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INTRECCI

No! O forse sì! Non lo so. Non so se questo è un racconto. Lo valuterò strada facendo. Lo valuteranno gli amministratori del Blog, nel decidere se….

Si è chiuso il festeggiamento familiare della Pasqua. Continua, per il credente, la Sua Celebrazione; dura a lungo, impegna l’intera vita.

Nella nostra famiglia, ad onta del detto “Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi”, anche questa festività vede unita l’intera famiglia: nonni, figli, nipoti e… nuovi adepti, fidanzati e fidanzate. E quindi oggi mi sono goduto nel ruolo, riconosciuto ma non dichiarato, di “patriarca”, questo amato stare assieme. Amato, sì!, perché insistentemente voluto da tutti, adattando i propri programmi per i giorni futuri pur di realizzare questo incontro. Beh! Proprio tutti, no; spesso ne manca uno, sempre il medesimo, anche oggi…

Come sempre più frequentemente mi accade in queste occasioni, a mano a mano che l’ambiente si riscalda e la convivialità prende campo, favorita dal succedersi delle proposte di prodezze culinarie di apprezzati volontari e volontarie, gradatamente mi ritraggo per godermi lo spartito di tutte queste vite che si va dipanando attorno a me.

Mi richiama l’immagine biblica “di generazione in generazione”. “E tu lo racconterai a tuo figlio, tuo figlio lo racconterà a suo figlio e così di generazione in generazione”. Arcaicità? Presupposti di schematiche rigidità culturali e sociali? Francamente non credo. Tocco con mano quotidianamente, nelle umanità più “consolidate” che mi attorniano in questo momento, tante, spiccate, anche profonde diversità pur nella comunanza condivisa di radici. Così come intravedo o constato nei nipoti la ricerca o la scelta in atto dello sviluppo aereo della loro pianta che sia più in sintonia con l’habitat culturale di riferimento di ciascuno.

Fortunatamente le portate si succedono, i temi lanciati in campo, per lo più di pratica o di tifo sportivi, accendono gli scambi, e la tavolata affronta inconsapevolmente i tempi consueti di queste occasioni. Ed io ho maggiore possibilità di seguire le mie divagazioni. E la mia riflessione si va spostando sempre più sugli “intrecci” tra le vite presenti qui, in questo momento, o in ciascuna di queste vite. Qui, ognuno sta vivendo, più o meno in modo consapevole, contemporaneamente ruoli diversi: figlio, fratello, nipote, cugino, padre, nonno, cognato.

Inizio ad avvertire disagio. Forse, anzi sicuramente, non è corretto che mi soffermi su questo tipo di analisi, in questo contesto. E allora mi ritraggo ancor più nel mio intimo, soffermandomi sull’intrecciarsi della mia vita con le tante vite in cui mi sono imbattuto, che ho frequentato, che sono state legate alla mia, con gradi di reciprocità e di scambio tanto diversi per entità, livello e qualità. Ma non è tanto sulle singole situazioni che mi attardo ma sul fatto dell’”intreccio” in sé.
Mi accorgo che sto mangiando poco o nulla. In scompenso sorseggio dell’ottimo vino rosso che sicuramente favorisce il divagare delle idee o, chissà!, il vaneggiamento… Lo si saprà a conti fatti!

E l’immagine dell’intreccio mi suggerisce l’idea che gli intrecci costituiscano le pareti immaginarie di un contenitore altrettanto immaginario, quasi si tratti di un grande cesto, in cui si trova la mia vita. E tramite gli interstizi di quegli intrecci avviene lo “scambio” con l’oltre, con l’alterità, con la diversità che ha alimentato ed alimenta la qualità, il modo d’essere della vita.
L’immagine però non mi soddisfa. Troppo statica rispetto all’assoluta fluidità della situazione che sento e che mi piacerebbe saper rappresentare. Ma non me ne viene in mente un’altra. Quegli stessi intrecci delimitativi di fatto mutano assetto, sono e devono essere flessibili. E poi non mi piace definirli limitativi, né linee di confine, né di separazione. Mah! Forse zone di scambio, di libero scambio, o forse linee generative, generative di comunicazione, di crescita, di vivibilità…

Intanto torno ad osservare questi nipoti dei quali alcuni certamente iniziano a tessere i primi intrecci, abbozzano i contorni, saggiano le resistenze, iniziano a prendere le misure…
E nell’incrociarsi degli sguardi, negli scambi, nelle battute, negli ammiccamenti, nelle gustose provocazioni, vedo, sento i “legami”, legami che non sono vincoli ma modalità, che legano ma non costringono; sono i meridiani e i paralleli che aiutano a fare il punto, a sapere dove sei o dove vuoi andare e di tanto in tanto ti portano qui, dove siamo ora, in un dove anche variabile che pure tutti noi quando occorre sappiamo dov’è e siamo capaci ancora di ritrovare tutti assieme.
E sono felice di gustarmi tutto questo palpitante stare assieme, di guardarmeli questi figli e nipoti e i nuovi adepti, e sono felice di godere la bellezza della generazione. Di generazione in generazione.
Esco dal mio “ritiro” e ricomincio a pranzare. Ormai però sono arrivati quasi alla colomba.
Sarà per un’altra Pasqua!…

E un racconto di Pasqua? Certamente, no! E’ un racconto? Forse, sì!

Pubblicato inGenerale

1 commento

  1. Carmine De Robbio Carmine De Robbio

    Come al solito, i racconti di Mario creano un’atmosfera speciale e ti trasportano in un altro luogo. E’ impareggiabile la sua capacità di dare corpo alle situazioni, ai ricordi, alle tradizioni e, nello stesso tempo, di proiettare un sentimento di speranza nel futuro.
    L’immagine patriarcale della tavolata è, per me, la rappresentazione fisica del mio vissuto che con Mario ha tanti punti in comune mentre il richiamo all’immagine di “generazione in generazione” ci consente di guardare avanti e di immaginare un futuro mondo in cui gli “intrecci”, non solo familiari, costituiscono la trama che potrà sorreggere e far prosperare le nostre famiglie e la società. La diversità è un dono, lo scambio è il sangue, la flessibilità rafforza i legami. E’ il senso più profondo della Pasqua che lega i cattolici alla solidarietà e all’importanza di trovarsi in un luogo in cui “quando occorre sappiamo dov’è”.

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