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Il villaggio di pietra

 

Lei amava passeggiare sulla spiaggia al tramonto. I vacanzieri raccoglievano teli ed ombrelloni e la sabbia tornava ad essere sua. Persino il vento mutava direzione e voce e lei si riappropriava di ciò che era suo per donazione. Nessuno ne era al corrente e lei non sarebbe sopravvissuta al dono per rivendicarlo.

Delirio di onnipotenza, in quell’ora che ” volge al desío” come la definiva suo nonno e chissà poi perché un tramonto deve tendere al desiderio rappresentando la morte temporanea del sole ,se lo era detto migliaia di volte.

Sulla sabbia ancora calda le piccole orme stilizzate delle zampette dei gabbiani. Tornavano a quell’ora. Il baccano pomeridiano li teneva lontani. Come lei erano attratti dagli spazi liberi in cui lo iodio era il profumo predominante e le zaffete di salmastro risalivano prepotenti dagli abissi.

Camminando l’ aveva scoperto. Un villaggio in pietra. Silenzioso. Immerso nel sole . Case costruite sulla sabbia che non temevano la parabola evangelica, quell’onda a sdradicarne l’essenza perché non erano costruite sulla roccia..

Vivevano per quel momento nel vento, nel sole, per lei. Cosa cercava addentrandosi in quelle mura? Le pietre apparivano instabili eppure solidissime e lei si divertiva ad entrare , uscire, salire il ponticello, scalare una piccola collina, scendere in un cunicolo. Il vento faceva udire piccoli sibili fra le fessure. Lei vi metteva l’orecchio, poi l’occhio e si meravigliava di come il sole infinitamente grande entrasse in quel minuscolo pertugio.

Saliva sulle guglie e si lasciava dondolare non temendo di cadere. In fondo in basso era solo sabbia. Quante volte era caduta facendosi davvero male? Le ” storte” della Vita le avevano lussato ben più che le caviglie. Era stata rotta dentro. Eppure la sua sabbia non lo ricordava mai e lei era sempre ben felice di presentarsi forte, invincibile, rocciosa come il promontorio che l’acqua sferzava.

E quel ponticello? Pareva sospeso. Lo aveva raggiunto. Al centro aveva aperto le braccia proprio come nel famoso film Titanic, in quella scena in cui i protagonisti sono ritti sulla prua.

Perché lo aveva fatto? Voleva abbracciare l’aria. Che idea strana. Tutto era strano in quel borgo impietrato. Correva da un angolo all’ altro sbirciando dentro ogni casa per scorgervi una presenza umana. Appariva come un antico agglomerato fantasma. Lei era abituata a quelle atmosfere. Gli antichi paesini della sua terra, quelli arroccati alle pendici dell’ Aspromonte, avevano un denominatore comune: erano paesi senza più vita ad animare le loro stradine.

Il crepuscolo avanzava. Persino la sabbia avvertiva il fresco della sera al pari dei suoi piedi nudi. Sola. Aveva convenuto tra sé e sé che fra quelle poderose mura di pietra fosse penosamente da sola.

Si fosse trovata dentro una favola, lui sarebbe comparso. Magari dietro quell’imponente costruzione al centro del villaggio. Avrebbe guardato quel furetto di donna avventurarsi dentro ogni anfratto e avrebbe sorriso enigmaticamente . Le sarebbe andato incontro sorprendendola alle spalle, stringendola a sé. Le avrebbe sussurrato, con voce arrochita dal desiderio:- mi sei mancata- Lei, incredula ma felice lo avrebbe avviluppato dentro un abbraccio rispondendo alla lunga attesa con baci a seguire il ritmo del cuore.

Il suo guerriero era tornato . Era lì davanti a lei a stagliarsi imponente mentre il villaggio empaticamente scioglieva la pietra e diveniva molle come le gambe di lei a non reggere l’emozione.

Il bacio veniva da lontano. Aveva attraversato il tempo e i luoghi , le battaglie e il sangue, cercava pace, rivendicava calore, esigeva risposte , tutte quelle che il mare aveva fino a quel momento , gelosamente custodito.

Nel villaggio di pietra un uomo e una donna …nel sole di agosto – Non andare più via…- E il sole calava, moriva per rinascere altrove.

Sulla mia spiaggia un artista ha creato il villaggio di pietra e io, guardandolo, ci ho udito una favola.

Grazie chiunque tu sia. È Arte quando emoziona e fa sognare. Quando dentro la pietra c’è già scritta una favola.

Foto di Marina Neri, Villaggio in pietra. Spiaggia La Capannina ( RC), artista sconosciuto e mi piacerebbe tanto dargli un nome per ringraziarlo.

Pubblicato inGenerale

1 commento

  1. Carla Bisogno Carla Bisogno

    Un sogno che emoziona, bagna un po’ le ciglia..,la pietra può sciogliersi al sole.Grazie Marina

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