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In lode della giarrettiera

Invoco tutte le Muse del Parnaso affinché io possa essere assistito in questo elogio.

In lode dell’audace invenzione della “giarrettiera”.

Non sappiamo chi fu il genio che la inventò forse al Moulin Rouge di Parigi quando ebbe a presentare quel ballo corale così benignamente spudorato che ebbe il nome di “can can”.

Ne avemmo visione cinematografica con la impareggiabile Mae West e fin da allora la giarrettiera fu definito un accessorio sexy. Che dire poi di Marlen Dietrich mentre nell’Angelo Azzurro canta “Falling in love”? Seguirono la Loren, la Antonelli, la Miti ma questo superbo ed impareggiabile accessorio fa carriera e diventa esclusivo per la nobiltà inglese. A questo punto viene creato a Londra l’Ordine della Giarrettiera (24 selezionati membri – nel senso di iscritti).

Le novelle spose la portarono color bianco, a Natale si usava e si usa di color rosso. Siano lodati ed apprezzati sempre quei quattro nastri che per il solo scopo di trattenere le calze vanno a cingere artisticamente la coscia che nel suo bianco splendore appare come un quadro del Botticelli. Oh Giarrettiera! che nel tuo oscuro colore dardeggi l’ovale della coscia, la insegui tanto che l’intera gamba ne esce marmorea come colonna dorica al fine di reggere con eleganza e superbia, solenne e virtuosa l’intera bellezza femminile.

Ahi noi. Le autoreggenti ne dichiararono la morte per obsolescenza ed il suo uso andò man mano a scemare tanto che un modesto elastico ebbe l’ardire di sostituire la più bella invenzione della fine dell’ottocento.

Noi tutti ne piangiamo amaramente la perdita e vogliamo ricordarla a tutti coloro che non ebbero occasione di vederla ed onorarla.

Published inGenerale

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