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In cuccetta

CONCORSO LETTERARIO

LA MIA VITA IN UNA COMPILATION MUSICALE

Mi fanno male le scapole. C’è un’imbottitura sul fondo ma non è un vero e proprio materasso. Sono così stretto che non posso allargare le spalle. Anche l’osso sacro mi fa male ma riesco ad alleggerire la pressione sollevando il bacino. L’abito mi si stropiccia sotto la schiena e le scarpe mi stringono i piedi.
È colpa mia che mi faccio troppi riguardi con gli sconosciuti. Scommetto che gli altri si sono messi in tuta o in pigiama. Allento la cravatta e mi massaggio il collo. Non trovo il telefonino. Il biglietto dev’essere da qualche parte in valigia e, se arriva il controllore, finisce che sveglio mezzo vagone.
Ho sentito uno scossone poco fa e mi sono svegliato. In questo momento direi che ci stiamo muovendo. La velocità è moderata ma non mi spiego come mai stiamo facendo tante curve. Non sapevo esistessero binari così curvi.
Ci fermiamo e sento una radio che passa Tango till they’sore di Tom Waits. Adoro il fraseggio al pianoforte. Adoro la voce roca e assertiva. Mi piacerebbe la suonassero al mio funerale. Devo averlo detto a Giulia una volta.

Non ricordo di aver preso il treno. C’è stato un errore. Picchio i pugni sul soffitto. È imbottito come il fondo ma riesco a fare un po’ di rumore. Scalcio e mi dimeno. Cerco di urlare ma ho la bocca impastata, come se non parlassi da giorni. Mi esce un gorgheggio rauco.
– Aiuto! Aiuto, sono qui!
Il vocione ruvido di Tom Waits mi fa accapponare la pelle. Certe cose non accadono da cent’anni. Forse hanno mandato un medico alle prime armi, oppure hanno fatto apposta. No, dai… Cosa vado a pensare? Perché avrebbero dovuto volermi male?
Sono stato una persona corretta. Ho fatto il meglio che ho potuto. Mi sforzo di buttare fuori aria contraendo il diaframma.
– Tiratemi fuori! Sono vivo!
Finalmente posso parlare forte e chiaro. Scateno la forza di un bue e riesco a far sussultare la bara.
– Sono vivo! Sono vivo!
Sento parecchie grida e un vociferare di persone incredule. Battono sul legno e mi dicono di stare calmo. Rispondo a calci e gomitate. Piantano un colpo secco sul lato, poi un paio di martellate. Intravedo un filo di luce e un piede di porco che scardina il coperchio. Rido e piango. La canzone sfuma.

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