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Il turco con le bolle

Avevo solo 2 anni quando fui vaccinata per il vaiolo. Di solito la vaccinazione si faceva più tardi, ma era una situazione di emergenza.
A Reggio Calabria da una nave mercantile turca scese un uomo dell’equipaggio e girò in lungo e in largo per tutto il porto. Andò al bar, in trattoria a mangiare e davanti alle banchine. Nel corso del suo giretto di relax si era fermato a parlare sopratutto con gli scaricatori. Si esprimeva in uno strano idioma mezzo spagnolo con qualche parola di italiano.
Da solo, nessun compagno era con lui. Gli altri dell’equipaggio giravano per conto loro a gruppetti.
Aveva delle vistose bolle rossastre sul viso, sul collo e sulle mani. Dopo un pò alla comunità del porto cominciò a venire qualche sospetto.
A questo punto i dirigenti della Compagnia portuale chiamarono un medico e avvisarono a gesti lo straniero di fermarsi di fronte alla sede. Arrivò il medico, seccato e piuttosto affannato, ma quando vide il turco con le bolle si fermò a tre metri da lui col braccio alzato come nella “Invasione degli ultracorpi” urlando che aveva il vaiolo.
Il Vaiolo? Nessuno vedeva casi da decenni, e il terrore si sparse immediatamente. Lo straniero fu rinchiuso nella Capitaneria di Porto e scattò il piano sanitario.
I primi ad essere vaccinati oltre ai membri dell’equipaggio del mercantile, furono i portuali e le loro famiglie. Giorni di corsa contro il tempo. Code davanti agli Enti mutualistici e agli ospedali di coloro che per varie ragioni erano passati dal porto quella mattina e dei loro familiari.
Tra tutti particolarmente numerosa la comunità universitaria che si recava all’Ateneo di Messina col traghetto.
Cinque giorni, perchè al sesto giorno allo straniero cominciarono a sparire miracolosamente le bolle: era varicella e l’aveva presa a casa dal figlio prima di imbarcarsi.
Quasi una settimana di panico collettivo per una terribile malattia che faceva molta paura. Il medico disse semplicemente che le bolle erano, da lontano, simili a quelle dei libri. E tutti lo perdonarono.
A noi piccoli bimbi figli di portuali rimase la cicatrice sulle braccine e la paura del viso dei padri che ci tenevamo fermi.
È un racconto che mi hanno fatto così tante volte che mi sembrava di ricordare.
Tanto che la mia fervida fantasia di bambina creò nel tempo particolari via via più precisi e agghiaccianti su questo evento.
Dopo tanti anni, tutti erano convinti che io ricordassi davvero.

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