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Il tesoro ritrovato

Spesso mi capita di trovare qualcosa nelle tasche di qualche indumento che alterno tra una stagione e l’altra.
Questa volta ho trovato un “tesoro“.

E’ emerso da un vecchio cappotto, dimenticato nel sottotetto.
Il foglietto, ben piegato, m’incuriosì subito; uso conservare, con questa modalità, solo gli appunti che ritengo importanti.

La scrittura inconfondibile era li, d’avanti ai miei occhi, grande e aggraziata, con le maiuscole ben disegnate, come Lei sapeva fare.

“ Cara figlia, oggi è un giorno speciale per te e voglio farti i miei auguri più affettuosi. Diventare mamma è bellissimo e proverai la stessa gioia che io ho provato quando sei nata tu -“

Mi devo fermare di leggere; le lacrime mi impediscono di andare avanti, allora li chiudo e comincio a ricordare.

La chiamai al telefono, volevo che fosse Lei a saperlo per prima; Lei che era la mia mamma, il mio riferimento, il mio esempio.

Glielo dissi ridendo con una battuta spiritosa ma lei rispose con serietà assoluta e la sua voce, calma mi colpì.

Ora, mi disse, solo ora, capirai cosa vuol dire vivere per qualcuno che ami, più di ogni altra cosa. Passò subito alle cose pratiche, era fatta così; rassicurante ma anche decisionista.

“Sarò li quando nascerà e mi occuperò di te e del bambino“

Sorrisi a quelle parole; io, da sempre indipendente, mi resi conto che non potevo obiettare; Lei aveva deciso che si sarebbe trasferita da me e non si discuteva una sua decisione.
Però che bello sapere che l’avrei avuta accanto, che avrebbe tenuto, per prima, in braccio, mio figlio.
Arrivò in aereo dalla Sicilia; era la prima volta che volava ma non fece una piega; lei non era una da spaventarsi di cose così banali, entrò in casa e …prese il comando.

La lasciai fare.

Era così bello ritrovarmi figlia, avere la sua presenza, sentire la sua voce. Non mi lasciava fare niente, diceva che mi dovevo solo riposare e stare serena. Quei giorni sono stati bellissimi, eravamo in una sintonia perfetta. Sferruzzò a getto continuo e in pochi giorni preparò ogni indumento che potesse servire al bambino.

Domenico arrivò il 21 Luglio e sua nonna era li, pronta ad accoglierlo.

Per tre settimane si occupò di me e di lui in modo totale.

“ Ti devi riprendere “, diceva, e intanto ci mancava poco che m’ imboccasse.

M’insegnò ogni cosa che mi potesse servire nella cura del bambino, ricordò per me le ninna nanne che aveva cantato per noi figli e se ne andò, solo, quando ritenne che fossi, abbastanza forte da potermela cavare.
Ecco perché quel foglietto ben piegato, ritrovato in una tasca di un vecchio cappotto lo ritengo un tesoro; parla di Lei, di quello che è stata, di tutto il suo amore.

nell’immagine: Carlo Saraceni, Madonna col bambino e Sant’Anna, Palazzo Barberini

 

Pubblicato inPoesia

1 commento

  1. PierluigiDelPinto PierluigiDelPinto

    Il frammento del ritrovamento del tesoro mi ha immediatamente riportato alla mente situazioni analoghe che ho vissuto negli anni. E mi sono commosso.

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