con gli occhi rossi, un cordone che “dovrà tagliare” – aggiunge mentre le lacrime cominciano a rigarle il viso.

Il trisavolo di Attilio Bacco fondò questo negozio nel 1902. Generazione dopo generazione arrivò al padre di Attilio che allevò il figlio fin da ragazzo nella conoscenza dell’arte del cappellaio, nel sapere che per fare un cappello ci vogliono 52 operazioni manuali, che il feltro con cui sono fatti i cappelli non è altro che pelo, di coniglio, di castoro o di visone e di altri animali e che è praticamente impossibile ripararlo. Un cappello è per sempre: ed è per questo che lo si sceglie con cura, ci si guarda e riguarda davanti allo specchio, si compie, ogni volta, un rito esclusivo.

Lucia affiancava il marito: lei che aveva la passione per i cappelli e li indossava fin da bambina. Ma ha cominciato ad occuparsi esclusivamente del negozio solo dal 1994 quando è andata in pensione da istitutrice al San Benedetto.

E da quel momento alla competenza consolidata di Attilio si è aggiunta, in negozio, la personalità di Lucia.

Ed è stata un’idea di Lucia quella di custodire le tracce di quello che era il negozio Bacco, quello all’angolo tra Via Marconi e la Piazza Vittorio Emanuele II.

Per raccontarmelo abbassa la voce. Vedo che in mano ha quello che sembra un libro – o un’agenda o un diario – ma è un registro delle firme foderato di una carta con il logo Borsalino.

E mi sussurra: questo è un Tesoro!

E’ emozionata mentre lo sfoglia. Mi mostra le pagine, sono 195!, e comincia a scorrerle: in ognuna, una sotto l’altra, ci sono le firme, le dediche, gli indirizzi e le frasi dei clienti, qualche schizzo, un semplice ringraziamento, un disegno. La prima pagina si apre con una dedica del 6.6.2006 l’ultima è del 25.7.2020.

Sono stati i clienti, per la stragrande maggioranza stranieri, a scrivere la storia di Bacco di Montagnana.

Tenendo stretto in mano il suo Tesoro mi legge le provenienze di quei clienti: Australia, Croazia, Francia, Germania, Svezia, Svizzera, Belgio, Florida, Austria, Inghilterra, Paesi Bassi, New Mexico, Tauranga in Nuova Zelanda con tanto di saluto in lingua Maori, Portogallo, Cipro, Brasile, Cina, Perù, Russia, Shangai, New Delhi, Panama, Hong Kong, Bermuda, Zimbawe…

Pagina dopo pagina sono raccolte le testimonianze di un turismo internazionale che poche città possono vantare e danno la misura di cosa significa avere tra le proprie mura un Negozio Storico.

Oggi i negozi specializzati in cappelli sono meno di un centinaio in tutt’Italia.

I negozi simili più vicini sono a Mantova e a Padova.

E’ vero! La cultura del cappello è diventata sempre più rara e adesso chi ha bisogno di un copricapo si serve in quei grandi agglomerati di indumenti a poco prezzo che vendono le stesse cose in tutte le città del mondo.

Noi potremmo dire, viceversa, che qui a Montagnana sono venuti da tutto il mondo a cercare quell’accessorio esclusivo che, una volta indossato, parla di te, della tua classe, della tua cultura, della tua personalità.

Finirà questa splendida favola? Bacco, il negozio storico che ha fatto conoscere Montagnana nel mondo, dalla Cina a tutta l’Europa dagli States all’Africa, chiuderà?

Possiamo fare qualcosa per impedirlo?

Raccontare questa storia, la storia di un lavoro fatto con passione, dell’amore che ha nutrito questo negozio, del tesoro che è racchiuso qui e che nessuno conosce, può servire a fermare un processo che sembra irreversibile?

Certamente una cosa possiamo farla. Possiamo ringraziare Lucia per le testimonianze che ha raccolto e per il significato che il negozio che lei gestisce ha per tutti noi.

Una cosa semplice a portata di tutti: un Grazie!

