Salta al contenuto

Il treno perso

Non era stato un treno quello che mi aveva portato via.
I treni nemmeno li conoscevo allora, solo più tardi avrei capito quanto meravigliosi potessero essere.
Accucciata al posto mi godevo i pensieri e il panorama mentre qualcun altro, al posto mio, ripeteva i soliti gesti fino alla noia. Ma io non me ne accorgevo.
Non fu un treno quello che mi riportò a casa, questo lo ricordo benissimo.
Quel giorno di fine giugno, con l’auto caricata fino all’inverosimile, nel tentativo di portare tutto quel che fosse possibile con me, mi accingevo ancora una volta a cambiare rotta.
Eppure ho sempre amato i cambiamenti, quei cambiamenti che da bambina mi facevano così paura.
La staticità delle cose non fa per me.
E poi crescendo, l’età mi ha insegnato che non c’è nulla di più vivo che il cambiamento, quel che ti costringe a rifare i conti, con te e con il mondo, con le strade già iniziate, a cambiare idea, prospettiva e opinione, persino a lasciare incompiuti percorsi già avviati.
Quante opinioni ho modificato in questi anni, quante cose comprese, quante delusioni consumate, quanti cambi di prospettiva ci son voluti per diventare quel compiuto che ancora oggi mi accingo strenuamente a perfezionare.
Inutile dire che la mia vita è sempre un gran fermento e quando la sento appiattirsi addosso devo cercare il modo di smuovere quelle acque che sono diventate troppo calme. Potrebbero far nascere limacce.
I treni c’entrano poco con i miei viaggi fisici ma c’entrano molto con quelli virtuali.
Perdere il treno è un modo di dire assai noto, perdere l’occasione della tua vita, quella che potrebbe determinare quel giro di boa così significativo per te, quello che se non svolti giusto ti penalizza per sempre.
E di treni presi, pochi in verità, non ne ho praticamente mai persi mentre ne ho persi un bel po’ di tutti gli altri. Ma forse non sono stati poi del tutto persi, certo hanno cambiato non poco i tempi e i modi della mia vita ma mi hanno fatto anche diventare grande. Con calma però, come mi ripeto spesso.
E chissà se quella calma apparente che mi si riconosce, spesso a torto, non sia stato il motore sempre acceso, quel fuoco sempre vivo, anche sotto una fitta coltre di cenere che ha determinato poi lo scatto decisivo.
Non è stato poi una gran danno e a ripensarci bene, forse quella piattezza che non mi piace e che avrei sicuramente subito mi avrebbe danneggiato dentro prima che fuori.
Gli anni sono stati necessari perché tutto decantasse e assumesse quella limpidità visibile all’occhio attento e, malgrado il tempo trascorso, non tutto è ancora chiaro. Pian piano però questi meravigliosi e a volte sinistri pezzi di questo enorme puzzle che può essere la vita di una persona stanno lentamente riconoscendo i loro legittimi ruoli e posizioni e stanno componendo scenari tutti da riscoprire.
E io sono sempre in attesa di quel colpo di scena che mi costringerà, senza mai essere una imposizione, ancora una volta a cambiare rotta e mi troverà lì, pronta a scattare.
L’unico modo sicuro di prendere un treno è perdere quello precedente.
24 luglio 2013
Ora lo so!

77
Published inLuoghi