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INCONTRI

1993. Io ed una coppia di amici sbarchiamo a Marmaris , dopo aver trascorso una meravigliosa settimana in barca a vela ( se ricordo bene un Beneteau Oceanis 320 ) , favoriti da un tempo ottimo e da un vento che spesso ci ha consentito di veleggiare molto piacevolmente. Abbandoniamo questa bella barca abbastanza a malincuore anche se io mi appresto, una volta che saremo arrivati all’aeroporto di Istanbul , ad incontrare lì mia figlia con il marito ed i miei cognati. Prima che io partissi per la vacanza in barca, avevamo infatti concordato che ci saremmo poi incontrati ad Istanbul per proseguire in Turchia e quindi in Grecia, da dove saremmo rientrati in Italia dal Pireo. Era quello il periodo in cui andavamo spesso in giro con il camper; in genere eravamo in due o tre camper: il mio, quello dei miei cognati e quello di mio fratello. Il baracchino era il nostro inseparabile compagno di viaggio, d’aiuto nei tratti più impegnativi e d’intrattenimento quando durante il tragitto si commentava, si scherzava o si anticipava qualche notizia sulle località che avremmo incontrato. Quella volta eravamo solamente con due camper.

I miei amici sarebbero rientrati a Trieste ed il nostro gruppetto famigliare avrebbe invece iniziato l’itinerario programmato dirigendosi verso un camping non troppo distante da Istanbul ove avevamo fatto sosta qualche anno prima (In quella occasione la meta finale era la Siria). Durante il percorso, attraversiamo un tratto di costa particolarmente bello, dove ci fermiamo con l’idea di fare un bagno prima di proseguire per la nostra meta. E’ più che altro un tratto scoglioso, con qualche spianata rocciosa che affiora qua e là. L’acqua è pulitissima e la temperatura ottimale. Indugiamo e, quando mio genero e mio cognato si accorgono della quantità di cozze che sono a portata di mano, matura rapidamente la decisione di fare provvista di cozze, preparare un sughetto e cenare sul posto. A quel punto diventa conseguenziale rimanere lì anche per il pernottamento, superando qualche perplessità tra di noi, visto che, quando ci si trovava in zone sconosciute, si preferiva sostare in aree campeggistiche o comunque protette. La cena, il racconto, sia pure sommario, della vacanza in barca, la stanchezza accumulata nella giornata iniziata all’alba mi portano abbastanza rapidamente al mio posto letto. Prima di prender sonno, faccio in tempo a dire a mia figlia che avrebbe potuto oliare la cerniera del mobiletto attaccapanni che cigola fastidiosamente. Non arrivo ad ascoltare la replica che cado pesantemente addormentato.

Nella nottata Il mio sonno viene disturbato da un rumore che mi ricorda il cigolio dello sportello di cui mi ero lamentato con mia figlia. Sto sognando? Un fascio di luce, forse di una torcia?, mi  costringe ad aprire  e richiudere subitaneamente gli occhi mentre un “polizei, polizei” a mezza voce mi riporta in modo lento e confuso al mondo reale che però non riesco ancora a mettere a fuoco. Prima al buio, poi a luce accesa mi rivolgo a mio genero: Dai, Andrea, sempre a scherzare!..Ma Andrea dorme tranquillamente ed io nel frattempo realizzo l’accaduto. Qualcuno aveva smontato la finestra della porta del camper, era entrato, aveva aperto l’armadietto (il cigolio), aveva rubato la borsa di mia figlia con denaro e documenti, aveva creato una sorta di diversivo ( polizei, polizei ) , e quindi era scappato. Esco dal camper e trovo nelle immediate vicinanze di esso la finestra divelta e cerco di richiamare l’attenzione di mio cognato che dormiva tranquillamente nel suo mezzo ma per l’emozione o l’agitazione non riuscivo ad articolare alcun suono. Sgradevolissima sensazione!! Mi precipito verso il camper dei cognati, sempre senza riuscire ad emettere suoni, e mi accorgo che anche lì è stata tentata l’apertura della porta che ha però resistito al tentativo di forzatura. Riesco con un fil di voce che nel frattempo faticosamente si sta rivitalizzando a dare la sveglia e a raccontare l’accaduto.

Di qui comincia la parte più interessante dell’avventura! Dobbiamo prendere infatti contatti con la polizia ( quella vera, questa volta!) per spiegare l’accaduto e tentare in qualche modo di ovviare al furto dei documenti. Nessuno di noi naturalmente conosce il turco e, giunti al posto di polizia, ci rendiamo conto che i militari non comprendono l’inglese anche se sulla scrivania del “comandante” fa bella mostra di sé un volume per l’apprendimento guidato della lingua inglese. Per spiegare l’accaduto non rimane altro da fare che invitare il comandante all’esterno e improvvisare per lui una replica mimata di quanto era avvenuto. La rappresentazione è efficace giacché il giovane militare realizza quale sia stata la situazione.

Prima di passare alla stesura definitiva della denuncia, che servirà anche ai fini di una eventuale pratica relativa ai documenti rubati, il poliziotto ritiene opportuno avvalersi della collaborazione di un interprete che viene mandato a chiamare. Di lì a poco si presenta una persona dimessa nell’abbigliamento piuttosto povero, ma non nell’aspetto. Magrolino, lo sguardo vivace, ci saluta in un buon italiano e ci sorprende subito citando con assoluta proprietà di riferimenti autori italiani e relative opere, saltando da un periodo storico all’altro: Dante, Boccaccio, Manzoni, D’Annunzio,…Ci guardiamo esterrefatti, da non credere. Ancora più incredibile è la natura del rapporto che lo lega alla polizia. Veniamo a sapere infatti che egli è un confinato politico, sotto sorveglianza, di cui però la polizia si avvale come interprete in quanto considerato persona “affidabile”. Ma le sorprese non finiscono qui. Concluse infatti le nostre pratiche e terminata anche la prestazione dell’interprete, ci offriamo di accompagnarlo a casa, per godere ancora un po’ della sua compagnia ed anche per un debito di riconoscenza per il suo prezioso aiuto. La sua casa è appena appena superiore al livello di stamberga, ancorché organizzata in due ambienti, separati da un passaggio esterno, visto che egli ha a disposizione anche una piccola area in cui coltiva qualche ortaggio. Uno degli ambienti ospita un letto ed una vecchia stufa in ghisa piuttosto malmessa. Nel passaggio esterno dal quale si accede all’altro ambiente si trovano, protetti da una piccola tettoia, un lavabo, una mensola striminzita che ospita un pennello ed il sapone per la barba ( i radi capelli non necessitano di pettine o spazzola) ed i resti di uno specchio. Entriamo nell’altro ambiente e cosa vi troviamo? Alcune palanche appoggiate su mattoni e su queste “librerie” di fortuna troviamo l’Enciclopedia Britannica, la Divina Commedia e diversi altri volumi, alcuni dei quali in latino. Insomma il corredo di un intellettuale, scomodo per il regime dell’epoca e forse anche per quello attuale, che considera questo ambiente il suo vero regno e la sua cultura e le sue idee il suo patrimonio di cui nessuno potrà privarlo.

Come possiamo sdebitarci per tanta cortesia da parte Sua?”

 “Se vi sarà possibile, mi farebbe piacere avere un Vocabolario della Lingua Italiana”

Meraviglioso!

(nella foto Marmaris una località della Costa Turchese, in Turchia)

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Un commento

  1. PierluigiDelPinto PierluigiDelPinto

    Certo che te le sei goduta la vita!
    Continua a scrivere, Mario, facci sognare…

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