 

 

la foto di copertina è di Francesco Castagna

 

 

 

 

Pubblicato inAmore

4 Commenti

  1. Ernesto Ernesto

    Pier, che meraviglioso pezzo. Di quelli che, tu lo sai bene, mi piacciono tanto. Perché sono convinto che la presenza del “cuore” nei “ricordi” non è solo etimologica, e il tuo brano ne è l’espressione viva.
    Un giorno chiesi a Olmi se mi poteva dire la sua opinione sulla differenza tra “ricordo” e “memoria”. Lui citò a memoria Marcel Proust, La strada di Swann, “… tutti quei ricordi aggiunti gli uni agli altri non formavano ormai che una massa, ma non era impossibile distinguere tra loro, se non delle fessure, delle crepe vere e proprie, almeno quelle venature, quelle screziature di colorazione che in certe rocce, in certi marmi rivelano delle differenze di origine, d’età, di “formazione”.
    Credo che il negozio di Attilio Bacco possa diventare, almeno per qualche tempo, una sede espositiva, fotografie dei tanti che hanno comprato e indossato i suoi cappelli.
    O anche semplicemente di chi li indossa al momento e al momento viene fotografato.
    Mostra animata, magari, da una piccola sfilata di moda che parta proprio dal negozio e si apra sulla piazza di Montagnana.
    Un buon modo perché il “tesoro” costituito da tanti ricordi, si trasformi nella memoria di una persona semplicemente appassionata del suo lavoro

    • PierluigiDelPinto PierluigiDelPinto

      Grazie del tuo apprezzamento, a me sempre graditissimo. Le tue idee sono molto belle, come sempre e molto condivisibili. La domanda è: chi deve farsene carico? Credo che il Comune possa prendere spunto dalla storia e dalle tue idee per segnalare e promuovere i “negozi storici” con una serie di iniziative. Oltre Bacco conosco Baruffaldi, Zanarotti che ha fatto 100 anni e credo anche qualche pasticceria. Rilancio coinvolgendo le Istituzioni

  2. Gianremo Montagnani Gianremo Montagnani

    Un articolo che mi riporta tra lo sconcerto e il sorriso a ripensare alla serata che mi fece ritrovare Attilio Bacco una decina d’anni orsono e dice sino in fondo quale e quanta fosse la sua preparazione e amore per il suo mestiere.
    Ero a Montagnana, avevo da poco concluso il faticoso restauro della casa di famiglia abbarbicata alle mura, serata invernale accompagnata da una nebbia invadente e fredda, tale da farmi fermare con la curiosità del neofito davanti la vetrina di Bacco.
    Premesso che io non “portavo” né cappelli né berretti, vengo attratto da un cappello in lana accattivante. Entro e dando la buonasera ad un signore dal viso dolce ma dagli occhi arguti, intento a sciogliere le sue parole crociate ben accomodato in una poltrocina dietro il bancone, chiedo il prezzo dell’acessorio in vetrina.
    “Non è el capeo par ti” questa la risposta seppur pacata ma che non ammetteva repliche.
    “scusa ma ci conosciamo?”
    “Come no, semo sta a scola insieme, e zugavimo soto le mura mi e ti e altri putei” …
    Mi so Lillo Bacco e ti te si Gianremo Montagnani.
    Ovviamente tornando nella mia città natale dopo oltre cinquantanni ero nella posizione sfavorevole di avere ben pochi ricordi dell’infanzia, Lillo invece aveva tutto in mente con una freschezza disarmante, tale da far bene al cuore e innamorami del suo mestiere unico e svolto con competenza e passione.
    Per la cronaca il cappello per me poteva cadere su un australiano, in cuoio idrorepellente (.. co questo te poi ‘ndar in cantiere e soto la piova e neve sensa paura!) Questo era Lillo Bacco, unico tra i pochi che ancora praticano l’antica arte del capellaio. Lucia non va lasciata sola, mi auguro che qualcuno magari un nipote trovi stimoli e voglia per affiancarla, quella vetrina d’angolo dal sapore antico deve restare aperta.

    • Pier Pier

      Grazie Signor Gianremo. Lei ha impreziosito con dell’ottima letteratura un’ondata di sostegno e di solidarietà che sta andando oltre ogni previsione. Grazie!!

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